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Antropologia

(288 risultati)

Lo spirito universale della narrazione

Il titolo di questa comunicazione suona forse troppo enfatico. È quasi una citazione rubata a Thomas Mann. Lo "spirito della narrazione" è suo, ma confesso che l'aggiunta, così perentoria da risultare sfacciata, dell'aggettivo "universale", è mia. Tuttavia, prima di arrivare ad affrontare i termini "spirito" e "universale", vorrei dire qualcosa sulla parola "narrazione". Utilizzerò, non tanto per seguire la sua definizione di narrazione, ma per indicare il tema sul quale fare qualche variazione, un bel libro di un amico, Paolo Jedlowski, Storie comuni (Bruno Mondadori 2000), tutto dedicato alle narrazioni che si fanno nella vita quotidiana. Nonostante si tratti di un campo leggermente diverso, tuttavia mi interessa ritornare a questa prima dimensione dell'universalità della narrazione, a quel narrare che prende tutti, per vedere come si possa tentare di ascoltare lo spirito, che forse respira dentro le parole che diciamo e dalle quali siamo raccontati.   Per Jedlowski "narrazione" significa "mettere storie in comune". Le storie sarebbero...

Un sabato italiano

Era un sabato la prima volta che sono stata a Expo. Ho approfittato dell’ingresso serale, quello che costa 5 euro. 5 euro e: trenta minuti di metropolitana; una volata in un fiume umano anestetizzato dall’eccitazione; un’ora e venti di attesa tra l’arrivo in stazione Rho Fiera, l’acquisto del biglietto e l’entrata in Expo.   Finalmente sono dentro. Non prima di essere passata sotto lo sguardo del metal detector e di aver infilato la borsa nello scanner. Esattamente come in aeroporto. Improvvisamente ricordo che porto sempre con me un piccolo coltellino da borsa. Non si sa mai, potrei dover sbucciare una mela, tagliare del nastro adesivo, girare una vite. Sempre meglio averne uno. Ben nascosto s’intende. Tanto nascosto che gli apparati di sicurezza non lo vedono neanche e mi lasciano serenamente entrare.   Una volta dentro e stordita dal rumoroso sciame di persone, mi trovo davanti alla grottesca armata di statue che, come le Teste composte di Arcimboldo a cui si ispirano, sono corpi allegorici, non però delle stagioni ma dei simboli base della nostra tavola: il vino, il pane, la pasta. Questi giganti gargantueschi e...

San Francisco

Nonostante le spiacevoli traversie dei viaggi andati a male sappiamo che non sarà questo a fermarci. Le esperienze di viaggio ci insegnano che la prossima volta potrebbe andare meglio, anche quando tutte le evidenze volgono al peggio. C’è, nel viaggio, la forza di una sorpresa, l’idea di novità, la deriva profonda dell’avventura, quella che il filosofo Jankélévitch pensava fosse la chiave dell’idea di inizio, di ri-partenza o di qualcosa che “stacca” il tempo normale e lo fa diventare una freccia. C’è, nel viaggio, la busta a sorpresa che una volta si comprava in edicola. Non importava quel che c’era dentro, giornaletti, soldatini, cianfrusaglie, ma era l’aprirla il momento magico. Il viaggio è un avvio. E soprattutto esso è una riproposizione del presente, riporta il presente dove dovrebbe stare.   Adesso che sto ballando in un posto improbabile, nell’unico quartiere off rimasto a San Francisco, Bayview, un ghetto nero in cui la gentrification tarderà ad arrivare, adesso lo sento il presente. In una dark room di un bar malandato all’angolo della...

L’enciclica papale bestseller

Con questo articolo di Gianfranco Marrone proseguiamo la discussione, avviata con l’articolo di Francesca Rigotti e proseguita con l'intervento di Alessandro Zaccuri, sulla recente enciclica papale Laudato si'.   Quanto meno un merito, apparentemente di dettaglio, questo libro senz’altro ce l’ha: è un testo, anzi un Testo, senz’ombra di dubbio, e tutto d’un pezzo. In un’epoca in cui – si ribadisce fino all’esaurimento – la testualità tradizionale ha sconsolatamente perduto autorità e autorevolezza, se non esistenza ontologica e spessore sociale, e in cui le grandi narrazioni si son sciolte in milioni di cinguettii più o meno social che ci investono a fiumi per dileguarsi ancor più rapidamente, e in cui, fra l’altro, ogni canone letterario s’è dissolto nelle valanghe di enunciazioni minori e variamente queer, ecco un testo-testo come non se ne vedevano da tantissimo, un testo canonico per definizione, di quelli che, per statuto comunicativo e disposizione culturale, sono e saranno soggetti a decine e decine di interpretazioni possibili e impossibili, di...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

