Scritture

Alessandro Garigliano. Mia moglie e io

Una rigida struttura (tempo determinato/tempo indeterminato), ossessiva, intermittente, tic tac scandisce la narrazione di Mia moglie e io (LiberAria 2013), il romanzo di esordio del catanese Alessandro Garigliano che non dovrebbe passare inosservato. Se l'uomo contemporaneo è fondato sul lavoro Mia moglie e io è la storia di un fallimento. Ci sono due giovani precari senza figli. Lei, insegnante, riesce in qualche modo a salvarsi andando avanti giorno dopo giorno. Lui è immobile ad eccezione dei casi in cui trova lavoro: commesso in libreria (se un codice isbn identifica univocamente un libro «anch'io agognavo gruppi di cifre che mi schedassero di fronte a chiunque»), impiegato all'ufficio di collocamento («non è l'impresa che...

Tommaso Soldini. Uno per uno

Mendrisio o Essaouira, la perla del Marocco? Viaggiare per tornare a casa o provare a migrare definitivamente? Vivere di controllo e calcoli o di scommesse profonde, pronti a perdere tutto per poter forse guadagnare l’infinito? Queste le possibilità offerte ai personaggi del romanzo di Tommaso Soldini Uno per uno, che apparentemente non hanno nulla in comune, se non la residenza nel Canton Ticino e un’esistenza frustrante, effetto delle loro storie, a volte complicate solo perché umane e fragili, altre appesantite da eventi lontani e traumatici.   La prima parte del libro, A casa, è così dedicata al passato, alle narrazioni in prima persona di ciò che inchioda queste persone a quel che è stato, alle briglie che impediscono loro...

Nanni Balestrini. Carbonia

Sul settimo numero di «Atti impuri» – foglio ribaldo e sedizioso dove qualcosa di buono si trova sempre – il collettivo torinese Sparajurij, per il cinquantenario del Gruppo 63, ha fatto una lunga intervista a Nanni Balestrini. Sulla poesia, la narrativa, l’Italia di allora e quella di oggi. Fra l’altro dice ora, Balestrini: «vale la pena di fare delle cose sempre nuove, buttarle via, andarle a riprendere dopo che sono rimaste lì tanto tempo e magari sono maturate oppure marcite, chi lo sa. Il problema è di manipolare il più possibile». Quello della manipolazione dei materiali, si sa, è sempre stato il suo metodo di lavoro privilegiato, concettualmente anfibio tra parola e immagine (sostiene infatti che gli...

Gianni Celati. Selve d'amore

È uscito di recente da Quodlibet un libro da non perdere, Selve d’amore di Gianni Celati, una raccolta formata da quattro racconti che proseguono la serie fortunata dei Costumi degli italiani, inaugurata dallo stesso editore nel 2008. Nei nuovi racconti ritroviamo sullo sfondo alcuni personaggi indimenticabili che abbiamo imparato a conoscere nei primi due volumi, ma l’onore del primo piano spetta ora alle figure femminili, alle madri dei liceali incontrati nella classe scolastica di Pucci, prese anche loro, come i figli adolescenti, nelle selve della passione amorosa, che le porta a misurarsi con vicende molto difficili da sbrogliare, mettendole di fronte a scelte cruciali.     Così accade in Matrimonio Bellavista alla signora Marcocesa, che...

Efraim Medina Reyes. Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio

Nel centro storico di Città Immobile – Cartagena de Indias, Colombia, se proprio non si può fare a meno di una geografia plausibile dove potere inquadrare le misteriose “morti per combustione spontanea” (attentati intimidatori? Ma no, figuriamoci!) – tra le facciate degli antichi palazzi coloniali frazionati dai capitali stranieri e convertiti in hotel, boutique e ristoranti di lusso, c’è il Pesce Ghiaccio Bar Club, convincente scenario che è il punto di partenza del trascinante intreccio proteiforme dell’ultimo romanzo di Efraim Medina Reyes Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (Feltrinelli, traduzione di Gina Maneri).     Ex residenza di una famiglia ebrea di gran riguardo passata a venditori di...

Lingua, critica e antropologia

Può sembrare strano che vi sia una relazione tra critica letteraria e antropologia. La critica letteraria si occupa di un’attività umana molto particolare, a cui si applica con una certa difficoltà il criterio della razionalità strumentale: faccio questa cosa per ottenere questo fine. Anzitutto perché non è possibile definire in modo univoco l’attività stessa, il che cosa è la letteratura. In secondo luogo non è immediatamente chiaro a cosa serva. In realtà le risposte a queste domande sono state molte e talora in contraddizione le une con le altre.   L’antropologia invece si occupa di una questione di estrema rilevanza, nella quale ne va dell’identità stessa dell’uomo,...

