James Tiptree Jr. alias Alice Bradley Sheldon

18 Maggio 2026

Una lunga fedeltà, di metodo e interpretazione, unisce Nicoletta Vallorani ad Alice Bradley Sheldon, alias James Tiptree, Jr., e alla fantascienza femminile e femminista: nei primi anni Ottanta, studente di anglistica poco più che ventenne, Vallorani chiede di svolgere la propria tesi di laurea a Carlo Pagetti, allora docente presso l’Università di Pescara. Le è proposta la terra incognita della scandalosa fantascienza delle donne pubblicata negli Stati Uniti, in quegli anni: James Tipree, Jr. – della quale è ormai svelata l’identità femminile –, Joanna Russ e Vonda McIntyre. Un ambito che Vallorani non ha più abbandonato, affiancando l’attività di narratrice in area science fiction e noir a quella di studiosa e accademica.

Si deve dunque alla competenza di Nicoletta Vallorani e alla sua caparbietà la pubblicazione e la cura dell’antologia di James Tiptree, Jr., alias Alice Bradley Sheldon, Le donne che gli uomini non vedono, Mondadori, Oscar Cult, disponibile dal 31 marzo 2026. Una pubblicazione non scontata: Sheldon (così scelgo di nominarla) non gode della fama consolidata e rassicurante di Ursula K. Le Guin, di cui Mondadori dall’autunno 2024 ripropone romanzi e racconti nella collana Oscar Moderni (sei titoli, finora, precorsi dalla nuova traduzione di La mano sinistra del buio nel 2021); né il volume dedicato a Sheldon (720 pagine) può compararsi a La female man di Joanna Russ (264 pagine), per la cura di Oriana Palusci, pure opportunamente ripubblicato negli Oscar Cult nel 2024.

Sono passati cinquant’anni (poco più, poco meno) dalla redazione dei testi di Alice Sheldon: cinquant’anni di silenzio durante i quali lettrici e lettori appassionati dell’autrice e della sua prosa, connotata da ferocia e dolore, hanno rincorso – oltre allo storico Robot monografico numero 38 del maggio 1979, a lei intitolato – antologie e sillogi stravaganti e improbabili pur di catturarne un testo disperso: su di un totale di settantadue titoli – tra racconti di varia lunghezza (la misura più congeniale) e romanzi – recensiti da isfdb.org alla voce James Tiptree, Jr., fino al 31 marzo scorso ne erano disponibili in lingua italiana soltanto ventinove: ora, grazie alle nuove traduzioni di Annalisa Di Liddo, sono trentasette. Basterebbe questo a rendere meritorio l’Oscar dedicato alla scrittrice, che presenta, tra l’altro, il valore aggiunto del titolo complessivo, Le donne che gli uomini non vedono, traduzione più consona all’originale della novelette (racconto di media lunghezza) The Women Men Don’t See, uno dei primi testi di James Tiptree, Jr. apparsi in Italia (Le donne invisibili, in Robot numero 23 del febbraio 1978), novelette che pure è contenuta nell’antologia.

Il racconto è centrato sul dolore delle donne per la propria insignificanza sociale, per il cambiamento che non avverrà, come dichiara una delle protagoniste, Ruth Parson (dietro la quale si cela con tutta evidenza Alice Sheldon): «Le donne non hanno diritti [...]. Eccetto quelli che gli uomini concedono loro. Gli uomini sono più aggressivi e potenti e dominano il mondo. Quando la prossima autentica crisi li metterà sottosopra, i nostri cosiddetti diritti svaniranno… come quel fumo. Torneremo a essere quello che siamo sempre state: una proprietà». Il dolore, talvolta portato alle estreme conseguenze, innerva buona parte dei testi della fantascientista e buona parte di quelli contenuti nella raccolta mondadoriana, che propone in Italia il corpus di un’antologia di successo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, Her Smoke Rose Up Forever, più volte pubblicata dopo la morte di lei (Sheldon, nata nel 1915, si toglie la vita nel 1987). La prima edizione si deve ad Arkham House Publishers e data al 1990; presenta «the finest of these stories» (così il lancio) e contiene testi giustamente celebri, che si sono aggiudicati Hugo Award e Nebula Award, quali The Girl Who Was Plugged In e Houston, Houston, Do You Read?

