Cinema

Il disvelarsi di un mistero / Sorrentino: "Loro 1"

La prima ad apparire è una pecora. I suoi occhi semichiusi, poi aperti. La pecora avanza nel prato della villa che identifichiamo subito, grazie alla didascalia, come la magione di Berlusconi in Costa Smeralda. Sale i gradini ed entra in casa. Subito scatta l’aria condizionata. La temperatura scende a 3 gradi, poi a 2, a 1, e infine a 0. Cade tramortita a terra; nel gelo della stanza l’animale sacrificale non è sopravvissuto. Cosa rappresenta? L’innocenza perduta? Forse.   La seconda scena è ambientata in Puglia, in mezzo al mare. Seduto su un’imbarcazione Sergio Morra, interpretato da Riccardo Scamarcio, è insieme a un politico che governa gli appalti. Sul tavolino è apparecchiato il pasto, ma il politico non mangia. Discorrono della cura per l’emorroide della moglie del politico....

Torino Lovers film festival 2018 / Percorsi dell'autoaccettazione

In occasione dell'apertura dell'edizione 2018 di Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, che si svolgerà dal 20 al 24 aprile, abbiamo incontrato Giovanni Minerba, fondatore e presidente fin dai tempi in cui la manifestazione si chiamava “Da Sodoma a Hollywood”, e l'attuale direttrice artistica Irene Dionisio. Ci hanno segnalato alcuni film e raccontato la storia e le nuove sfide del festival.    Giovanni Minerba e Irene Dionisio Dalla prima rassegna del 1986 ad oggi, cosa è cambiato in più di trent'anni nell'avventura di fare un festival cinematografico a tematica omosessuale?   Giovanni Minerba: Ovviamente potrei dire che è cambiato molto: trentadue anni fa eravamo quasi in un’altra dimensione politica e culturale per quanto riguarda le tematiche LGBTQI. Allora...

Una dichiarazione d'amore / Visages, Villages, Agnès Varda & JR

Una premessa è necessaria: adoro in modo smisurato e incondizionato Agnès Varda. Tutto quello che scriverò sarà qualcosa di molto vicino a una dichiarazione d'amore. Agnès Varda non ha bisogno di presentazioni: ha scritto, diretto e accompagnato – a partire dal 1954, con la sua prima personale nel cortile di casa – la storia dell'arte e del cinema francese d'avant-garde, della cinécriture, insieme a Chris Marker e Alain Resnais: la macchina da presa si fa strumento di scrittura e traccia una cartografia sentimentale. Sguardi che sono 'un passo a lato' dalla Nouvelle Vague di François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol, ispirati e sostenuti da André Bazin. Tutto, con Agnès, prende una piega intima, anche e soprattutto i suoi documentari; e non sembra avere intenzione di interrompere il...

Dal cinema all'arte / Harun Farocki. Pensare con gli occhi

Harun Farocki è un artista poco conosciuto in Italia, a parte l’omaggio dedicatogli un anno dopo la morte dalla Biennale di Venezia del 2015, intitolato Atlante di Harun Farocki, con rimando al grande tema dell’atlante, da Aby Warburg a Gerhard Richter e oltre, e poco dopo il seminario internazionale a lui dedicato allo Iuav. Figura singolare e al tempo stesso paradigmatica di un modo di fare cinema che è approdato nelle gallerie e nei musei d’arte, meritava uno sforzo ulteriore come quello che ha visto il convegno dedicatogli a Torino nel novembre del 2016 e ora il volume che ne riprende il titolo e lo amplia per ricchezza di materiali e di interventi, curato da Luisella Farinotti, Barbara Grespi e Federica Villa per i tipi di Mimesis: Harun Farocki. Pensare con gli occhi.   Nato...

