Obliquity
Daniele Martino

Daniele Martino è insegnante e dirigente sportivo; ha pubblicato poesia con Einaudi (Minimale in Nuovi Poeti Italiani 4, 1995) e Marcos Y Marcos (Zen session, 2012). Scrive i testi poetici musicati da Marco Robino per Peter Greenaway (Goltzius and The Pelikan Company, 2012). Il suo blog è “digressioni” (etsushin.com).

 

03.11.2015

Se questo è un omino

Quando entriamo, sul palco c’è un plastico che lo riempie tutto. Non c’è dubbio di cosa si tratti: è il KAMP del titolo, un campo di sterminio nazista, perché si vede a sinistra una costruzione con una grande ciminiera rettangolare… quello è l’edificio crematorio; tante baracche disposte regolarmente come in un accampamento militare; qualche camioncino, un binario perpendicolare alla platea che entra nel perimetro del campo da fuori. Qualche lampione. Torrette di guardia. Filo spinato ovunque. Tre piccole forche sulla destra. Sulla parete di fondo, bianca, si accende una proiezione. I contorni dello schermo sono un po’ sbrindellati, squallidi, si sente un assordante gracidare di raganelle, poi l’ululare del vento...

13.10.2015

Toglietegli tutto ma non il suo Brel

C’è qualcosa di nuovo, nel Belgio, anzi, di strano. La nazionale di calcio è seconda nel ranking mondiale Fifa, dietro la sola Argentina. Tra dilaniate cronache politiche nazionali la sua capitale, Bruxelles, è anche la capitale dell’Unione Europea. Per i francesi, i belgi da sempre sono stati degli stupidoni, e Gustave Flaubert nel Dizionario dei luoghi comuni alla voce BELGI scriveva: «Chiamarli francesi contraffatti, fa sempre ridere: “Come ben sapete…”». Se veniamo a conoscenza di un genio belga, è perché se ne è andato dal Belgio: Eden Hazard e Thibaut Courtois giocano nel Chelsea, Marouane Fellaini nel Manchester United e Vincent Kompany nel Manchester City. Jacques Brel se ne era andato a Parigi....

22.09.2015

S-ballare serve a qualcosa

Dionisiaco/apollineo: nelle stagioni della nostra vita quante volte siamo entrati e usciti da queste opzioni esperienziali? Prima le canzoncine, poi il rock e il gusto di ascolto che si affina (o non si affina diventando o meno “intellettuali” o “non-intellettuali”)… poi adolescenza e giovinezza offrono la svolta “politica”: essere dentro o fuori? Ballare o s-ballare? La dimensione antropologica della festa è sempre stata calendarizzata, steccata da margini di controllo sociale al cui interno ognuno «fa ciò che vuole» (Rabelais, Gargantua); dai riti greci (baccanti, riti orfici) ai Carnevali medievali… Quanti quadri di Brueghel sembrano uno scatto da un free party degli anni Novanta? L’eccesso genera caos, e...

07.07.2015

Obliquity. «Quel malessere oscuro del cuore»

Ci dev’essere una latitudine che scorre nelle vene delle narratrici delle aree settentrionali di Europa e America: quelle comunità in qualche modo ibernate nelle loro orgogliose tradizioni, le tante province che pullulano tristemente lontano da Londra o New York, le sere fredde, le notti gelide, gli stivali che scrollano la neve ghiacciata all’ingresso di accoglienti tane domestiche. Come in Fargo, il film dei Coen e la serie tv da loro prodotta. Non sono donne diverse da noi, uomini o adolescenti diversi da noi, ma è come se in quella latitudine non lontana dal freddo polare tutti fossero un po’ più feroci e insieme affettuosi di noi. Se sei solo sei solissimo, se sei triste ti suicidi, se ami tua madre e tua sorella le ami e sei amato tantissimo...

10.09.2014

Nils Frahm. Una malinconia berlinese

Nils Frahm è uno dei compositori più interessanti della nuova scena contemporanea europea. Lavora a Berlino nel suo Durton Studio. Pianista acustico e elettronico, sarà uno degli ospiti più importanti della sezione non-classica del festival MITO, l’11 settembre al Piccolo Teatro di Milano. Abbiamo cercato di capire meglio la sua visione della musica: molti titoli di suoi pezzi parlano di pioggia, di perdite, di tristezza... e lui ama il clima freddo della sua città. Il suo segno zodiacale è Vergine. È ironico, e di poche parole. Hai 31 anni, il tuo primo album fu Wintermusik, del 2009: il tuo stile c’era già tutto. Quali sono stati i tuoi guru? Da qualche parte ho letto che il tuo maestro di pianoforte, Nahum Brodski,...

03.06.2014

Storie d’amore alla francese

Dobbiamo ammirare chi ha il coraggio di scrivere una guida: mettere in ordine un genere, un tema, scegliere i nomi degni di un abc è una fatica immane. Così Gianluca Grossi, che ha scritto una Guida alla musica francese dal dopoguerra a oggi (Odoya, 2014) merita rispetto. Non ha avuto alcuna indulgenza per i suoi gusti: ha messo in fila alfabetica Charles Aznavour e i Daft Punk, Juliette Gréco e gli Air. Non ha insistito troppo nello spiegarsi e spiegarci perché la musica francese della Francia liberata e conquistata è riuscita, unica tra i Paesi europei (Italia inclusa), a diventare cult nel gusto e nei consumi angloamericani: certo, c’è di mezzo Parigi, e non è poco, ma ci vanno di mezzo anche Jean-Paul Sartre e l’...