raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Storia

23 aprile 1924 - 20 settembre 2020 / Mrs Rossana Rossanda

“Quello almeno era sicuro. Avrei letto e scritto”. Sfoglio freneticamente La ragazza del secolo scorso, appena dopo aver saputo da un trillio di notifiche che "la ragazza" non c’è più; e trovo questa riga, nel 1937 è deciso: “avrei letto e scritto”. Rossana Rossanda ha poi letto e scritto e fatto, per quasi un secolo. Le ragazze e i ragazzi di questo secolo, che vogliano imparare chi è stata Rossana nella storia della cultura e della sinistra italiana, lo troveranno scritto da lei, e da maestra (anche) di scrittura. [Ancora una frase, dalla prima pagina: “Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia)”].   E poi lo troveranno scritto da studiosi e studiose di storia, politica, filosofia, comunismo,...

Libri e viaggi, storia e letteratura / Alla ricerca del confine orientale

Da vent'anni ormai si fa un gran parlare di Confine orientale. Quasi sempre con toni da tragedia. Di solito infatti l'immagine di quel territorio è accostata alla vicenda delle foibe e quindi evoca terrore, stragi, fughe. E tuttavia anche curiosità per un mondo spesso sconosciuto, percepito come esotico, anche quando si parla di una parte d'Italia, ad esempio Trieste. A questo tipo di curiosità rispondono tre libri usciti di recente:  Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria, di Silvia Dai Pra' (Laterza); La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, di Giuseppe A. Samonà (Exorma); Trieste selvatica, di Luigi Nacci (Laterza). Pur con stili, metodi e fini differenti, questi tre volumi sono in qualche modo complementari e finiscono per evidenziare in maniera simile...

James Romm / Alessandro Magno e il fantasma sul trono

Che differenza c'è tra Alessandro (Magno) e un pirata?  Quasi nessuna, almeno a giudizio del pirata, il quale infatti così rispose ad Alessandro che gli chiedeva come mai gli fosse venuto in mente di infestare i mari: facciamo lo stesso mestiere io e te, Alessandro; solo che io lo faccio con una piccola imbarcazione e perciò mi chiamano “pirata”, tu invece lo fai con una grande flotta e sei definito per questo “condottiero”.   Questo celebre aneddoto è riferito da Sant'Agostino nel quarto capitolo del quarto libro del De civitate Dei, ed è ricavato a sua volta dal terzo libro del De re publica di Cicerone. Lo menziona anche James Romm, professore di Classics al Bard College di Annandale-on-Hudson, nel suo Il fantasma sul trono (a pagina 281), appena uscito per i tipi di Keller....

Da museo a moschea / Istanbul: Ayasofya

Riprendo in mano un vecchio libro illustrato, di una cinquantina d’anni fa, dedicato a Santa Sofia (a c. di Lord Kinross, Mondadori, 1992), la basilica prima cristiana, poi cattedrale ortodossa, poi moschea, e ancora dopo museo, ora ridiventata moschea per consolidare le mire nazionalistiche del nuovo “Sultano” Erdogan. Sfoglio il libro e ritrovo il fascino delle pubblicazioni di quegli anni: ricchissima ricerca iconografica, ma senza le alte definizioni ormai in uso; una piccola antologia critica che forse oggi potrebbe essere più esauriente; una ricostruzione storica accurata, ma che tradisce una predilezione spiccata – e dunque perciò stesso datata – per il significato che quel tempio ha rappresentato per la cristianità, a partire dal titolo stesso del libro: Santa Sofia, come se si...

Le atomiche sul Giappone, 75 anni dopo / Nagasaki, dimenticata dagli anniversari

La colonna di fumo che si è prodotta dopo l’immane esplosione a Beirut dell’altro ieri ha la medesima forma del fungo atomico generato dalla bomba sganciata dall’aereo americano su Hiroshima, e oggi è il settantacinquesimo anniversario di quell’evento tragico che ha segnato la storia del nostro Pianeta in questo lasso di tempo. Gli anniversari servono a ricordarci eventi lieti e eventi luttuosi, a consolarci e a metterci anche in allarme, questo in un momento in cui sembra che altre nazioni e paesi si stiano dotando di questo immane strumento di morte. Ne avevamo già parlato in occasione delle vicende legate all’atomica pakistana (qui) e il 16 luglio Riccardo Venturi ci ha rammentato l’anniversario della prima bomba nucleare fatta esplodere in un poligono in attesa di usarla direttamente...