“She was totally America” / “Tonya”: una passione violenta

La prima volta che il “Triple Axel”, un triplo salto del pattinaggio, è stato eseguito in una competizione americana, risale al 1991, quando una donna di ventun anni, nata a Portland, si è esibita ai Campionati nazionali statunitensi di pattinaggio sul ghiaccio, a Minneapolis. Tonya Harding ha conquistato il podio, sorridendo in un costume verde acqua fluorescente, con applicazioni di paillettes. Nelle immagini originali dell’evento, quel body somiglia a un abito cucito in casa (secondo un sistema di esperienze per cui l’abito fatto a mano non è espressione di haute couture, ma di  povertà di mezzi); sa di sintetico: nel colore, nel tessuto, nella confezione. Eppure comunica anche, e in un certo senso commuovendoci, una tensione sforzata per un effetto massimo di apparenza telegenica...

"Hollywood Party" e il '68 / "Let's have a wonderful time!"

Alla fine degli anni Sessanta, la Hollywood delle Majors versa in una crisi senza precedenti: assediata dalla televisione, dalla crescita delle produzioni indipendenti e dall'avvento delle corporation (la prima a cedere è la Paramount, nel 1966, presto seguiranno le altre), assiste impotente ai mutamenti della società e del pubblico. Un pubblico giovane, che decreta il successo di film come Il laureato e Gangster Story (entrambi usciti nel 1967), è insofferente all'establishment politico e soprattutto si oppone vigorosamente all'escalation militare in Vietnam.   Il ricambio generazionale si avverte anche fra gli addetti ai lavori. Mentre i vecchi artigiani si avviano verso una pensione più o meno anticipata (l'ultimo Ford è del 1966, Hawks lo seguirà nel 1970) e in attesa che...

Annientamento o rigenerazione? / Una cellula ci sdoppierà

Lena è una biologa. Ancora una donna che insegna all’Università che dentro di sé porta amore e dolore, come Louise Banks in Arrival. Gli alieni sanno empaticamente che questo è il tipo di umano eccellente, il meglio che il pianeta possa offrire per un incontro, per un affidamento. Come Arrival di Denis Villeneuve deriva creativamente dal racconto di Ted Chiang, Annihilation (Annientamento) di Alex Garland è la sceneggiatura che reinventa il primo capitolo della trilogia Area X di Jeff VanderMeer (pubblicata nel 2014 e tradotta da Cristiana Mennella per Einaudi l’anno dopo). Annientamento è un film, e lo sceneggiatore e regista inglese avrebbe preferito che potesse essere visto prima nelle sale cinematografiche: è su Netflix dal marzo 2018, in prima televisiva.     Il bel...

Teorie del cinema / Il dispositivo cinematografico

C’era una volta il cinema, quel miscuglio di arte, business e tecnologia che ha nutrito, costituendolo, l’immaginario planetario – e i relativi linguaggi d’espressione e comunicazione – per un secolo intero: il Novecento. E adesso? C’è ancora, certo, in senso stretto è tutto ancora lì: si realizzano e si vedono film, se pur cambiate d’allure resistono le sale cinematografiche, pullulano attori e registi, star e starlette. E i produttori sembrano esser diventati, in conseguenza a un moralismo crescente e diffuso, gli eroi-orchi dei nostri giorni: i cattivoni che costituiscono la molla segreta d’ogni storia che si rispetti. Insomma, il sistema immaginario-produttivo del cinema tiene, eccome. Ma siamo sicuri che si tratti proprio della stessa cosa? non percepiamo forse tutti che, sotto sotto...

Bergamo, Palazzo della Ragione / Jonas Mekas: il quotidiano filmato

Nel 1962, Jonas Mekas si era ritrovato a guardare per la prima volta tutto il suo materiale girato. I filmati avevano registrato la vita quotidiana, nei momenti stessi in cui accadevano al di là della cinepresa, gli avvenimenti della città e ciò che era attorno alla sua vita familiare e pubblica, con ritratti di persone frequentate o incontrate di sfuggita: “Le immagini che pensavo non avessero collegamento, improvvisamente incominciarono a sembrare come notebook con molti parti di congiunzione. Dal momento in cui stavo studiando queste immagini, divenni curioso nei riguardi della forma del diary film e questo certamente incominciò a influenzare il mio modo di girare, il mio stile. E in un certo senso ciò mi aiutò a unire alcuni miei pensieri. Mi dissi: “Bene, molto bene, se non...

