Visti e scritti
Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna, nato a Bagheria, in Sicilia, ha iniziato negli anni Sessanta raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d'origine; da questo lavoro è nato anche un libro scritto con Leonardo Sciascia sulle feste religiose. Trasferitosi per qualche tempo a Parigi, è passato poi a reportages all'estero e dal 1982 è entrato a far parte della della Magnum Photo. Fotografo tra i più versatili, ha lavorato per la moda, la pubblicità e il reportage.

03.10.2011

Renato Guttuso, Palermo, 1973

Di Renato Guttuso, a Bagheria, la cittadina in cui entrambi siamo nati, ho sempre sentito parlare con affetto e orgoglio: era i ragazzo del paese che aveva fatto strada. Da giovane, dicevano soprattutto le donne, era bellissimo. Qualche volta gli oppositori politici ironizzavano sul comunista che abitava a Palazzo del Grillo a Roma. La sua casa di Bagheria era contigua a quella dei miei nonni materni, che avevano ben conosciuto la famiglia. Veniva ricordato con ammirazione il padre di Renato, l’agrimensore Giacinto, per la sua grande eleganza. Pare che vestisse spesso di bianco e non dimenticasse mai il bastone da passeggio. Eppure, pioggia o fango che ci fosse per le strade, rientrava sempre immacolato. La madre, rimasta vedova e sola mentre Renato cercava fortuna lontano, aveva...

21.07.2011

Confratello della Settimana santa

  Assomiglia? A chi assomiglia? Questa faccenda della somiglianza è una passione siciliana. Un bambino, una bambina hanno appena visto la luce che un nugolo di parenti assiepati intorno al nuovo nato come i personaggi della Lezione di anatomia di Rembrandt si scontrano nell’attribuzione di impossibili, ma ai loro occhi incontrovertibili, somiglianze. Sciascia ha scritto pagine illuminanti su questa ossessione a partire dal Ritratto di Ignoto marinaio di Antonello da Messina. Quel ritratto assomiglia e su questo suo assomigliare è stato versato molto inchiostro. Questo mio ritratto di confratello di Collesano a sua volta assomiglia, mi è stato detto molte volte, all’uomo del ritratto di Antonello che si trova al Museo Mandralisca di Cefal...

07.04.2011

Ragazza, Parigi, 1970

Parigi, una ragazza aspetta a una fermata di metropolitana. Ensimismada, dicono gli spagnoli, parola la cui sonorità mi pare evochi meglio di immedesimata il sentimento di chiusura in se stessi, persi tra i propri pensieri. Non fossi stato fotografo forse avrei cercato di rivolgerle la parola. Le ho invece fatto, senza che se ne accorgesse, questo ritratto. Serve anche a questo la fotografia: a fuggire. Ogni volta che m’imbatto in questa fotografia non posso fare a meno di farmi domande: chi stava aspettando? Un uomo, un’amica? Sarebbero andati al cinema? Che cosa le avrà riservato la vita? Sarà stata felice? Una volta ho letto una frase di Jouhandeau nella quale diceva che se andassero persi, per chi sa quale nuovo, apocalittico incendio di...

14.02.2011

Giacinto Scianna

Quando dissi a mio padre, che mi sognava ingegnere o medico, che volevo fare il fotografo, ne rimase impietrito. Dopo un lungo, angosciato silenzio, mi disse: Fotografo? Ma che mestiere è? E ripeteva: ma che mestiere è? E poi aggiunse, misteriosamente: uno che ammazza i vivi e resuscita i morti. Capii molto tempo dopo che questa frase di così profonda portata filosofica aveva un’origine storica e biografica precisa. Quando mio padre era bambino c’era a Bagheria, paesone agricolo, un solo fotografo; si chiamava Coglitore. Farsi fare il ritratto non apparteneva ancora alle consuetudini sociali. Accadeva che molti vecchi in età avanzata non avessero un loro ritratto fotografico. Allora magari i figli, con aria di innocente affetto suggerivano: pap...