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La ragazza collegata è un racconto centrale nella produzione della scrittrice: affronta il tema del controllo del corpo femminile agito da capitale e patriarcato, dell’impossibile riscatto dalla colpa di essere donna, brutta, povera; Houston Houston ci sentite? è divenuto, negli anni, una vera e propria icona della fantascienza delle donne: profetizza un futuro letteralmente senza uomini (ovvero senza maschi), disvelando impietosamente gli stereotipi sessisti di cui sono vittime i due generi codificati.

Compaiono nel volume anche testi meno noti ma ugualmente significativi, compresi nell’arco cronologico 1969-1981 (la maggior parte si ascrive agli anni Settanta, il periodo più fecondo). Di dieci racconti sono state recuperate e revisionate le traduzioni originali (di Vanna Barcaroli, Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Abramo Luraschi, Sergio Mancini, Roberta Rambelli e della stessa Nicoletta Vallorani); otto, come si è detto, sono stati tradotti ex novo. I diciotto testi non sono proposti in ordine cronologico, ma riorganizzati in base a temi e problemi cari all’autrice. La prima sezione ha per titolo Donne e altri alieni: nessuna creatura più della donna è aliena su Terra, e Sheldon lo sa bene («Ho avuto anche troppe esperienze nella mia vita dovute al fatto di essere la prima donna a fare qualche dannato lavoro», dichiara nel 1983). La seconda, Corpi anomali, è dedicata a corpi non normati e non uniformi, misteriosi e mutanti, femminili soprattutto, siano attraversati da innesti o disfatti dal non essere. Cosa si fa per amore, la terza sezione, unisce amore e oltraggio: accoppiamento e generazione per le creature terrestri, e non solo, equivale a morte e annientamento di sé. La quarta e ultima, Estinzioni, racconta delle possibili (inevitabili) forme di estinzione del genere umano. «Il pianeta, come sempre, sopravvive, ma forse gli esseri umani no, ed è quello che fatichiamo ancora oggi a comprendere» scrive Vallorani nella sua illuminante introduzione La matrice involontaria, premessa alla raccolta. Un oggi al quale, dal proprio tempo, Sheldon guarda costantemente, come intellettuale che individua vizi di forma e smagliature nel presente e intuisce quali potranno esserne i devastanti sviluppi nel futuro.

«Entrare nei racconti di James Tiptree, Jr. significa muoversi in territori che cambiano continuamente forma. Ogni storia costruisce un mondo diverso, ma raramente offre punti di riferimento stabili: ciò che sembra familiare si sposta, si incrina. È in questo slittamento che si riconosce la forza della sua scrittura» (così la presentazione sul sito Mondadori) e anche – non nascondiamocelo – la sua difficoltà, che emerge con forza dai racconti che costituiscono l’antologia e che interrogano chi legge, rendendo pressoché impossibile determinare quale sia la verità; molti di essi «disegnano una mappa del tutto attendibile dell’oggi, nella realtà dei fatti come nella creazione immaginifica», postilla Vallorani. In questo quadro continuamente mutevole, appare evidente come per la scrittrice, per altro ormai cinquantenne, dopo una breve carriera accademica quale psicologa sperimentale, l’approdo al genere della fantascienza sia inevitabile: occorre forzare il dato di realtà per tentare di comprenderne relazioni e connessioni, mai semplici e univoche, sempre molteplici e sfuggenti, con la consapevolezza di quanto sia parziale lo sguardo dell’essere umano, che è soltanto una delle molteplici creature viventi e senzienti che popolano Terra. Una consapevolezza che James Tiptree, Jr. / Alice Sheldon (quale sia il modo in cui la decliniamo) condivide con altre scandalose fantascientiste del suo tempo (e forse anche del nostro), da Joanna Russ a Ursula K. Le Guin.

Le donne che gli uomini non vedono è infatti un libro che chiama le donne (e gli uomini) alla consapevolezza, se non all’attivismo, che non lascia indifferenti, in silenzio. Un libro che non può, non deve, essere l’ultimo sulla via della fantascienza femminile e femminista, che merita di essere seguito da altri. Nel 1990 Mondadori pubblicò, pure negli Oscar, l’antologia Aliene, amazzoni, astronaute, a cura di Oriana Palusci, con traduzioni della stessa Oriana Palusci e di Nicoletta Vallorani: la copertina del volume è improbabile (tanto che Palusci in calce alla propria introduzione ne prende le distanze), ma i venti racconti di diciassette autrici (sono presenti con due occorrenze Judith Merril, Ursula K. Le Guin, e Alice Sheldon, con gli alias di James Tiptree, Jr. e Raccoona Sheldon) sono davvero belli, molto belli.

E sarebbe davvero bello, molto bello, ripubblicarli.

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