AUTORI
Alberta Giorgi
25.06.2014

Parlando di beni comuni

Parlando di beni comuni, viene spontaneo chiedersi “comuni a chi”? Qual è la comunità che se ne occupa, che ne decide, che li gestisce? Se dei beni privati ne godono e se ne occupano i privati, lo Stato è responsabile dei beni pubblici e una definita comunità con specifici requisiti di accesso gestisce costi e vantaggi dei beni di club, come si configura la relazione di una (e quale? definita come?) comunità con i beni comuni? La questione è sempre quella sollevata da Hardin nel famoso articolo The Tragedy of the Commons: se un bene è caratterizzato da un accesso senza limitazioni e da un’elevata rivalità di consumo, non esiste nessun incentivo razionale che spinga a sostenerne e condividerne i costi di gestione...

07.02.2014

Saperi esperti e beni comuni

Se si rompe un rubinetto chiamo un’impresa idraulica e mi affido alla competenza di chi ci lavora. Se mi sento male, mi affido alla medicina – magari combino l’Aulin con un trattamento ayurvedico. O omeopatico. Wikipedia dice che Piero Angela ha sostenuto che l’omeopatia non fosse una cosa seria. Querelato, è stato assolto. Non so bene se credere a Piero Angela o agli omeopati. O a Wikipedia. Il blog Terra dei Fuochi, che denuncia i luoghi e i processi criminali nello smaltimento dei rifiuti tossici in Campania è attivo da parecchio tempo. Però recentemente se ne discute di più. Le denunce video dei cittadini hanno avuto bisogno di essere sostanziate da prove diverse – il sapere degli abitanti ha un ruolo diverso rispetto al...

27.09.2013

Beni comuni, cultura e copyright

Proteste universitarie 2008-2009: si discute di ruolo pubblico dell’università, di precariato, diversi gruppi di ricercatori in varie città d’Italia cominciano, autonomamente, percorsi di auto-inchiesta, si contano, si confrontano, ragionano di sapere pubblico, di libertà della ricerca e di open access. Con alcuni amici si decide di raccogliere i risultati in un volume.   E qui si apre il primo dilemma: ci piacerebbe che i risultati fossero accessibili a tutti, ma la ricerca è anche un lavoro. Se vogliamo che il nostro volume circoli negli ambienti accademici perché si rifletta sui precari della ricerca, e se vogliamo che sia considerato un prodotto di ricerca, e quindi ci dia punteggio nei concorsi che faremo, dobbiamo pubblicarlo...