Qualcosa di personale sulla lingua

Babel 2015 (Bellinzona, 17-20 settembre) Le letterature della Svizzera Nel 2015 il festival Babel è svizzero: dieci anni di viaggio attraverso le lingue e le letterature mondiali ci portano sulla soglia di casa e, come dopo ogni viaggio, quella soglia è diversa. Entriamo. C’è una forte tensione tra le lingue, tra lingua e dialetti, tra oralità e scrittura, che sta dando risultati letterari senza precedenti. Perché la lingua della Svizzera è la traduzione, e per essere viva deve ascoltare e farsi interprete delle voci della sua confederazione di culture: il tedesco e i suoi dialetti svizzeri, l’italiano e il francese, il romancio e le lingue dell’immigrazione, le varie ibridazioni del parlato – tutte chiavi per accedere, scrivendo, alla propria parola partendo dalle lingue date.   Come anticipazione di alcune tematiche del festival, Babel ha raccolto e commissionato per doppiozero una serie di testi che si confrontano con la dimensione dialettale e vernacolare, ma anche più generalmente orale e colloquiale: a livello di scrittura creativa, il rapporto con il dialetto non è che il caso pi...

Buon compleanno, Giuliano!

Oggi, 18 luglio, Giuliano Scabia compie ottant’anni. Una buona parte di questi suoi anni li ha passati a sperimentare e a immaginare con la poesia, con il teatro, con l’azione partecipata, con la narrazione, con il disegno, con la costruzione di fantastici oggetti di cartapesta, in un viaggio incantato nel mistero, giocato non a fare teatro ma a farsi teatro, ad agitare i sogni. Doppiozero dal 6 maggio ha dedicato alla sua figura di padre del Nuovo teatro, alla sua arte di incantatore e suscitatore, uno speciale che si conclude oggi con un’intervista realizzata da Marco Belpoliti quando Scabia è andato in pensione dall’insegnamento universitario a Bologna (2005) e con tre scritti inediti di Scabia: l’introduzione alla giornata di studio a cura di Silvana Tamiozzo Goldmann e Paolo Puppa Camminando per le foreste con Nane Oca  (Venezia, Ca’ Foscari, 19 maggio 2015); l’elenco completo delle opere del ciclo Teatro Vagante; una lettera in cui rivela la struttura segreta del suo Canzoniere.       Le puntate precedenti dello speciale comprendono l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la...

Immagini nutrienti

Il testo è tratto dalla dal primo volume della collana IMM, Not Straight. Documento, piega, inganno, a cura di Elio Grazioli e Riccardo Panattoni, Moretti&Vitali editore.     Si dice da ogni parte che viviamo nell’epoca e nella società delle immagini, il che vuol dire non solo che ne siamo immersi ma anche che viviamo della società delle immagini, che ce ne nutriamo, che le immagini sono il nostro cibo quotidiano. Ma che cosa significa nutrirsi di immagini? Che cosa ci danno in pasto? Che cosa mangiamo di esse?     Quello della fotografia è un bacio di Giuda, dice Joan Fontcuberta, proprio quando cerca di farti credere di essere oggettiva e documentaria, ti sta tradendo e consegnando agli imbrogli della manipolazione. Compito dell’artista è quello di svelare tali manipolazioni, innanzitutto gettando il dubbio sulla presunta innocenza e neutralità del mezzo. In che modo? Certo non contrapponendovi, secondo Fontcuberta, né l’espressione, lo stile, la soggettività, l’originalità, l’autorialità, né la specificità del medium, la sua...

Eppur si dona

Chissà se il grande etnologo francese Marcel Mauss, mentre all’inizio degli anni venti si accingeva a scrivere il suo Saggio sul dono, avrebbe mai immaginato che a distanza di un secolo quel suo apparentemente semplice modello teorico del dono sarebbe stato non solo ancora evocato, ma anche applicato all’economia occidentale. Lui, che aveva costruito la sua teoria soprattutto su dati etnografici provenienti dall’Oceania, mescolando atti sociali e credenze magiche, si sarebbe forse stupito a sentire come, in questi anni di crisi del modello capitalistico-finanziario, l’idea di una società basata non solo sull’utilitarismo venga sempre più spesso evocata come via d’uscita.   Il valore della teoria di Mauss sta nella sua semplicità. Cosa spinge gli uomini a donare è stata la prima domanda che si è posto, cosa spinge chi riceve un dono a contraccambiare la seconda. Questioni quasi banali all’apparenza, che però nascondono una forza incredibile.   Se poi pensiamo che uno dona mentre l’altro riceve e ricambia, viene quasi da chiedersi dove stia la differenza rispetto a uno...