“Il filo nascosto” di P. T. Anderson / Ciò che mi distrugge mi nutre

Quante volte Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis), il personaggio attorno al quale si dipana la storia di Il filo nascosto (Phantom Thread, 2017), è rappresentato nell’atto di trovarsi a tavola, per far colazione o per cenare? Quando ho riguardato il film ho provato a contarle, e credo che siano quindici. È una ricorrenza così forte da poter funzionare quasi come un leitmotiv, o un filo attraverso il quale si attorciglia l’intera vicenda, fatta di tante situazioni che si ripetono e si infilano l’una nell’altra, formando una sorta di ghirigoro, come quello disegnato dall’immagine in apertura e in chiusura:     A tavola si formano e si definiscono le relazioni fra i tre personaggi principali, che occupano quasi tutto il racconto: anzitutto ci sono gli inseparabili Reynolds e sua...

Una recensione dialettica / A proposito de “La forma dell'acqua”

Premessa sulle lacrime   La critica cinematografica (Carocci, 2007) è un agile volumetto nel quale il bravo Alberto Pezzotta traccia, senz'ombra alcuna di pedanteria o presunzione, alcune regole di fondo per chi voglia intraprendere una professione che già François Truffaut definiva «ingrata e poco nota». Verso la fine del libro, affrontando la questione dell'argomentazione, della sua coerenza e verificabilità, Pezzotta scrive che «argomentazioni non sufficientemente provate sono quelle di chi fonda il giudizio su fattori extracinematografici […] Molti ricordano il resoconto di Irene Bignardi che, incinta, esce turbata dalla sala dove proiettano Brood, la covata malefica di Cronenberg»: il tutto, conclude Pezzotta, per giustificare il proprio giudizio negativo sul film.   Chiedo...

Il femminicidio di massa di Lépine all'École Polytechnique / L’insostenibile femminile

Polytechnique è un film del 2009 di Denis Villeneuve (il regista di Arrival e Blade Runner 2046, per intenderci) che, con un bellissimo bianco e nero e una regia priva di qualsiasi autocompiacimento, racconta un fatto di cronaca che risale al 1989. Un gelido pomeriggio di dicembre il venticinquenne Marc Lépine entra nell’École Polytechnique di Montréal armato di carabina semi-automatica e spara su ventotto persone, uccidendo quattordici studentesse prima di suicidarsi. Un mass murder settoriale, diretto esclusivamente alle donne, un femminicidio di massa quando ancora il termine non era stato coniato. Raggelante (e fedele) la scena del film in cui l’omicida entra nell’aula in cui comincerà il massacro e ordina agli studenti di separarsi, donne da una parte, uomini dall’altra, poi questi...

“Non era ossessionato, era posseduto" / Giacometti. Ritratto finale

Una volta Beckett, parlando di Alberto Giacometti con James Lord, ha detto: “Non era ossessionato, era posseduto”. Il film che Stanley Tucci, regista americano quasi sessantenne, ha dedicato all’artista svizzero, Final Portrait, vuole rendere conto di questa condizione. Tuttavia, pur essendo un magnifico film, non sempre vi riesce. Goffrey Rush interpreta in modo esemplare il ruolo dello scultore e pittore, ne assume perfettamente le sembianze fisiche e le movenze, così da restituirci gli scatti, i cambi d’umore, le ire e le disperazioni, di cui Lord racconta nel suo libro, Un ritratto di Giacometti (Nottempo), opera da cui è tratto il film. Tucci ha realizzato un lungometraggio che sta tra il film di finzione e il documentario. Prima di tutto ha ricostruito in modo esemplare lo studio di...

