Specie di spazi
Gianfranco Marrone

Gianfranco Marrone si occupa dei linguaggi nella società contemporanea. Scrive su vari giornali. Insegna Semiotica a Palermo. Su www.gianfrancomarrone.it info su questo lavoro.

28.06.2016

Camilleri a quota cento / Montalbano è stanco

Arrivato al suo centesimo libro – come a ribadire una sfida atavica con l’ambito collega Georges Simenon – con L’altro capo del filo (Sellerio, pp. 301, € 14) Andrea Camilleri non ha più dubbi: l’antieroe di Vigàta non ce la fa più. Arranca maledettamente, ha il fiatone, non è connesso con l’andazzo generale. Le cicaronate di caffè, come le chiama, non bastano a tenerlo vispo, e dorme pochissimo: lui e tutti gli uomini del commissariato. Ma persiste, imperterrito, nella sua azione perturbante contro il tempo e i tempi, in questo gioco ormai più che ventennale dove la giustizia formale si scontra con l’etica personale, il rispetto della legge sedicente uguale per tutti con lo sdegno idiosincratico verso il malcostume generalizzato. Ecchecavolo, sembra ripetere a ogni piè sospinto. Da una...

06.06.2016

A Parigi “Dans l’atelier” / L’artista fotografato: da Ingres a Jeff Koons

Perec non ne parla, almeno esplicitamente. Fra le specie di spazi che accuratamente enumera, c’è il letto e la camera per dormire, gli anfratti dove fumare nell’appartamento in disordine, il quartiere cittadino con brasserie dell’angolo e mercatino d’ordinanza. Eccetera. C’è perfino lo studiolo di san Gerolamo dipinto da Antonello. Ma l’atelier dell’artista, in senso stretto, non c’è. Eppure, con buona probabilità, Perec non parla d’altro. Se (come lui sa bene) lo spazio è per l’uomo tana e rifugio, specchio e scenario, compagno d’avventure e palcoscenico per metterle in gioco, misura di tutte le cose e via di fuga per riclassificarle senza sosta, non c’è luogo moderno più significativo – funzionale e simbolico al tempo stesso – dell’atelier dell’artista. Non a caso ampiamente narrato e...

30.03.2016

Antonio Calabrò, Palermo, la guerra di mafia nei primi anni Ottanta / Digerire i morti

“Fatica, Palermo, a digerire i suoi morti”. Ecco, a pagina 62, il senso di questo nuovo libro di Antonio Calabrò (I mille morti di Palermo, Mondadori, pp. 256, € 18,50) dedicato alla spietata guerra di mafia che insanguinò le strade della città e le menti dei cittadini nei primi anni Ottanta. Periodo in cui, con strategia tanto lucida quanto spietata, i cosiddetti Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano presero il potere a Palermo e dintorni, sterminando i principali esponenti delle cosche rivali e chiunque, con loro, li ostacolasse nel cammino di acquisizione della leadership criminale sul territorio. Un periodo denso, allucinante, cupo, che ha radici antiche e strascichi lunghi, su cui Calabrò – cronista del quotidiano “L’Ora” all’epoca – si sofferma con dovizia di...

17.03.2016

Fatta l'Italia facciamo gli italiani / Cannavacciuolo e l’Unità d’Italia

L’altra settimana, nel programma del sabato di Fabio Fazio, Antonino Cannavacciuolo non ha fatto un gran figura. Era impacciato, faticava a inserirsi nel dialogo collettivo, non rispondeva a tono. Sembrava un pesce fuor d’acqua. Qualcuno, per esempio, gli ha chiesto perché, nel suo ultimo libro, ha scritto che gli alimenti ci parlano. Affermazione che i fenomenologi della percezione, da Merleau-Ponty a Sartre e forse anche Husserl, avrebbero trovato plausibile. Ma che lui non è stato in grado, su due piedi, di motivare. Suscitando generali risolini di perplessità. Il che non va a suo demerito. Segnala semmai, se ce ne fosse bisogno, il fatto che gli eroi per un giorno non sono tutti uguali, non sono tutti televisivi allo stesso modo, quantitativamente e qualitativamente. C’è chi...

07.03.2016

Umberto Eco. Lotta alla stupidità

E poi molti hanno detto: Umberto Eco è un classico. Così tutti a rileggerlo trovandovi cose nuove: come ad avverare, ex post, l’affermazione forse più frequente nei ricordi coccodrillosi apparsi i giorni immediatamente successivi la sua dipartita. E per il desiderio di essere come tutti, direbbe un recente strega, l’ho fatto anch’io che lo faccio da sempre. Ho prenotato dal mio edicolante di fiducia Come viaggiare con un salmone (abbinato a “Repubblica”, € 10) sapendo perfettamente che avrei acquistato una parte del Secondo diario minimo (letto e recensito all’epoca). E sono corso in libreria a procurarmi una copia del Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida (La nave di Teseo, pp. 469, € 20) prima che ne esaurissero le scorte, sapendo altrettanto bene che si sarebbe trattato d’...

20.02.2016

Eco dopo Eco

“Se avesse voluto sostenere una tesi, l’autore avrebbe scritto un saggio (come tanti altri che ha scritto). Se ha scritto un romanzo, è perché ha scoperto, in età matura, che di ciò di cui non si può teorizzare, si deve narrare”. È il settembre del 1980, e quest’aforisma rovesciato chiude il risvolto di copertina della prima edizione del Nome della rosa, dove un Umberto Eco alla prima prova letteraria sembra quasi volersene giustificare agli occhi di un pubblico che lo conosce grazie a pietre miliari come Opera Aperta, Apocalittici e integrati o il Trattato di semiotica generale. Molti falsi amici la interpreteranno, con astuta superficialità, come una rinuncia alla dottrina semiotica, come la resa di una scienza nuova, fortemente vocata alla critica culturale, che nel giro di pochi...