Rebecca, il Medioevo prossimo venturo

19 Aprile 2026

Erano i primi anni ’80 quando uscirono gli episodi di Rebecca, firmati da Anna Brandoli e Renato Queirolo, su “Linus” diretto allora da Oreste del Buono.

Gli episodi si distinguevano dal complesso delle storie e strisce della rivista, per il tema medievale, la protagonista femminile, la zingara Rebecca e la grafica tagliente del bianco nero secco.

Seguivano la storia appena precedente La Strega, che aveva qualche assonanza, specie nella tematica storica, ma che trovava in Rebecca un altro ritmo narrativo e grafico.

Rimane identica la passione che trapela per le correnti eretiche, presenti fin dal tardo Medioevo erano proliferate in Europa e sfociate nella fondazione del protestantesimo, ma avversate dalla Chiesa che le combatte con tutti i mezzi intentando, specie dopo la Controriforma, i processi dell’Inquisizione.

Da dove nasce l’interesse per questo periodo in cui si sommano fatti ben noti e documentati a molte leggende e stereotipi che contrassegnano il Medioevo come epoca oscurantista e buia nella storia italiana ed europea? Ma, soprattutto, perché questo interesse proprio negli anni ’80 del Novecento, quando il fumetto stava divincolandosi da una narrativa umoristica e avventurosa per spostarsi verso una narrazione autoriale, legata alla contemporaneità e alla postmodernità?

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Per quanto riguarda la storia di Rebecca dobbiamo fare un passo indietro. Renato Queirolo è nato a Milano nel 1944, si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha iniziato una professione di grafico. Alla fine degli anni ‘60 è stato coinvolto dai movimenti politici che lo hanno impegnano in un’azione di propaganda, impegno che ha condiviso con Anna Brandoli, disegnatrice pubblicitaria, anche lei milanese che frequentò la scuola d’Arte del Castello Sforzesco. Insieme pubblicarono nel 1977, gli episodi di La Strega su “Alter Alter”. Il loro sodalizio proseguì poi con la pubblicazione della versione a fumetti di Il Mago di Oz, uscito nel “Corriere dei Piccoli”. Ma questa è un’altra storia.

Importante è segnalare il carattere sovversivo verso un ordine costituito, rappresentato nel periodo medievale, dalle correnti eretiche, dal clima di cospirazione, di segretezza, di insubordinazione, di lotta anche feroce, che non lesinava le armi, gli agguati, le lotte in nome di ideali che si avvicinavano per molti aspetti al periodo dell’impegno politico degli anni ‘70. Renato Queirolo si era approcciato a queste tematiche medievaliste, fin da ragazzo, leggendo la Divina Commedia e la Bibbia illustrata da Gustave Dorè. Si era immerso in una lettura avvincente e conturbante, dove Dio si presenta anche nel suo aspetto di “Vendicatore”, che aveva tra i suoi prediletti, anche degli efferati assassini, disposti come il re David a uccidere 10.000 prigionieri a seguito delle sue battaglie sanguinose.

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Anna Brandoli segue una linea grafica che come afferma lei stessa in alcune interviste, è influenzata da autori come Sergio Toppi, Hugo Pratt, ma soprattutto José Antonio Muñoz e Alberto Breccia, che erano tra i riferimenti della linea sudamericana del fumetto che allora cambiò radicalmente il modo di pensare anche al disegno e alla composizione delle vignette, spingendole verso un segno evocativo e non illustrativo.

Un elemento non trascurabile che corrisponde a un sentore molto vivo nel Movimento del ’68, riguardava l’attenzione al ruolo delle donne, figure spesso trascurate o relegate a ruoli di comprimarie, comunque secondarie rispetto agli eroi di solito maschi. Sia nella storia della Strega che in Rebecca, le protagoniste sono invece due donne, anche molto caratterizzate, con un profilo che accentua un aspetto che infatti negli anni in cui sono ambientate le pone in netta opposizione al potere dominante, quello maschile, che per le loro arti, spesso legate alla sapienza medicinale, curativa, delle erbe, o di arti intuitive, che si spingeva verso la divinazione, erano stigmatizzate e tacciate di stregoneria, o, comunque ritenute potenzialmente pericolose.

Anche la loro rappresentazione nel libro ne mostra la prepotente personalità e caratterizzazione.