Berlinale 2018 / A volte (i traumi) ritornano

È da qualche tempo a questa parte che ricorre sempre più spesso nel dibattito pubblico il termine di “trauma”. Eppure è raro che a una parola così gravida di conseguenze venga dato tutto il peso concettuale che meriterebbe. Quello che infatti non viene mai abbastanza sottolineato è che il trauma non è solo un’esperienza scioccante e violenta i cui segni permangono in modo indelebile nell’esperienza del soggetto, ma riguarda anche, e forse ancora di più, il modo in cui questi stessi segni si iscrivono, con degli esiti spesso paradossali e tutt’altro che prevedibili.      Gira una storia ad esempio, davvero agghiacciante, riguardo agli eventi di Parigi del 13 novembre 2015 su una giovane donna sopravvissuta al massacro del Bataclan. Madre dalla condotta di vita priva di...

Quattro film post-Brexit? / Churchill, la regina e l'umore anglosassone

Facciamo finta che il voto britannico per lasciare l’Europa, la famigerata Brexit, non ci sia stato. Come leggeremmo i film più recenti di produzione britannica, Churchill di Jonathan Teplitzky (ancora inedito in Italia), Dunkirk di Christopher Nolan (in corsa per l'Oscar al miglior film e alla miglior regia), Victoria & Abdul di Stephen Frears e The Darkest Hour (L’ora più buia) di Joe Wright (sei candidature agli Oscar, fra cui miglior film e miglior attore protagonista)? Oggi, dopo Brexit, è facile interpretarli come segnali di un paese che si chiude sulle sue tradizioni e rivendica la propria grandezza nel nome di un passato mitizzato, che funziona come strumento di costruzione di una psicologia collettiva più consolatoria che rivolta al futuro.  Operazione nostalgica,...

Struggle for life / Nelle serie tv sono spariti i poveri

In origine era Breaking Bad. Un’ambiguità nascosta, un sotterraneo non-detto così imponente da risultare invisibile. Ad essersene accorto sembra essere stato il solo Raffaele Alberto Ventura, che nel 2016 in un articolo su IL, a proposito dell’ormai mitologico docente di chimica che, per pagarsi le cure per il cancro, si dà allo spaccio di metanfetamine, perfidamente faceva notare che «Walter White quelle cure potrebbe benissimo pagarsele. Potrebbe se accettasse di rivolgersi a un medico convenzionato con la sua assicurazione, potrebbe se per puro orgoglio non avesse rifiutato una certa offerta di lavoro, e soprattutto potrebbe se il suo stile di vita non prevedesse una villa con piscina e una moglie casalinga da mantenere. Uno stile di vita, la cosiddetta american way of life, che sulla...

The end of the f***ing world / Ballando in fuga

***WARNING: MASSIVE SPOILERS***   Di film e serie tv su adolescenti sbiellati ne abbiamo già visti, anche di crudi e apodittici: Natural born killers di Oliver Stone nel 1994, in gran parte American beauty scritto da Alan Ball e diretto da Sam Mendes nel 1999, Ken Park di Larry Clark nel 2002, Bowling for Columbine di Michael Moore nel 2003, Thirteen reasons why di Brian Yorkey dal romanzo 13 di Jay Asher. Questo, per fare un po’ di cronologia di una sociologia di una psicologia dell’adolescenza, significa che sono almeno vent’anni che scrittori e registi capaci di sintonizzarsi con la nuvola nera dei teens hanno messo i sensori sulla contemporanea “gioventù bruciata”. Quali sono i denominatori comuni di questi diversi lavori? Innanzitutto l’alienazione, il sentirsi completamente off...

L'oscurità e la democrazia / Steven Spielberg, “The Post”

Anche quando in un film c’è la Storia, il film è una storia. Questo vale a proposito di The Post, la pellicola con cui Steven Spielberg riporta all’attenzione del pubblico una vicenda di quasi cinquant’anni fa ma che sembra fatta apposta per fare rimbalzare echi rumorosi fino alle orecchie di Donald Trump. Non si può non ricordare, parafrasando Gertrude Stein, che “un film è un film è un film è un film…”; d’altro canto, è più che pertinente il giudizio diviso espresso da James Goodale, avvocato e vicepresidente del New York Times al tempo dei fatti: quello di Spielberg “è un buon film, ma è cattiva storia”.  Un buon film, dunque, costruito con mano sicura da Spielberg e incardinato sulla magistrale prestazione di Meryl Streep. La storia di The Post è incentrata sulla signora...