Fitzgerald, talento a parte

Dal 2010, quando a settant'anni dalla morte dell'autore, le opere di Francis Scott Fitzgerald sono uscite fuori diritti e sono divenute di pubblicabili ad libitum da qualche editore, il corpus non vastissimo della sua produzione è stato oggetto di un vero e proprio saccheggio.   I suoi romanzi (quattro in tutto, più l'incompiuto The Last Tycoon), come anche le raccolte più significative di racconti, sono stati pubblicati in diverse edizioni; alcune delle nuove traduzioni - profondamente necessarie, come del resto lo sono state e lo sarebbero per gli altri maestri della narativa america degli anni venti e trenta, da Steinbeck a Faulkner, da Caldwell all'ancora «intonso» Hemingway - hanno consentito di ammirare la maestria...

Pascale. Le attenuanti sentimentali

Antonio Pascale è «a) un musicista mancato; b) un regista mancato; c) un giocatore di basket mancato». Poeta mancato no, perché la poesia la ama da lontano, senza sfiorarla. Narratore mancato nemmeno e lo dimostrano La città distratta, Passa la bellezza e i racconti di S'è fatta ora.   Sono passati sei anni dall'ultima opera narrativa e, per stroncare sul nascere l'ansia da prestazione, Le attenuanti sentimentali (Einaudi, 2013) inizia con una programmatica abiura: «questo non è un romanzo ma un giro in bicicletta».   Non è un romanzo, sono riflessioni quotidiane, è autofiction, un dispetto alla struttura tradizionale,  un modo intelligente di imbrogliare la trama.  ...

La decostruzione dell’espressione

Anticipiamo un estratto dal nuovo numero di Riga Le scarpe di Van Gogh a cura di Riccardo Panattoni ed Elio Grazioli   “Le scarpe della contadina”   Inizieremo con una delle opere canoniche del modernismo avanzato nelle arti visive: il celebre quadro di Van Gogh che ritrae le scarpe di una contadina, un esempio che, come si può immaginare, non è stato scelto innocentemente o a caso. Voglio proporre due modi di leggere questo dipinto, che in un certo senso ricostruiscono entrambi la ricezione dell’opera in un processo in due fasi o su un duplice livello.   Innanzi tutto, vorrei osservare che, se quest’immagine abbondantemente riprodotta non intende scadere a livello di pura decorazione, bisogna ricostruire una qualche...

Luigi Trucillo. Quello che ti dice il fuoco

Superato lo choc di trovarsi a leggere un romanzo d’amore e nient’altro, scritto per giunta in una seconda persona troppo autocompiaciuta per rinviare a uno degli espedienti della narrativa sperimentale alla Butor, Quello che ti dice il fuoco di Luigi Trucillo (“libellule” Mondadori) si rivela però nel suo genere un romanzo  compiuto e interessante (sebbene non sconvolgente, come recita, con l’ovvia enfasi editoriale, la quarta) anche fuori dal genere, entro un discorso più ampio (e prima o poi da affrontare diffusamente) sulle vie percorribili dalla nostra narrativa attuale. O di quella narrativa che senza essere per forza entertainment non ambisca necessariamente all’impegno declinato in chiave politico-sociale per avere gi...

Hemon. Il libro delle mie vite

Mentre ascolta la figlia che parla con il suo compagno segreto, il fratello immaginario Mingus, che ha degli altri genitori e abita vicino ma in un altro appartamento, lo scrittore vede l’azione che lui stesso compiva da anni: creare personaggi di finzione, inventare storie e inseguire destini, amplificare spazi per afferrare quel tutto che non riusciva a capire. “Il bisogno di raccontare storie è profondamente radicato nella nostra mente, e inscindibilmente intrecciato ai meccanismi che generano e assorbono linguaggio. L’immaginazione narrativa – e quindi la letteratura – è uno strumento evolutivo fondamentale per la sopravvivenza. Elaboriamo il mondo raccontando storie e produciamo conoscenza umana stringendo legami con dei noi immaginati...