Inglese, lingua contro natura

Dio stramaledica l'inglese! Inteso come lingua, che rende tutto complicato. Non bastava la parola genre? Secondo l'etimologia online, genre (inglese), deriva da genre (francese), che a sua volta deriva da genus (latino), termine usato per la traduzione di Aristotele: genos (greco). No, l'inglese ha anche la parola gender, che deriva sempre dal francese genre, dal latino genus, dal greco genos. Un doppione etimologico, come un'elica del DNA. L'inglese tradisce così? Non era la lingua delle tre i: inglese, informatica e (chi ricorda la terza i? Insipienza, ingordigia, incuria, ingiustizia, impresa, roba simile), vanto della programmazione educativa italiana? L'inglese ha fatto degenerare il genere, ha prodotto un codice doppio, biforcuto.   The Queen, I Want to Break Free, 1984   Vediamo le cose sul piano semantico. Genre traduce stile letterario, cinematografico, pittorico, tipo di scrittura. Gender invece traduce qualcosa che ha a che fare col sesso! Secondo il dizionario, a partire dal Quattrocento gender viene usato per dire il sesso “degli esseri umani”, tuttavia, a quell'epoca, il cambiamento di sesso era legittimo...

L’invenzione dell’onnivoro

Qualche tempo fa, con un gruppo di amici, eravamo d’accordo per andare a cena fuori. Ma per favore – mi dicono – in un posto dove si cucini senza glutine. Lo chiede l’amica celiaca, ma anche gli altri del gruppo che si sentono tali pur non essendolo veramente – dove per ‘veramente’ significa che nessun esame medico lo aveva certificato. Che abbia in menu verdure grigliate, domanda a sua volta l’altra amica che sta seguendo una particolarissima dieta disintossicante. Che faccia insalate, ma senza lattuga, chiede l’altra ancora, è convinta di dover dimagrire non digerendo la lattuga – la lattuga, sì, quella che noi onnivori ingurgitiamo quando decidiamo di non mangiar nulla. Quella sera ho creduto di stare in mezzo a un gruppo di nevrotici. Poi ho pensato che il mio essere onnivora, cresciuta in una famiglia di onnivori, è pur sempre una forma di dieta, e cioè una maniera di alimentarsi che, infine, è un modo di stare al mondo. Per farla breve, siamo finiti in un ristorante veg. A leggere il menu sulla base dei gusti, di ciò che ci piaceva e che ci andava quella sera e solo...

La proprietà privata

Abbiamo preso le mosse da un fatto dell'economia politica, dall'estraniazione dell'operaio e della sua produzione. Abbiamo espresso il concetto di questo fatto: il lavoro estraniato, alienato. Abbiamo analizzato questo concetto e quindi abbiamo analizzato semplicemente un fatto dell'economia politica. Ora, proseguendo, vediamo come il concetto del lavoro estraniato, alienato, debba esprimersi e rappresentarsi nella realtà.   Se il prodotto del lavoro mi è estraneo, mi sta di fronte come una potenza estranea, a chi mai appartiene? Se un'attività che è mia non appartiene a me, ed è un'attività altrui, un'attività coatta, a chi mai appartiene? Ad un essere diverso da me. Ma chi è questo essere? Son forse gli dèi? Certamente, in antico non soltanto la produzione principale, come quella dei templi, ecc. in Egitto, in India, nel Messico, appare eseguita al servizio degli dèi, ma agli dèi appartiene anche lo stesso prodotto. Soltanto che gli dèi non furono mai essi stessi i soli padroni. E neppure la natura. Quale contraddizione mai sarebbe se, quanto più col...

