raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

AUTORI
Ernesto Ferrero
22.06.2020

Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole,...

26.02.2019

Fossoli / Cosa imparare da Primo Levi

Quello che segue è il testo dell'intervento di Ernesto Ferrero, presidente del Centro Internazionle Primo Levi di Torino, in apertura della lettura di Fabrizio Gifuni dedicata a Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati, a Fossoli per il Centenario della nascita di Primo Levi.   Calvino diceva che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha dire. Vorrei aggiungere una piccola variante: che continua a darci sempre di più con il passare del tempo. Se questo è un uomo è un classico che è stato scritto da un ragazzo di ventisei anni che per modestia si è nascosto a lungo dietro l’autodefinizione riduttiva, molto riduttiva, di scrittore della domenica o di chimico che scrive: come se la chimica fosse una lieve ma evidente disabilità mentre, al contrario, semmai...

06.11.2012

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova...

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