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attentati

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Un dialogo a più voci / Entrare nella mente di un terrorista

Il dialogo a più voci di cui qui si riportano alcuni dei passaggi salienti è avvenuto il 15 novembre scorso, alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Trento, in occasione della giornata intitolata “Nella mente di un terrorista. Per un approccio multidisciplinare al fanatismo”, con la partecipazione di numerosi esperti di differenti settori. Nata per sviluppare, su diversi fronti d’indagine intellettuale, gli spunti del saggio Nella mente di un terrorista (Giulio Einaudi Editore, 2017), l’incontro riacquisisce in questi giorni, a fronte di quanto accaduto ai mercatini di Natale di Strasburgo, una tragica vitalità. Benché non si possa affermare con certezza che le parole spese in quella sede descrivano in maniera puntuale le caratteristiche e i moventi di quest’ultimo attacco, i cui contorni sono ancora oggetto di accertamento, possono forse aiutarci a comprenderne il contesto. Un contesto in cui l’eco di un’aggressione, in Europa, riporta subito alla mente il terrorismo islamista. Di quelle parole riportiamo qui qualche accenno.   Alla conferenza hanno partecipato: Armando Sanguini, ex ambasciatore d’Italia in Arabia Saudita; Paolo Liguori, direttore di...

Cosa vedere / Mostre tra Parigi e Berlino

A Parigi, nelle continue minacce di attentati, i musei sono guardati a vista. Dappertutto, compare l’etichetta minacciosa del servizio Vigipirate, che da sistema antitaccheggio, è divenuto deterrente antiterrorismo. La stagione delle mostre parigine guarda a Oriente, dal mondo arabo alla Cina, al Giappone, come proponendo un’affascinante ricognizione nei nostri concetti di esotismo, così come essi stanno mutando nel mondo in cui la Cina ha sempre maggiore potere economico e politico, e gli emiri del Golfo finanziano esposizioni in tutto il mondo intorno all’eredità islamica nei suoi molteplici aspetti. Al Musée Maillol compare Foujita, magnifico pittore di eroticissimi nudi, e di non meno allusivi gatti, di tutte le taglie e dimensioni, che sono in braccio all’artista.   Noto per il suo comportamento eccentrico e trasgressivo (a certe sue gesta allude il personaggio di Bertram Stone nel film The Moderns di Alan Rudolph, dove il ruolo era interpretato da un magnetico John Lone), si incide come uno dei protagonisti delle années folles, anche per il notevole impegno profuso per definire un personaggio eccentrico, come dichiarano i magnifici ritratti fotografici firmati da Istvan...

Ragionando sulla catastrofe di piazza San Carlo / Bun sì cujun no

«Riesci a respirare? Vedi?» chatto alle 20.54 di sabato 3 giugno 2017 al mio figlio sedicenne da casa, «Ahahah si» mi risponde alle 21.03. Un genitore, quando il figlio comincia a girarsene da solo in città con il suo smartphone, all’inizio è molto apprensivo: cerca di localizzarlo in modo onesto, senza spyware, cerca di sapere dove va, con chi va, cosa fa, quando ritornerà. Ha paura che venga travolto da un’auto mentre legge su WhatsApp una delle chat dei suoi dieci o venti gruppi, pensa che possa essere derubato o accoltellato. Ma se ha un buon rapporto con lui, può diradare, sapere più o meno qual è la banda con cui esce, quante birre più o meno berranno, e quanti spinelli più o meno si faranno. Lo lascia andare per il suo mondo, per la sua città, con il suo branco, perché sa che la sua città, Torino, Italia, 3 giugno 2017, grosso modo ha un basso tasso di possibile strage terroristica. Non è Parigi, non è la Francia, non è Londra, non è il Regno Unito, ma sa che poi ci sono la Norvegia e le stragi in un ritiro di ragazzi laburisti, e uno studente impazzito che mitraglia in un liceo americano… Cerca di non farsi divorare dal panico quotidiano, che ha sostituito o che si...

Ramadan Kareem / East London Mosque

Non è semplice capire cosa rende la East London Mosque tanto affascinante agli occhi di chi, camminando su Whitechapel Road verso Aldgate East o il Tower Bridge, le passa davanti: non è la consapevolezza che si tratti della moschea più grande del Regno Unito, né il fatto, come mi ha detto un amico italiano convertitosi all'Islam, che sia dai tempi della seconda intifada uno dei siti a più alto rischio di radicalizzazione nel paese, tra le pareti del quale si gioca un gioco misterioso di spie e agenti della CIA sotto copertura. Non sapevo nulla di tutto questo la prima volta che l'ho vista durante un viaggio a Londra da ragazzino, eppure ho ancora vivida l'impressione provata in quel momento: il senso di un luogo enigmatico e capace di incutere timore, enfatizzato dal contrasto vertiginoso delle architetture della City che si stagliano sullo sfondo degli uomini in jubbahi (la versione asiatica del thawb, il lungo abito bianco) e taqiyah (lo zucchetto).   Voyou Desoeuvre.    Negli anni 80 la East London Mosque è stata tra le prime moschee del Regno Unito ad ammettere l'adhan, la chiamata alla preghiera fatta da uno dei suoi minareti alti quasi trenta metri. Il...