Bologna, 10:25

C’è un’immagine che racchiude tutto l’orrore del 2 agosto 1980. Una giovane donna che si allontana a piedi dalla stazione di Bologna, trascinandosi accanto la bicicletta. Ha lo sguardo fisso, la bocca spalancata. Piange e urla: “Bastardi!..., assassini!...”. Alle spalle si lascia la più atroce strage del dopoguerra. La prima carneficina con fotografie e filmati a colori. Un attentato apocalittico causato da venticinque chili di esplosivo, contenuti in una borsa dentro la sala d’aspetto di seconda classe. Una bomba che alle 10,25 fa crollare trenta metri di pensilina, uccidendo ottantacinque persone e ferendone duecentodiciotto.   Opera dei fascisti, dichiara il 4 agosto 1980 in Senato l’allora presidente del consiglio Francesco Cossiga (il quale poi cambierà opinione). Non a caso. Il...

Antropocene Anno Zero / 16 luglio 1945: la prima bomba atomica

“Entrando nell’era atomica, l’uomo ha aperto le porte di un nuovo mondo. Chi sa cosa ci attende? Nessuno può predirlo”. A parlare è il dottor Harold Medford, un mirmecologo, ovvero uno zoologo che studia le formiche, davanti a degli esemplari di Camponotus vicinus mutanti. Corre l’anno 1954. Un’analisi condivisibile per quanto poco confacente alla specializzazione del dottore, a meno che si fornisca il contesto: siamo negli sfioratori e nei canali di drenaggio delle fogne di Los Angeles, e delle formiche grandi come elefanti sono state appena abbrustolite dai lanciafiamme di una squadra della polizia.  I cinefili avranno riconosciuto il finale di Them! (1954) di Gordon Douglas, tra i primi film americani di science-fiction nel filone dei nuclear monster che attraversa tutti gli anni...

Testimonianze / Leningrado. Memorie di un assedio

La storia dell’assedio   Nel 2014 Daniil Granin (1919-2017), autore, insieme ad Ales Adamovič (1927-1994), del monumentale Il libro dell’assedio (Blokadnaja kniga), fu invitato al Bundestag tedesco per raccontare, nel Giorno della memoria delle vittime del nazionalsocialismo, la tragedia di Leningrado. Quel giorno sancì il riconoscimento ufficiale da parte del governo tedesco della catastrofe perpetrata da Hitler e dalla Wermacht nei confronti del popolo russo e in particolare della città di Leningrado. «Città-eroe», «città-martire», la città voluta e fondata da Pietro I divenne alla fine della guerra il simbolo dello spirito indistruttibile dei suoi abitanti e, per estensione, dell’intera popolazione dell’Unione Sovietica che in quel conflitto pagò, in termini di vittime, il tributo...

Un conto rimasto aperto / Ma perché siamo ancora fascisti?

Il vento del cambiamento (editoriale)   Il fascismo è ancora qui? Perché non l'abbiamo “tolto di mezzo”? Negli ultimi anni, sussurrando o gridando che il lupo era tornato, non si è fatto che parlare di fascismo, in un proliferare di prefissi (neo-, post-, cripto-, para-, filo-, ecc.) a suggerire che non è proprio la stessa cosa, ma neanche così diverso. Nel polverone sollevato da tutta questa attenzione – mediatica, politica – sul fascismo, tra saggi e romanzi di vario tipo, l'anno scorso è apparso un faro, un “manuale di autodifesa” (così l'abbiamo definito) che si faceva strada attraverso il passaparola, forte della sua nitidezza: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo di Francesco Filippi (Bollati Boringhieri 2019).  Non si...

Olivetti / Memoria imperfetta

La memoria imperfetta (Einaudi) è quella di Antonella Tarpino, nata e cresciuta nell’Ivrea di Adriano Olivetti, un’epoca prima mitizzata, poi dimenticata e da un decennio circa studiata e rivalutata, col traguardo di aver reso, dal 2019, la cittadina eporediense un sito UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Definizione altisonante ma un po’ vuota perché oggi, quando si raggiunge Ivrea, si è generalmente delusi. Non esiste nemmeno un punto di accoglienza per essere indirizzati verso le famose architetture olivettiane. Tra gli autori di quelle architetture c’è stato il padre di Antonella, Emilio Aventino Tarpino, che fu un architetto al servizio della Olivetti, impegnato nella progettazione delle abitazioni per i dipendenti. Gli amici del padre sono giovani intellettuali e artisti, buffi...

