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Natale

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Quasi una favola di Natale

C’era una volta, in un paese non meglio precisato, un uomo politico. Lui era un vecchio uomo politico, uno che ne aveva viste di tutti i colori in tanti anni di attività. Il paese, che non nomino, era un paese dove tutti telefonano urlando per la strada, sia che vadano a piedi in macchina o in bicicletta, e dove la televisione trasmette in continuazione esclusivamente due tipi di servizi: o cronaca nera o gastronomia. Sicché in quel paese tutti, oltre a telefonare vociando, pare che non facciano altro che due cose: ammazzare o cucinare (e/o mangiare).   Il vecchio politico era rimasto, non si sa come, un idealista. E ciò per tutta la durata della sua lunga carriera. Aveva fatto la gavetta, nel suo partito. Perché allora, quando aveva cominciato lui, i partiti c’erano ancora, e c’era anche la politica. Ora non ne era più sicuro, che ci fossero politica e partiti. Il suo partito, per esempio, aveva cambiato nome e simbolo svariate volte. Ma sempre rimanendo, il simbolo, nell’ambito vegetale-mangereccio: partito del carciofo, del cavolo-rapa e, ora, del cavolo e basta.   Il nostro politico aveva l’...

Manganelli: basta con il Natale!

Basta con il Natale!, l’esclamazione prorompe dalle pagine de Il presepio (Adelphi 1992) che Giorgio Manganelli sta redigendo alla fine degli anni Settanta nella sua casa romana seduto alla macchina per scrivere. In verità nel dattiloscritto che esce dal rullo della macchina non dice proprio così. Manganelli è più sottile, meno greve, ma non per questo meno diretto o pesante: “La mia memoria dei Natali infantili è estremamente penosa”; e ancora: “I preparativi per il Natale hanno qualcosa di cupo, di tetro, per l’appunto come preparativi per tener testa ad una invasione, o ad una minaccia non precisa che si addensa sulle nostre indifendibili frontiere”. Cosa ha il Natale per sembrargli così pernicioso? Al Natale “non si dà fuga; in nessun modo”. Nessuno può evadere dal Natale.     Per questo Manganelli decide di immergersi nel Natale, lo fa affrontando una delle sue “istituzioni”: il presepe. Il testo che sta scrivendo ha come oggetto proprio questa “scena”, come la chiama Manganelli. Questo è il presepe. Se c’è una felicit...

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