L'autunno a Parigi

Strano constatare quanto la realtà e la sua crudezza necessitino di risuonare attraverso la memoria per trovare le parole. Cerco di mettere ordine tra i pensieri di questa stagione costellata di cadaveri mentre ascolto in maniera compulsiva “Sign O' the Times”, una canzone di trent'anni fa che parla di AIDS e di ragazzini fatti di crack, di fucili mitragliatori e di bombe atomiche, di destino, di ingiustizia e di speranza. Questione di pochi giorni, poi come al solito va a finire con i Sangue Misto a ripetizione, come se la chiave per uscire da questo labirinto di morte e di follia stesse nascosta in qualche piega degli anni ‘90, in quei concerti improvvisati negli spazi dismessi delle borgate, nei miei viaggi in motorino verso le periferie di Roma alla scoperta di interi universi dei quali, essendo cresciuto al centro della città, non sospettavo nemmeno l'esistenza.    Réamur - Sébastopol, Paris 2013   E dunque, di nuovo a parlare dei fatti propri? Ancora in prima fila a dire "c'ero anch'io"? Va bene, la nostra civiltà sta declinando verso un delirio di egotismo; va bene...

Convivere con il terrore

Lutti politicamente corretti     Il giorno dopo l’11 settembre 2001, una mia amica docente universitaria, comunista da sempre, mi dice con una certa spavalderia che per lei tre ragazzi palestinesi morti in uno scontro con la polizia israeliana proprio quel giorno la avevano impressionata molto di più delle migliaia di morti sulle Twin Towers a New York. È quel che si dice “avere due pesi, due misure”. Si ripete questa accusa dei due pesi e delle due misure ogni volta che qualche massacro in Occidente impressiona profondamente la nostra opinione pubblica. La si è tirata fuori, ovviamente, anche a seguito dell’eccidio del 13 novembre a Parigi. Si è detto: “Perché piangiamo tanto i 130 morti di Parigi e non gli oltre 40 morti di Hezbollah ammazzati qualche giorno prima a Beirut? Perché non siamo ugualmente scossi dai 224 passeggeri russi uccisi nell’esplosione dell’aereo sul Sinai l’8 novembre scorso? Eppure gli assassini sono più o meno gli stessi. I morti non sono tutti eguali?”   No, i morti non sono mai tutti eguali. La morte non ha lo stesso significato...

Let's Love

Dico “exposer” a proposito di una mostra d’arte a Parigi. Dico “exposer” ma la mia amica capisce “exploser”. Esposizione/esplosione: in italiano sono meno omofoni che in francese, dove tra i due si glissa giusto una elle. Può essere colpa della mia pronuncia difettosa, dei lavori in corso sulla facciata del palazzo adiacente, del vicino che sposta il tavolo accanto per passare perché sulle terrasse dei café lo spazio è millimetrico, di una banale interferenza nella trasmissione di un segnale tra mittente e destinatario, della distanza tra la mia bocca e le sue orecchie.   Può essere. Ma sappiamo bene che non è così, che non si tratta di una variante del duetto tra Armstrong e Fitzgerald: “You like poteto and I like potato / You like tometo and I like tomato”. Io dico “exposition” e tu dici “explosion”? No, perché ogni volta che dirò “exposer” penseremo a “exploser”, perché sentiremo a lungo “explosion” dietro “exposition”, perché continueremo a parlare di esplosione anche...

Piazza Tahrir, la rivoluzione violata

Un’ora dopo l’esplosione, il Saila, la ring road che separa e unisce allo stesso tempo la Old Medina di Sanaa al resto della città, era un campo arato e silenzioso. Niente traffico, code di auto e taxi, bus pubblici, carretti trainati da asini, strombazzare di clacson e scappamenti di moto truccate. Solo gente attonita, uomini per lo più, nemmeno bambini, che si guardavano da una parte all’altra del ciglio della strada senza fiatare. Strano per dei sanaani. Strano anche per chi di questa città ne ha fatto casa. Mentre ci fissavamo tutti a distanza – io di sguincio, da sotto il niqab, con la telecamera e la macchina fotografica protette dentro la borsa nera – un’ambulanza tagliava la strada a grande velocità. Sul retro del mezzo erano appesi cinque o sei uomini, con kalashnikov d’ordinanza. Gridavano: “Jalla”, “Fate largo”, di fronte al checkpoint. Erano tutti houti, i ribelli sciiti arrivati dal Nord, da Sada, che avevano preso il controllo della città da un mese circa. Il modo di fare, la velocità e l’eccezionalità dei comportamenti dei sanaani quel giorno, mi dissero che si stava per fare la storia. Era il 9 ottobre 2014 ed era solo l’inizio, la prima scintilla della guerra in...

Islam e radicalizzazione

Il sociologo franco-persiano Farad Khosrokhavar è direttore di ricerca dell’Istituto studi di scienze sociali di Parigi (EHESS). Il suo lavoro accademico affronta i problemi legati all’islamismo radicale contemporaneo dalla repubblica islamica in Iran fino al fenomeno degli attentatori suicidi. Negli ultimi anni si è occupato di musulmani in carcere e di “radicalizzazione”, una categoria concettuale utilizzata dagli scienziati sociali in maniera crescente dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Le quindici interviste in profondità a giovani rinchiusi nelle carceri francesi per crimini legati ad attività terroristiche raccolte nel testo edito da Grasset nel 2006 intitolato Quand Al-Qaida parle sono ancora utili per comprendere i motivi che spingono dei giovani musulmani europei di seconda o terza generazione a scegliere la strada del jihadismo. Il suo ultimo testo, uscito nel novembre 2014 in lingua francese, si intitola Radicalisation.   Con radicalizzazione si intende il processo che porta un individuo o un gruppo ad agire in forme violente collegandosi a una ideologia, a contenuto politico, sociale o religioso,...