La piccola cattiveria

C’è una profondità del male, ma anche una sua superficialità. L’una produce storture umane, l’altra semplicemente irritazione e fastidio, perché la piccola cattiveria, chiamiamola così, è un male minore. L’uno, il Male, è forza (distruttiva), l’altra, la piccola cattiveria, è debolezza, fragilità, non leggerezza, ma superficialità, approssimazione nella sua mancanza di rispetto per la profondità dei fenomeni e degli esseri. Il male minore della piccola cattiveria quando viene inferto non comporta dei seri rischi, chi non ti saluta non ponendosi il problema di stare facendo una sgarberia, non mette in gioco nulla della sua esistenza, al massimo si guadagna un violento invito ad andare a quel paese, ma tutto, la vita e la coscienza (sua) non sono in pericolo. Anzi, semmai, c’è il godimento di chi si diverte (magari scientemente) a vessare il prossimo, così, per gioco, come gratuito esercizio di un suo qualche speciale piccolo dominio.   Ma perché una persona ti dice che sei fuori orario con cattiveria e un’altra lo fa con simpatia e dolcezza? Può il semplice fatto di non conoscerti autorizzare moralmente un individuo a trattarti male mettendo in atto dei comportamenti...

Cannibali travestiti da vegani

Scoprire come tra le pieghe del linguaggio possano celarsi verità insospettate lascia sempre sorpresi; spesso accade nel momento esatto in cui un accostamento o una metafora ci illuminano di una luce trasversale, rivelatrice. In un recente brano dei Negrita, una strofa, "...siamo cannibali travestiti da vegani...", accende il testo della canzone. È un contrasto tra una metafora – cannibali – e una moda – vegani – è un confronto forte tra una condizione estranea alla nostra umanità e un'altra contemporanea ma più virtuale che reale. Due finzioni contrapposte dove la violenza della prima esce rafforzata dalla seconda, una scelta alimentare che altro non è che un ennesimo travestimento, posa, tendenza, comportamento che dal cibo guarda altrove... Sì, perché nel recente e rapido espandersi del fenomeno vegan sembriamo restare distanti dall'idea di chi per convincimenti religiosi o filosofici ne ha abbracciato scelte e stili di vita. Ben distante ad esempio la lucida e visionaria astinenza professata da Guido Ceronetti: "C'è come un velo sulla retina dei non vegetariani,...

Per una storia dell'infanzia

Nell’età classica, il bambino non contava nulla; si sperava che il momento dell’infanzia fosse il più breve possibile, in modo da raggiungere velocemente l’età della ragione, nella quale si sarebbe potuto finalmente parlare di lui, farne oggetto di massime e di commedie. Questo silenzio mitico si accordava perfettamente con la filosofia essenzialista del periodo: l’unità dell’essenza umana prescriveva l’identità delle età e rigettava al di fuori di ogni commento tutto ciò che era altro dall’uomo: l’infanzia era un tempo morto perché era un tempo ineffabile: non ci sono né pazzi né bambini nella nostra letteratura classica.   Sappiamo come la Rivoluzione francese, soprattutto nei suoi esiti, abbia provocato un divorzio sempre più profondo tra le pretese universaliste della borghesia e la coscienza dello scrittore, tra la sua condizione e la sua vocazione; sappiamo anche come questo divorzio, prima ancora di portare lo scrittore a un impegno sul piano formale, abbia prodotto un certo numero di fughe: l’Ottocento ha inventato l’innocenza,...

I racconti di Felisberto Hernández

Fino a pochi anni fa, in Italia, dell’uruguaiano Felisberto Hernández (1902-1964) avevamo letto soltanto la raccolta di racconti Nessuno accendeva le lampade, tradotta per Einaudi nel 1974 da Umberto Bonetti e rapidamente scomparsa dagli scaffali delle librerie. Dopo un lungo periodo in cui l’autore è stato relegato all’angustia delle attenzioni specialistiche degli amanti inveterati delle lettere rioplatensi, Hernández conquista nuovo spazio e (si spera) nuovo pubblico grazie all’editore romano La Nuova Frontiera che, negli ultimi tre anni, ha proposto una nuova edizione di Nessuno accendeva le lampade (2012, stesso titolo ma diversa composizione del volume Einaudi del 1974, in cui apparivano anche racconti che non fanno parte originariamente del libro) e due nuove raccolte di narrative brevi sparse nel tempo, Le Ortensie (2014) e il recentissimo Terre della memoria (2015), tutte per la traduzione di Francesca Lazzarato (d’ora in avanti NAL, O e TM).     Pianista viaggiatore non troppo facoltoso, costretto spesso a suonare in bettole di provincia, collezionista di matrimoni e uomo a suo modo marginale, Herná...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response

