Vai a scoprire cosa c’è nello spazio!

24 Settembre 2026

Come raccontare uno spaccato di vita contemporanea in maniera poetica e metaforica? Tenendolo sospeso tra la quotidianità dell’oggi, la vita in una città come Cagliari e la densità dello spazio profondo che qui diventa l’altra faccia della vita quotidiana e del paesaggio psichico, come fa Riccardo Atzeni, con Devo Andare nello spazio (Bao publishing, 2026, p. 192). Un viaggio mentale alquanto reale calato nelle problematiche quanto mai attuali del lavoro precario, e di un lavoro di cui si conosce veramente poco, quello del corriere… Non che non lo si conosca per quel che ce ne serviamo. Spingiamo un tasto del computer e si mette in moto una spedizione con un tragitto più o meno lontano, fatto di una catena umana di spostamenti che arrivano da ultimo fino alla nostra porta di casa. Un fenomeno sempre più importante e pochissimo regolato da leggi adeguate, ma qui, nel romanzo di Riccardo Atzeni lo si affronta nel modo più inverosimile, che però alla fine ci sbatte in faccia la sua crudezza. Le spedizioni di raccolta di oggetti persi nello spazio è l’attività preminente del protagonista, e si tratta di file, di oggetti informatici che acquistano densità e sostanza perché sospesi nello spazio oggetto di tanta bramosia di conquista da parte di chi vuole detenere il massimo del potere sulla terra. Il fattorino Mocci parte per le ricognizioni nella sua navicella e si imbatte in quella dimensione appunto per noi priva di elementi tangibili come il nostro “cloud”, dati spazzatura, reti di mail… Come ci esplicita in una delle tavole lo stesso protagonista: “Lo spazio era quella cosa lontana e inospitale. Insomma, come nei film che dicevamo. Poi la tecnologia l’ha riorganizzato, semplificato. Siamo riusciti a renderlo piccolo, navigabile. Ora sembra un centro commerciale. È pieno di roba ovunque”. Una riflessione che non può che toccare anche l’Intelligenza Artificiale e il suo “peso specifico” tutt’altro che effimero sul lavoro e la perdita di lavoro di cui è causa. I temi sono stringenti, ma proprio la modalità narrativa con cui sono affrontati risulta molto personale. Infatti il contraltare dello spazio stellare è il pianeta terra e, in particolare, quando la navicella di Mocci vi atterra, è la riconoscibilissima Cagliari, i cui luoghi sono citati dai personaggi della storia, a cominciare dal Poetto, ma anche la libreria o il bar del centro. Sono luoghi e dialoghi che sentiamo veri e pronunciati effettivamente dai loro frequentatori. Questo rende molto interessante lo specchio della ricerca del protagonista che a parte i guai di quanto gli accade si intrecciano con le relazioni con colleghe di lavoro e amiche che a loro volta intrecciano nel racconto il loro di vissuto, così da rendere molto viva e formicolante tutta la storia. Anche in questo caso è molto presente l’influenza della tecnologia digitale nelle relazioni, i messaggi, i video, le fotografie che passano da smartphone e alimentano stati d’animo sempre più confusi, dove il passato e il presente non sono che parti di un flusso continuo che oscilla nello scrolling continuo cui ci ha abituato questa nostra appendice virtuale.

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Un romanzo composito in cui non manca il lato dell’esplorazione nello spazio più recondito, quello degli affetti familiari, in fondo i più sconosciuti e misteriosi. I legami genitoriali, il rapporto tra fratelli, quelli in parte insondabili tra padre e figlio, figlia, madre figlio, figlia… Legami che abbiamo tutti sperimentato e che ci portiamo dentro con le loro nebulose, i buchi neri, le diverse congiunzioni o le zone d’ombra delle eclissi. Non scopriamo qui quello che il lettore troverà nella storia e quello che sarà portato a immaginare anche di se stesso.

Invece affrontiamo l’aspetto visivo del romanzo a fumetti di Riccardo Atzeni. Subito si nota la sua capacità di disegnatore che alterna con grande sapienza ed esperienza diverse gamme cromatiche e grafiche nelle differenti situazioni e che nelle parti che si spingono fuori dall’orbita terrestre divagano nel fantastico e in un immaginario potente.

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La scelta di non usare i contorni neri del disegno, ammorbidisce ed esalta i contrasti cromatici e rende più uniforme e amalgamata la struttura anche narrativa del racconto. Molto ben caratterizzati i personaggi che hanno un loro spessore e partecipano quindi a una funzione corale non autoreferenziale, trappola in cui l’autore poteva facilmente cadere. Quindi un libro riuscito, una prima esperienza come autore completo per Riccardo Atzeni, maturata con una carriera di illustratore, disegnatore di fumetti e animazioni che ha realizzato per Bompiani, Domani Editoriale, 7 del Corriere, Panini. Fa parte del collettivo sardo sudioITTE con Chiara Lamieri, Barbara Pirisi e Elena Cabizza.

Segnaliamo che il romanzo è tra le nomination di Treviso Comic Book Festival nella categoria “ARTISTA RIVELAZIONE – PREMIO CECCHETTO”.

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