Inesistenze

12 Agosto 2014

Nel ’94 entrammo in quell’appartamento in via Matteo Pescatore 4. Non grande, giusto per due persone, meglio se per una sola. Già due sfratti ci avevano raggiunto nel breve soggiorno in quella città. Dentro quella casa avremmo poi consumato ogni cosa, nel bene e nel male. Ieri al vespro mi chiama Daniel. 

 

– Devo spedirti le tue cose, i tuoi lavori. Fabrizio mi consiglia di fare due pacchi e di inviarteli con un altro corriere perché per loro è costoso un trasporto, così mi ha consigliato, e io sto svuotando la cantina e non voglio prendermi la responsabilità di buttare le tue opere, o meglio ho buttato tutto quanto era marcito negli anni ma per il resto credo sia un vero peccato buttarle, ci sono ancora pezzi interessanti come i 10.000 soldatini gravidi: te li spedisco! 

– No, Daniel! Tu non spedisci niente, fai i pacchi come credi e butta via tutto, ogni cosa, io non voglio avere cianfrusaglie qui anche perché non saprei dove metterle, e poi ho chiuso con quel tempo. Mi avete buttato fuori da quella casa dopo che vi ci ho messo dentro, grazie, butta tutto, non voglio vedere i miei fantasmi, non quelli almeno, e manco i tuoi, quindi fossi in te metterei tutto dentro due scatoloni e li lascerei lì, in cantina.

 

Quelli che ti succederanno faranno il resto con o senza le due scatole, puliranno tutto, sistemeranno ogni cosa e due scatole da buttare non costerà nulla a loro anche perché, come è d’uso, chiameranno un’impresa addetta a ripulire cantine e quant'altro e semmai dovessero spendere fatica a pulire con le proprie mani e forze un po’ di movimento, breve peraltro, gli farà bene. Ripeto: io di quelle opere non serbo memoria se non il disturbo adesso, perché mi hai chiamato, quindi lascia stare tutto così, non c’è niente di interessante che meriti d’essere salvato o ricordato. 

– Insisto invece! Ci sono opere magnifiche ancora. Molte erano marce, le prendevo e mi morivano tra le mani, a briciole e polvere mi cadevano e poi vedessi cosa c’era in cantina, era tutto coperto di polvere, a strati, e con pazienza mi sono messo a pulire, a togliere quella polvere e messe da parte le tele, quelle integre, ne ho raccolte una trentina, e poi quei 10.000 soldatini gravidi no, non me la sento di buttare tutto, no, fallo tu, vieni qui e fallo tu, ti preparo le due scatole e tu ci infili dentro quello che vuoi, e quando vedrai cosa c’è non sarà la stessa cosa, non sono lontane quelle cose, non puoi ignorarle quando le hai sotto gli occhi e ci vedi cosa sono state quelle opere, dove sono state esposte, con chi ne avevi discusso e se non ricordo male in quella occasione, quando esponesti quelle ‘reliquie’ un ragazzo si ammazzò, pare che prima che morisse avesse fatto parola di quella tua mostra, e tu?, come fai a dire di prendermi la responsabilità di cancellare questi momenti scritti dentro quelle tavole? No, anzi dammi l’indirizzo di Brand che te le spedisco già domani, anche perché non posso più stare qui, perché da due giorni lo sfratto è operativo, lascerò la casa il 27 di luglio, tra poco insomma. Naturalmente ti addebito le spese del trasporto, non ho soldi come puoi capire, sono nella merda.

– Daniel, come devo dirtelo? Io tra quattro giorni vado via, scivolo nell’isola e andrò in vacanza, vacanza si fa per dire, e anche se dovessi fare il trasporto le scatole arriverebbero quando ormai sarei via, vuoi capirlo che manco io ho soldi per un trasporto del genere?, vuoi capire che non voglio avere quelle tele e neanche quei 10.000 soldatini gravidi?

 

Anche se mi spedisci tutto, io dovrei buttarli perché non saprei dove metterli, sono solo un ingombro e non solo fisicamente, ho rimosso tutto di quel tempo e se qualcosa è rimasto mi sta bene così, non ho nessuna intenzione di riesumarne i mostri, il mio impegno da qualche anno è mosso in avanti e proprio non mi interessa niente tenere a memoria il mio trascorso, le nostre storie sono finite, sono sepolte per me, pertanto fermati e butta tutto, le tele e i soldatini – seppur gravidi – lasciali lì in un angolo dell’oscura cantina, qualcun altro butterà tutto e se non butteranno quegli orrori li conserveranno, magari appenderanno qualcosa al muro o ne faranno piccoli gruppi di sculture, coi soldatini.

 

Proprio oggi ho spedito 9 colli per Salaparuta, per la prossima mostra e m’è costato un occhio il trasporto e dopo vent’anni non puoi venir fuori così, per me non ci sono più queste cose, non ci sono più da vent’anni, non me ne frega più nulla di quei vent’anni, e della loro destinazione. Butta, butta via tutto, preferisco pagare il disturbo piuttosto che ritrovarmi con vent’anni in meno, e tra vent’anni prego di non esserci più a questo mondo. Sicuro, ho fatto ieri notte un test e ho saputo che morirò a 71 anni e sai cosa ho pensato appena fatto questo stupido test? : Ancora vent’anni, che noia!

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