Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

26.04.2012

Meli in fiore

Alle porte di Milano, tra aprile e maggio anche i meli di viale Edison a Sesto San Giovanni si mettono il vestito della prima comunione. Compunti, devoti, sfilano in processione nel candore sfumato di rosa delle trine in pizzo di sangallo. Timidi e incerti, sono la preghiera infantile, l’anima tenera che riscatta questo stradone di periferia.                                                                    Benché allogati in una fioriera a...

16.04.2012

Primavera è nell’aria

Con le rondini, sempre meno gitane, i rami fioriti del pesco o del mandorlo sono gli emblemi della primavera e della Pasqua. Prima che le foglie dispieghino il tenero verde, punteggiano di bianco e di rosa la campagna ancora assopita, annunciano il cambio di stagione. Relegati i fruttiferi nei suburbi, i centri abitati festeggiano il nuovo sole con le corolle rosate dei pruni pissardii, eletti per il fogliame rosso bruno a far macchia dopo la spettacolare, effimera fioritura.   E ritorna, come le rondini, alla mente l’haiku di Kobayashi Issa (1763-1828):      Waga haru mo                        jojokichi zo  ...

07.03.2012

L’albero del benvenuto

Sui monti dello Huangshan, in Cina, nel paesaggio celebrato dall’omonima scuola pittorica, tra nuvole di nebbia rocce metamorfiche e alberi secolari c’è il pino “che dà il benvenuto agli ospiti”. Vetusto e intrepido, svetta abbarbicato su uno strapiombo, icona del Picco della Fanciulla di Giada. In oriente, simbolo di sempre verde longevità oltre che di felicità coniugale per gli aghi sempre a coppie, talora il ramo del pino a fianco della casa è artificiosamente proteso a incorniciarne l’ingresso.     In mancanza di un giardino, la sapiente, spietata arte bonsai li piega e riduce a lari domestici. Le loro virtù, non solo naturali, sono cantate in concentratissimi haiku, in luminosi istanti lirici...

08.02.2012

Nudo di albero

Nel mio landscape di colline moreniche tra il Lario e il Sebino, d’inverno la vegetazione di latifoglie vuole attenzione estrema, sguardo concentrato. Gli alberi nudi non sono meno interessanti che vestiti. Meglio se ne coglie il profilo, il portamento: l’angolo più o meno acuto d’incidenza dei rami, il punto più o meno alto d’innesto sul fusto. L’esercizio di riconoscimento, arduo senza clorofilla, si appoggia ai dettagli. Si fa spirituale, religioso.        In cresta, lo skyline rivela il rameggio fine delle robinie interrotto qua e là dai palchi neri di querce e castagni. A mezza costa, le foglie secche persistenti sbalzano, sul manto bruno in linea continua con la terra arata, carpini o farnie. L’...

23.12.2011

Alberi di Natale

“Fraxinus in sylvis pulcherrima, pinus in hortis, / Populus in fluviis, abies in montibus altis”. Questi i luoghi d’elezione di alcuni tra gli alberi più diffusi individuati con precisa immediatezza da Virgilio e affidati in esametri alla voce di Thyrsi (Ec. VII, vv. 65-66). Possiamo contravvenire alla sensata quanto poeticissima indicazione virgiliana e, nel giardino, tenerci oltre al pino (pinus italica) anche il frassino e il pioppo. Certo, quest’ultimo meglio se ha i piedi in acqua: avremo più possibilità di cogliere vischio per baciarci a capodanno.     Ma, per favore, gli abeti lasciateli lì, sugli alti monti. Specie a Natale. Specie se abitate in città o in paesi di pianura. A poco, o a nulla, vale...

09.12.2011

Corylus colurna / nocciolo di Costantinopoli

Molti milanesi storcono il naso di fronte alle squadrate architetture della Bicocca e si lamentano del verde lesinato, irreggimentato nelle linee ortogonali dei viali o nella scacchiera di cemento di piazza dell’Ateneo nuovo. Un verde costruito, piegato alle geometrie urbanistiche, metafisico. A me la Bicocca piace così, anche per quest’uso matematico del verde. E poi perché riserva piacevoli sorprese: i dislivelli pedonali consentono talora inaspettate prospettive aeree da cui osservare alberi e cespugli, il glicine scompiglia la regolare fuga dei pergolati intorno alle fontane, la grazia giapponese dei bambù ben si accorda con la pulizia razionale dei palazzi e al contempo ne mitiga il rigore. Così appare economica ed elegante la scelta del...