This month we asked our friend Bonaventure Soh Bejeng Ndikung to engage with the question “Why Africa?”.  A curator, a biotechnologist and a music aficionado, Bonaventure is the founder and director of SAVVY Contemporary in Berlin, an independent space for the discourse on art between the 'West' and the 'Non-West' which is currently running a crowdfunding campaign to support its upcoming exhibitions. The SAVVY team is an extremely passionate and talented group of volunteers committed to bringing high quality cultural content in an independent and bold manner. Please support their campaign here, there are still a few days left to make the difference. And now, enjoy their unique contribution to our column.   lettera27 Versione italiana   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" is more than an eerie question to ask. It calls for obvious counterquestions like "Why not?", straightforward answers like "Africa is this or that"... most of which are furnished by banalities, simplicities and predictabilities. In its complexities on many cultural,...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary”

Questo mese abbiamo chiesto al nostro amico Bonaventure Soh Bejeng Ndikung di affrontare la domanda “Why Africa?”. Curatore, biotecnologo e appassionato di musica, Bonaventure è il fondatore e direttore di Savvy Contemporary Berlin, uno spazio indipendente dedicato ai discorsi sull’arte tra “l’Occidente” e “il non Occidente”, che ha lanciato una campagna di crowdfunding a sostegno delle sue prossime mostre. Il team di Savvy Contemporary è formato da volontari appassionati e talentuosi, impegnati a promuovere contenuti culturali di alta qualità in maniera indipendente e coraggiosa. Vi invitiamo a sostenere la loro campagna qui: rimangono solo pochi giorni per fare la differenza. E adesso godetevi il loro speciale contributo alla nostra rubrica.   lettera27 English Version   Savvy Contemporary team, ph. Luise Volkmann     "Why Africa?" è una domanda alquanto difficile da porre. Verrebbe naturale rispondere “Perché no?”, o fornire risposte più articolate tipo “L’Africa è questo o quest’altro...”, la maggior parte...

Quale teatro per Expo 2015?

Dopo mesi di controversie e attese, Expo 2015 ha aperto le porte. Mentre Milano cambia volto mostrando la nuova Darsena e il discusso Expo Gate, e mentre rimbalzano le polemiche sul numero di visitatori inferiore al previsto, cosa accade nel mondo teatrale meneghino? L’invito, da parte del Comune, è stato quello di contribuire a creare un grande palinsesto integrato da maggio a ottobre, dal nome Expo in città: un piano di comunicazione pensato per amplificare la visibilità di ogni iniziativa.   Eresia della Felicità, Santarcangelo   E i teatri, va subito registrato, hanno risposto. Non senza polemica: c’è chi fa notare che un programma ad hoc necessita di fondi ad hoc; e da più parti si torna a criticare (e non a torto) la scelta di limitare la programmazione dell’Open Air Theater, spazio scenico interno all’area espositiva, a un unico spettacolo della multinazionale canadese Cirque di Soleil. Ma i milanesi non sono abituati a restare inattivi, e non sopportano la prospettiva di perdere un’opportunità. Ed ecco allora comparire cartelloni estivi composti per l’occasione, ed ecco...

Jared Diamond. Da te solo a tutto il mondo

Nei primi decenni del XV secolo un’imponente flotta cinese, soprannominata Flotta del Tesoro, venne inviata a esplorare gli oceani. Perlustrò l’Asia sud-orientale e meridionale e arrivò fino alle coste orientali dell’Africa; non era lontana da quello che a noi è noto come Capo di Buona Speranza. Se le esplorazioni fossero proseguite, i cinesi sarebbero facilmente giunti in Europa; forse – chissà – anche sulla sponda opposta dell’Atlantico: la storia del mondo sarebbe stata completamente diversa. Senonché l’imperatore decise di porre fine al progetto. Sessant’anni dopo Cristoforo Colombo, con le sue tre misere caravelle, sbarcò in un’isola che battezzò Hispaniola, e oggi nelle Americhe quasi un miliardo di persone parlano lingue europee. Perché mai le cose sono andate in questo modo? È stato solo un caso, o da questa vicenda possiamo cavare qualcosa di più sul funzionamento delle società umane?   Sarebbe sbagliato attribuire la mancata espansione transoceanica della Cina al capriccio dispotico di un esponente della dinastia Ming. In verit...

