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Stephen Frears

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Quattro film post-Brexit? / Churchill, la regina e l'umore anglosassone

Facciamo finta che il voto britannico per lasciare l’Europa, la famigerata Brexit, non ci sia stato. Come leggeremmo i film più recenti di produzione britannica, Churchill di Jonathan Teplitzky (ancora inedito in Italia), Dunkirk di Christopher Nolan (in corsa per l'Oscar al miglior film e alla miglior regia), Victoria & Abdul di Stephen Frears e The Darkest Hour (L’ora più buia) di Joe Wright (sei candidature agli Oscar, fra cui miglior film e miglior attore protagonista)? Oggi, dopo Brexit, è facile interpretarli come segnali di un paese che si chiude sulle sue tradizioni e rivendica la propria grandezza nel nome di un passato mitizzato, che funziona come strumento di costruzione di una psicologia collettiva più consolatoria che rivolta al futuro.  Operazione nostalgica, insomma, che chiede al cinema quella funzione di formazione delle emozioni collettive a fini politici che fa parte della sua tradizione più originaria e forse ormai più remota: Churchill ricostruisce i tormenti del primo ministro britannico prima dello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944; Dunkirk racconta l’«operazione Dynamo» (o «miracolo di Dunkerque») del maggio-giugno 1940, che rappresenta nell’...

Stephen Frears. Philomena

Philomena nel 1952 è una giovane donna, che conosce il piacere e mette al mondo un bambino. Quarant’anni dopo è una donna anziana, che legge romanzetti rosa, mangia dolciumi, guarda programmi d’intrattenimento alla televisione e vuole scoprire che fine ha fatto suo figlio. Perché il piccolo Anthony le è stato sottratto molti anni prima, dato in adozione a una coppia straniera dalle suore di Roscrea, un convento dove le ragazze madri come Philomena venivano rinchiuse per nascondere la pancia colpevole.     Siamo in Irlanda e sul peccato non si scherza. A ironizzare sul peccato ci pensa lo scettico Martin, ex giornalista dell'establishment di Blair, che accetta dopo una certa titubanza iniziale, di aiutare Philomena nella ricerca. Insieme volano in America e la verità su Anthony – Michael viene a galla: è stato un avvocato di alto livello, vicino a Regan e a Bush. È stato, appunto. Ma il vero caso da risolvere non è negli Stati Uniti, è in Irlanda, a Roscrea, dove, sotto i folti arbusti del giardino, la nuova leva di suore del convento custodisce devotamente il segreto delle...

Ron Howard. Rush

Ecco un film davvero godibile, dal primo all'ultimo minuto. E non sono pochi: 123 di cinema americano classico, equilibrio perfettamente sincronizzato di elementi di pura eccellenza. Ron Howard firma un grande film, decisamente uno dei suoi migliori.   Grande merito va allo sceneggiatore Peter Morgan, uno che ha cominciato a farsi conoscere collaborando alla stesura di The Last King of Scotland, ha proseguito firmando The Queen con Stephen Frears e ha incontrato Ron Howard con Frost/Nixon. Questo dopo una bella gavetta di scrittura televisiva.     Insomma: quando si dice la professionalità, una cosa che qua in patria abbiamo un po' perso di vista e che, quindi, stupisce sempre un po'. E quando si dice la scrittura.   Morgan non perde un colpo, la sua sceneggiatura è una macchina da guerra, fa tic tac. Così perfettamente tagliata da poter risultare algida. Forse. Ma Howard la infiamma col fuoco della passione che nutre per i suoi personaggi. E per i suoi attori. Daniel Bruhl e Chris Hemsworth sanno di avere per le mani il ruolo di una vita e non perdono l'occasione. Decisamente non se la lasciano...