Massimo Gardella. Chi muore prima

“Alla fine stai facendo il conto alla rovescia”: queste le parole che un contadino pronuncia fra sé e sé mentre si avvia verso i campi, all’alba, abbozzando un bilancio sulla propria vita e su quell’inevitabile epilogo che, passo passo, si avvicina . Ma ecco penzolare, dal noce che si erge nella sua campagna pavese, il corpo di un ragazzo, un adolescente appeso al ramo, che ha deciso di non attendere il consumarsi dei giorni, ma di anticipare la morte con un gesto volontario.   Così comincia il romanzo di Massimo Gardella, Chi muore prima, come a imporre un’atmosfera, l’orizzonte entro cui si muoveranno i personaggi di questa storia complessa in cui, a una lucida fotografia della provincia pavese, tutta appiattita su un...

Julian Barnes. Livelli di vita

Un fenomeno meraviglioso e inaccessibile è al centro di una delle scene chiave di Livelli di vita, l’ultimo libro di Julian Barnes, pubblicato in Italia da Einaudi nella traduzione di Susanna Basso: l’immagine esatta e ingrandita di un pallone aerostatico, con la sua cesta, le sue funi e il profilo netto dei tre aeronauti a bordo, si proietta sulle nuvole sottostanti, e gli stessi aeronauti la osservano dalla navicella in volo, nel silenzio, nella luce e nel tepore del cielo acceso dal Sole. I tre uomini sono sopra le nuvole, nascosti agli sguardi degli altri rimasti sulla Terra, al riparo dalle convenzioni sociali e forti della propria altezza.              Questa immagine rappresenta la gioia, che Julian Barnes, da...

Giacomo Sartori. Sacrificio

Diluvia. In mezzo al guado, con la 4x4, Katia, euforica e ubriaca, strilla divertita che bisogna proseguire e che non si può mica avere paura. Poi la tragedia. Si comincia così: messi davanti alla morte di Andrea, partecipi della stessa concitazione in cui si consuma, gettati sotto una pioggia scrosciante, nell’angoscia, descritte con tale precisione e lentezza, quasi in tempo reale, da farcene sentire il peso, il rumore che rende faticoso proseguire la lettura. Sacrificio (Pequod) di Giacomo Sartori è il ritratto impietoso di una realtà di provincia: la scrittura è asciutta, serrata, non cede, dà corpo gli ambienti, rende palpabile lo squallore, la decadenza; come una telecamera che registra ciò che trova senza che servano...

Fuori quadro

“Parte di una più ampia ricerca in corso, questa pubblicazione e gli eventi che la accompagnano – mostra, proiezioni e incontri – nascono dal desiderio di condividere con un pubblico allargato temi e spunti che non meritano di rimanere, come normalmente accade, all’interno della cornice universitaria. È a questa scelta che allude innanzitutto il titolo Fuori quadro, la volontà di uscire, di mostrarsi al di fuori dei “riquadri” istituzionali della cultura.”   Giaconia   Così scrivono Elio Grazioli, Barbara Grespi e Sara Damiani, che curano il Catalogo della Mostra Fuori quadro. Follia e creatività fra arte, cinema e archivio. L'esibizione si terrà tra il 7 e il 19 dicembre prossimi...

Sacro romano GRA

Pubblichiamo un estratto da Sacro romano GRA di Nicolò Bassetti e Sapo Matteucci pubblicato da Quodlibet Humboldt da pochi giorni in libreria   «Centro… Centro!», ci dicono sorridenti due giapponesi, indicando con l’indice il pavimento del Vittoriano. L’Altare della Patria, per i romani la Macchina da Scrivere, è amato dai turisti quasi quanto il Colosseo. Dalla sommità, sotto i cavalli e le bighe delle vittorie alate, si vede magnificamente tutta Roma, anzi si possiede. Forse per questa ragione, istintivamente, molti lo sentono il centro, ma altri invece dicono: «San Pietro», «piazza di Spagna», oppure, poco più in là, «piazza Venezia».   L’ossessione del...

Allen Ginsberg. Bloodsong

“Sono troppo poeta per essere un amante! Sono troppo artista per trovare soddisfazione nel tuo letto. L’eco del desiderio per me è l’unica realtà. (…) Se non puoi mettere in salvo la realtà dal desiderio, lascia che la mia solitudine sia il tuo amante!” Il libro Bloodsong di Allen Ginsberg, uscito di recente dal Saggiatore, è ciò che lo stesso autore definirebbe una “accozzaglia di contraddizioni”.   È il tentativo operato da James Grauerholz - noto per essere il curatore delle opere di William Burroughs - di fare ordine nelle scritture private di Allen Ginsberg che risalgono ai difficili mesi del 1944 (non si tratta di carte inedite, bensì tratte dal volume che raccoglie i diari e le...