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Sempre in quel periodo, nel 1976 esce per Einaudi, il libro di Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi. Un libro che ci racconta la realtà storica del Medioevo, dal punto di vista antropologico e popolare, e lo fa attraverso la storia di alcune figure paradigmatiche, come il Menocchio, soprannome di Domenico Scandella, che, nella seconda metà del 1500, è denunciato al Sant’Uffizio e sottoposto a diversi processi, accusato di eresia. Menocchio viveva nel Friuli Occidentale, nella zona di Montereale e uno dei principali moventi accusatori era aver messo in discussione la Creazione divina: “Io ho detto che, quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos, cioè terra, aere, acqua et foco insieme; et quel volume andando così fece una massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel deventorno vermi, et quelli furno li angeli; et la santissima maestà volse che quel fosse Dio et li angeli; et tra quel numero de angeli ve era anche Dio creato anchora lui da quella massa”.

Intanto ricordiamo che per molti secoli i mugnai avevano svolto un ruolo fondamentale nella società contadina. Il mulino era uno dei principali luoghi di approvvigionamento di quella che era una base dell’alimentazione comune: la farina. Pertanto la serie di scambi che avvenivano nei mulini metteva in contatto praticamente tutti gli appartenenti a una comunità e a tutti i livelli. Parliamo di scambi non solo commerciali, ma anche di informazioni, notizie, e mettevano in circolazione anche le novità, nuove concezioni, anche rivoluzionarie ed eretiche.

Il libro di Ginzburg ha subito una notevole fortuna e dà una chiave di lettura anche del presente e, di fatti, anche in Rebecca ritorna la frase del Menocchio di Montereale, citata precisamente nell’episodio Gran madre formaggio, solo che il Menocchio di Brandoli e Queirolo la pronuncia il 3 marzo 1492. Infatti si tratta di un altro Menocchio, il suo nome completo è Domenico Crosara, nato a Cadòneghe (Padova) nel 1431, come leggiamo nelle note pubblicate in appendice al libro. Anche la storia infatti si svolge in Lombardia, a Como, dove Menocchio è sfuggito all’inquisitore che gli dà la caccia, grazie al figlio maggiore, commerciante di vini a Milano, che gli trova un rifugio in un mulino a Montòrfano.

Una storia che viene ricostruita in maniera romanzata da Queirolo, e che offre lo spunto di riproporre situazioni e personaggi ben stilizzati da Brandoli, come Anna la Rossa dalle doti profetiche, Mercurio Bragia, cantastorie, l’Inquisitore fra’ Bernardino Rategno che ordina almeno 400 roghi contro gli eretici, il greco Josepietro…

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Non possiamo inoltre non richiamare alla memoria che nel 1980 era stato pubblicato da Bompiani Il nome della rosa di Umberto Eco, romanzo subito salito ai vertici delle vendite, in cui il Medioevo è protagonista, così come la lotta all’eresia. Anche Dario Fo, che tra l’altro dà il volto proprio a Menocchio di Brandoli&Queirolo, proprio negli anni ’70 fa circolare uno dei suoi spettacoli di maggior successo, Mistero Buffo, presentato per la prima volta nel 1969.

Non può essere una semplice coincidenza. E, per uno strano gioco di rimandi, sempre la Oblomov-La nave di Teseo, ha appena pubblicato, il II volume de Il nome della rosa, adattamento a fumetti di Milo Manara…

Concludiamo con un’altra indicazione che prefigura un sistema di coincidenze che accompagnano spesso gli avvenimenti che succedono e che non possiamo che constatare. Nel 1982 “Linus” pubblica un testo inviato dall’Archivio Storico di Como che, letti gli episodi di Rebecca, ne avvalora l’attinenza con fatti realmente accaduti, cosa che sorprende non poco anche i due autori e ci dà una chiave di lettura ulteriore della storia e delle storie che fanno parte del nostro passato e possono presagire anche un futuro prossimo.

Prendiamo allora a prestito il titolo del libro di Roberto Vacca, Il medioevo prossimo venturo. La degradazione dei grandi sistemi (1971, Mondadori) per questo testo, a suggellare l’attualità del tema e degli eterni ritorni.

Rebecca, di Anna Brandoli, Renato Queirolo
1981-82, 84, Oblomov, La Nave di Teseo, 2026
160 pagine, B/N, Cartonato

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