Luca Guadagnino, "Chiamami col tuo nome" / Il desiderio non è una cosa semplice

“Il desiderio non è una cosa semplice” diceva Freud. Eppure a volte l’esperienza empirica sembrerebbe dirci il contrario: non sarebbe difficile elencare tutti i beni materiali, gli oggetti e le esperienze di cui vorremmo entrare in possesso se potessimo rispondere alla classica domanda “esprimi un desiderio”, come accade ad Aladino nella favola de Le mille e una notte. Tuttavia la psicoanalisi ci insegna a non confondere il desiderio con la volontà. Se è vero che viviamo in una società che ha monumentalizzato la volontà senza limiti – “sapere quello che si vuole”, la cosiddetta self-confidence, sembra essere diventata la più grande delle qualità – il luogo del desiderio pare essere sfuggente. Al di là delle merci, al fondo di tutte le cose che vorremmo, c’è qualcosa che rimane opaco,...

Martin McDonagh, “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” / Molto lontano dal paradiso in terra

Perché una storia come quella messa in scena da Tre manifesti a Ebbing, Missouri dovrebbe farci uscire di casa per andare al cinema a vedere, come tante altre volte, un’opera ambientata nella provincia americana, in un mondo abitato da persone ordinarie, che fanno lavori comuni, si urlano addosso, mangiano e si vestono male, si sfondano di birra o di cereali su vecchi divani davanti alla tv, oppure passano il tempo usando come confine del mondo la balaustra della propria abitazione; che quando non stanno in casa sono in macchina, in qualche ufficio, in un negozio o in un locale, senza altri luoghi della socialità, e insomma mandano avanti una vita così insensata, ripetitiva, inutile e uguale a tante altre?  A prima vista, il terzo lungometraggio di Martin McDonagh, inglese di origini...

Rian Johnson, “Star Wars Episodio VIII” / Gli ultimi Jedi e l’età adulta della Repubblica

Episodio VIII: Gli ultimi Jedi è il miglior film di Star Wars mai realizzato. E non lo è soltanto perché viene dopo il pessimo Episodio VII: il risveglio della forza, ma lo è soprattutto perché ha la sfrontatezza di compiere un’audace e inaspettata opera di attualizzazione. È il passaggio all’età adulta di un intero immaginario e ha coraggio di fare ciò che Kylo Ren suggerisce a Rey: «Lascia morire il passato. Uccidilo se devi. Questo è l'unico modo per diventare ciò che sei destinato a essere».  Non è un caso che il film abbia letteralmente spaccato in due la comunità dei fan del franchise ideato da George Lucas. In che cosa consiste questa operazione di “spostamento” e perché assume questo peso specifico?         La galassia e le sue certezze   Quando nel...

E i dettagli, le sfumature, la tradizione russa del comico? / La morte di Stalin

Fabien Nury ha dato alle stampe il suo graphic novel La mort de Stalin, illustrato da Thierry Robin, nel 2010, seguito, nel 2012, da un secondo volume Les funerailles. Entrambi con il sottotitolo di Une histoire vraie… soviétique. Da queste storie è stato tratto nel 2017 il film The Death of Stalin (Morto Stalin se ne fa un altro, nella versione italiana) per la regia di Armando Iannucci, oggi in distribuzione anche nelle sale italiane. Prendiamo le mosse dai primi per addentraci in questa rivisitazione di uno dei momenti più tragici e, al contempo, paradossali della storia mondiale: la morte di Stalin, appunto, avvenuta il 5 marzo 1953. Anzi, il 3 marzo 1953, ma, e questo già rientra nello spirito di questa narrazione, per ragioni di stato e necessità burocratiche, comunicata soltanto...