Lettera da Parigi. Un bacio per noi

Pubblichiamo un estratto dalla nuova edizione di Riga. Constantin Brancusi a cura di Elio Grazioli e Marco Belpoliti in questi giorni disponibile in libreria     Grazie per il quadro, Marisa, ci ho messo sopra un vetro. L’uomo dipinto con il balzo datogli dalla terra! (Sono arrivato a preferire le figure maschili a quelle femminili perché quei corpi hanno in qualche modo più bisogno di essere disegnati, visto che si è sgretolato un ideale). L’uomo da te dipinto, e intorno a lui gli orizzonti, e accanto a lui, il vero, non dipinto, lichene che ha resistito alla siccità e a ogni temperatura estrema per milioni di anni. Lichene primordiale, petali, piume – li tieni tra le pagine e ne tiri fuori uno, come un biglietto da un...

Andrea Dei Castaldi. Finistère

Goethe non era un neoclassicista frustrato. Giona Domizi avrebbe voluto urlarlo in faccia a quel grasso professore con i capelli unti appiccicati alla fronte. Avrebbe voluto urlare che l'università non è un luogo dove acquisire coscienza della propria individualità, ma solo dove parcheggiarsi per un po', illudendosi di essere speciali, fino a quando una pergamena dall'aria antiquata non suggella la fine degli anni in cui ci si può legittimamente sentire grandi in potenza. Ma Giona Domizi avrebbe voluto urlare più forte molte altre cose, che invece si teneva dentro, con il rischio di rimanerne soffocato. Davide, il fratello gemello, era morto durante l'inverno in un incidente stradale e a lui, il sopravvissuto, restava tutta la fatica di...

Furukawa Hideo. Belka

Kiska è un’isola dell’arcipelago della Aleutine, estremo nord del pianeta, là dove le correnti calde dell’Oceano Pacifico si mescolano con quelle gelide del Mare di Bering. L’isola – rocciosa e inospitale – appartiene agli Stati Uniti, ma, nel 1942 insieme alla vicina Attu, viene  per alcuni mesi occupata dall’esercito giapponese. Quando gli americani ne riprendono possesso, a Kiska ci sono soltanto quattro cani, tre pastori tedeschi e un hokkaido. I giapponesi se ne sono andati, rapidamente e furtivamente, approfittando della nebbia permanente che li ha resi invisibili.   I cani non sono però cani qualunque. Sono veterani di guerra, esperti di situazione limite. Uno di loro, la femmina Explosion, apparteneva...

Glyn Dillon. Il Nao di Brown

Pubblicato da SelfMadeHero nel 2012 dopo quattro anni di lavoro, è uscito per Bao Publishing Il Nao di Brown di Glyn Dillon, poliedrico autore inglese di storie e immagini per tv, cinema, fumetti e giocattoli.
 La copertina è l’anima del libro: la biografia emotiva, gialla-rossa-nera-bianca, di una giovane donna con la testa imprigionata in una lavatrice, in attesa di vivere liberamente il suo presente (in inglese Nao si pronuncia now, come si legge sul display). 
     Nao è bella e attraente come Valentina di Manara. Capelli neri e lucidi, sempre di corsa in bicicletta e vestita di rosso, tranne nella fotografia in prima pagina che la ritrae a tredici anni con maglietta gialla e occhiali da sole.     Tutto nella sua vita...

Sottsass. Tornano sempre le primavere, no?

  Beaubourg Il 27 aprile 1994 fu inaugurata la mostra di Ettore al Beaubourg a Parigi, tre anni dopo quella del padre a Trento. Era la prima mostra antologica dedicata al suo lavoro che Ettore aveva accettato di realizzare. In quei tre anni era cambiato. Da mitteleuropeo ad architetto-designer radicale, con codino e barba. L’ho accompagnato in un giro – a porte ancora chiuse all’autorità e al pubblico – dentro la “fossa” centrale del piano terra del Centre Pompidou, che ospitava quella cascata di meraviglie. 
Lui con Fernanda Pivano e io a distanza con la mia Nikon. Più tardi sono iniziati i riti ufficiali, Ettore 
si è prestato con infinita disponibilità. Guardandolo attraverso l’obiettivo, si poteva cogliere un fremito di paura. Mi aveva bisbigliato, come di sfuggita: «Sai, ti...