Mircea Eliade. Uno sciamano contemporaneo

Mircea Eliade (1907-1986) è con ogni probabilità lo studioso di religioni più noto e influente del Novecento, grazie al fascino del suo pensiero e di un’indubbia capacità di scrittura. Lo studioso romeno, poi radicato negli Stati Uniti, è considerato tra i fondatori della cosiddetta “Chicago School” di storia delle religioni e ha scritto libri che sono autentici best-sellers, oltre ad avere una prolifica produzione letteraria di fiction, al punto da figurare alla fine degli anni Settanta tra i potenziali candidati al premio Nobel per letteratura.   Mircea Eliade   Anche Hollywood non è rimasta estranea all’aura sapienziale dello studioso: Francis Ford Coppola ha realizzato Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, 2007) ispirandosi al romanzo di Eliade (1981), non privo di tratti autobiografici, intitolato Giovinezza senza giovinezza. Lo ricordo come un film a tratti imbarazzante: nella Romania degli anni trenta un professore in crisi, erudito e studioso di religioni, miti e antichità viene colpito da un fulmine e ringiovanisce; reduce da una tragica vedovanza, incontra diverse...

Dall’altra parte. Il diario berlinese di Max Frisch

Per lunghi anni un grande mistero ha avvolto il Berliner Journal che Max Frisch ha scritto tra il 1973 e il 1980 a Berlino, e che, per volontà dell’autore, è restato nascosto per il ventennio successivo alla sua morte.   Quando, nel 2011 (Frisch è morto, poco prima di compiere ottanta anni, il 4 aprile 1991), si è arrivati alla scadenza dei venti anni prescritti, una scena molto solenne deve essersi svolta, sotto la postuma regia dell’autore, nei segretissimi caveau di una banca zurighese. Nell’aprile del 2011, infatti, gli amministratori dell’archivio che gestisce il lascito di Max Frisch, il Max Frisch Archiv, guidati dal loro presidente, hanno finalmente aperto la cassetta di sicurezza in cui giacevano i cinque quaderni del diario, pronti per essere dati alle stampe, come preannunciato da Frisch stesso in varie lettere e dichiarazioni. Di fatto nessuno fino a quel momento aveva mai saputo che cosa quei quaderni contenessero, se si fa eccezione per i primi due, di cui il solo Uwe Johnson, a cui era stata affidata una copia depositata poi da un notaio, aveva potuto prendere visione, dopo sua espressa richiesta e ‘...

Elpis

Ogni uomo si trova preso nell’avventura, ogni uomo ha, per questo, a che fare con Daimon, Eros, Ananche, Elpis. Essi sono i volti – o le maschere – che l’avventura – la tyche – ogni volta gli presenta. Quando l’avventura gli si rivela come demone, la vita gli appare meravigliosa, quasi che una forza estranea lo sorreggesse e guidasse in ogni situazione e in ogni nuovo incontro. Presto, tuttavia, la meraviglia cede al disincanto, il demonico si traveste da routinier, la potenza che portava la vita – Ariele, Genio o Musa – si oscura e nasconde, come un gabbamondo che non mantiene le sue promesse.   Mantenersi fedele al proprio demone non significa, infatti, abbandonarsi ciecamente a lui, confidando che in ogni caso ci condurrà al successo – se siamo poeti, che ci farà scrivere le poesie più belle; se siamo uomini dei sensi, che ci darà la felicità del piacere. Poesia e felicità non sono i suoi doni: è lui, piuttosto, il dono estremo che felicità e poesia ci fanno nel punto in cui ci rigenerano, ci fanno nascere nuovamente. Come la Daênâ della mistica...

Peter Greenaway. Eisenstein in Messico

Ammettiamolo: di Peter Greenaway ci eravamo più o meno dimenticati tutti. Colpevolmente o meno, del suo cinema colto, antologico, baroccheggiante, logorroico, intellettuale, citazionista, ludico, erotico, sessuomane, teatrale, video-artistico, ibrido, oltre tutto e oltre tutti, oltre anche i potenziali spettatori di uno spettacolo totalmente ripiegato sulle ossessioni del suo autore, legato da feticistico amore all’arte europea del Rinascimento e convinto da par suo di operare a suon di split screen e giochini enigmistici nel bene del cinema e del suo futuro ancora di là da venire, di questo suo cinema genialmente inutile nessuno sapeva più cosa farsene.     Il motivo in fondo è semplice, perché a forza di lavorare sulla superficie delle immagini e di scavare nella storia dell’arte i film di Greenaway sono diventati di decennio in decennio e di titolo in titolo, anche grazie a una teoria dell’accumulo tanto cara al loro stesso autore, l’equivalente di un volume fotografico della Taschen: curati, artistici, tirati a lucido, e proprio per questo sviliti, buoni giusto per una libreria di remainder. Le sue...