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1971

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E. M. Forster. Maurice

Maurice, di Edward Morgan Forster, uscì postumo, nel 1971, l’anno dopo la morte del suo autore. In Italia Garzanti lo pubblicò a tambur battente l’anno dopo, nella traduzione di Marcella Bonsanti – a ora l’unica in Italia – nella collana “Romanzi moderni”, con una bella sovracoperta fatta solo di caratteri tipografici giganti, allegri e colorati.   Scritto nel 1914 non fu pubblicato per volontà di Forster, che temeva uno scandalo. Naturalmente Forster aveva ragione, lo scandalo sarebbe stato grande. Ora sono cose un po’ del passato per fortuna, ma per tutto il Novecento i personaggi omosessuali per vivere in un libro, prima o poi – così come al cinema – dovevano morire. L’opzione inoltre degli atroci tormenti era molto apprezzata. Forster, con Maurice, regala per la prima volta, a sé per più di cinquant’anni, e al mondo dal 1971, un romanzo d’amore fra due maschi che termina con un lieto fine. Non era il solo scandalo. Il lieto fine era anche per due personaggi di due classi sociali diverse, un lieto fine, che in quanto tale, prefigura un futuro fra i due...

Foucault e lo striscione degli studenti

Questa frase appare nell'opera Nietzsche, la genealogia, la storia, tradotta in Microfisica del potere,  1977. Una lettura che fece riflettere molti giovani intorno ai ventitré, ventiquattr'anni, disseminandoli fuori dal solco dell'ormai frusta sinistra extraparlamentare. Invero si tratta di uno scritto del 1971 all'interno di Hommage a Jean Hyppolite. Stiamo evocando – Jean Hyppolite (1907-1968) e Michel Foucault (1926-1984) - due maestri della cultura francese del Novecento, tra i più importanti. Che cosa vuol dire Foucault in quella frase? Vediamo le premesse: “La storia 'effettiva' - scrive – si distingue da quella degli storici per il fatto che non si fonda su nessuna costante; nulla nell'uomo – nemmeno il suo corpo – è abbastanza saldo per comprendere gli altri uomini e riconoscersi in essi” Niente più possibilità di cogliere la storia nel movimento della sua totalità, niente più possibilità di 'ritrovare' qualcosa, niente più continuità. Si tratta di discontinuità, in noi, nei nostri sentimenti, negli istinti,...

Polidori sull'Anticavallo alla scoperta del mare verde

Le Fiandre e la Romagna, terre di ciclisti, sono piatte, viceversa le Marche hanno appena il tre per cento di pianura mentre il resto è collina. Qui, dalla balconata di Cupramontana, pochi chilometri da Jesi, nell’epicentro della produzione del verdicchio, è un mare verde a saliscendi, dense macchie di olmi, castagni, e di viti a filari scoscesi da cui si profila in lontananza il mare vero, appena uno spicchio sullo sfondo, cioè la chiazza slavata dell’Adriatico che si apre tra Senigallia e Falconara. Nella Marca profonda, la celebre tesi di Brera che vedeva nella bicicletta un Anticavallo non ha senso perché nella terra dei piccoli borghi e della mezzadria diffusa che tuttora disegna il paesaggio l’Anticavallo è stata la moto o l’automobile, semmai, due alternative modernizzatrici che hanno affiancato la bici o paradossalmente l’hanno preceduta, tant’è che nel secondo dopoguerra si è passati dal «biroccio», il tradizionale carro agricolo, alla Guzzi o all’utilitaria Fiat lasciando magari la Graziella alle donne di casa: che di bici brulicasse da sempre la costa, specie tra...

L’uso della fotografia. Ai fratelli Alinari. 1971

Lamberto Vitali mi aveva mostrato alcune foto dei fratelli Alinari, rappresentanti il re Vittorio Emanuele II. Una, in particolare, mi ha colpito: sulla stessa lastra stanno due immagini del re, praticamente identiche, se non per una che mostra il re più di profilo che l’altra: in realtà una è una foto ritoccata e l’altra no. Il fotografo ha usato una lastra di grande formato per delle foto di piccole dimensioni del tipo carte de visite di pochi centimetri per non sprecare lastre e per comodità, in pose diverse, con chassis a due aperture piccole, ha realizzato due emulsioni. Così abbiamo questa foto doppia: da un lato il re ha un aspetto fiero, un poco eroico, dall’altro, senza ritocco, il re è vecchio, ha grandi borse sotto gli occhi, è come mummificato dall’età. La compresenza, non tanto di due foto quanto di due realtà su una sola lastra, sorprende, anche per il personaggio ritratto, che è un re, l’immagine del potere. Sullo stesso portante corrono due immagini apparentemente simili, e in realtà opposte, come fossero il vero e la sua falsificazione, indici di un...