26 aprile 1986 / Lo Stalker di Chernobyl

Zonaholic Markijan Kamyš è uno stalker o, se preferite, uno zonaholic, un esploratore illegale della zona d’esclusione di Chernobyl. Figlio di un ricercatore dell’Istituto di Fisica teorica – poi spedito sul tetto del quarto blocco della centrale a “liquidare”, come si diceva, l’incidente – Kamyš ha sviluppato una passione smodata per la Zona. Lo restituisce bene il Una passeggiata nella zona (tr. it. Alessandro Achilli, Keller editore 2019). Lo stalker – declinato al singolare in quanto gli è estraneo ogni spirito di aggregazione – è un giovane ucraino o bielorusso che non ha conosciuto la catastrofe del 1986 e ha familiarizzato con Chernobyl attraverso la sottocultura digitale, ovvero giocando a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, un videogioco horror prodotto in Ucraina nel 2003. In...

25 aprile / Piazzale Loreto. Immagini di una strage

La prima foto è stata scattata il 10 agosto del 1944 in Piazzale Loreto, a Milano. Si vedono degli uomini privi di vita, riversi sul marciapiede. Sono stati appena fucilati, qualcuno è caduto sul corpo dell'altro. Li circonda una folla di cittadini, qualcuno si sporge per vedere, altri distolgono lo sguardo. Chi erano? Quindici "comunisti e terroristi", fino a poche ore prima detenuti del carcere di San Vittore "senza alcuna imputazione di reati specifici", come precisa Silvio Bertoldi. Più semplicemente, degli antifascisti. Tra loro il più giovane è Renzo del Riccio, friulano di Udine, operaio di ventuno anni, e il più anziano è Salvatore Principato, siciliano di Piazza Armerina, maestro elementare, cinquantaduenne.      La fucilazione, eseguita da un plotone della...

Navi / Wiligelmo e l’arca

La prima imbarcazione della tradizione ebraico-cristiana non è una nave: è l’arca di Noè. Agli inizi del XII secolo, sulla facciata del duomo di Modena, uno dei più grandi artisti del Romanico – Wiligelmo – deve fare i conti con il singolare racconto che ne fa la Genesi, il primo libro della Bibbia: scolpisce infatti una struttura che non assomiglia per niente a una nave.      Disgustato dalla cattiveria degli uomini – racconta la Genesi – Dio ordina a Noè di costruire un’arca in cui ospitare la moglie, i figli e le rispettive mogli, e tutte le specie animali; qui potranno rifugiarsi e sfuggire al tremendo diluvio che cancellerà ogni cosa sulla Terra (Genesi, 6.14-16): “Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e...

Due appelli dalla Germania / Ancora uno sforzo europeo

La notizia di un fronte a guida tedesco-olandese contro il progetto francese, italiano e spagnolo di un fondo comune europeo per reagire alla pandemia ha scatenato in Italia, e non solo in Italia, una vigorosa reazione dell’opinione pubblica. È sembrata nuovamente delinearsi una linea di frattura geografica che vede i paesi del nord dell’Europa contrapposti a quelli del sud. Da un lato la difesa del rigore economico dall’altra le necessità della spesa pubblica.   In quest’ottica sono state rispolverate le interpretazioni che erano già affiorate durante la crisi dell’Euro dopo il 2008, imperniate su una supposta differenza culturale tra paesi del sud e paesi del nord. Questi ultimi, si sente dire, sono intrappolati in una concezione morale del debito economico, o addirittura in una...

Valentina Pisanty / I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe

Ho molti dubbi sulla capacità della memoria di diventare progetto, mentre invece capita sempre più frequentemente che qualcosa che pensavamo non ritornabile sta assumendo spazi di cittadinanza culturale sempre più ampi, quantomeno legittimati. Ciò che è in questione oggi non è se la memoria sia efficace, ma se i percorsi con cui si è inteso darle forma siano quelli più produttivi per costruire senso comune.  Il testo di Valentina Pisanty I Guardiani della Memoria e il ritorno delle destre xenofobe, è un ottimo testo (comunque è un testo più che opportuno) per provare a battere questa strada intorno alla efficacia del costrutto culturale e di quella macchina che abbiamo chiamato memoria del ‘900 per il nostro tempo. Il tema è triplo: come si forma la memoria; come la si difende;...

22 settembre 1970 - 22 settembre 2020 / Il partigiano Pietro Chiodi

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo e partigiano, ha legato il suo nome all’esistenzialismo in Italia, agli studi e alle traduzioni di Kant, di Sartre e di Heidegger. A lui si deve, oltre alla sistemazione definitiva della complessa terminologia heideggeriana, molto della ricezione del filosofo tedesco che ha permesso di leggerne il pensiero “da sinistra”, inaugurando una fortunata stagione teorica in Italia. Nicola Abbagnano, amico e interprete dell'esistenzialismo positivo, nel ricordo pubblicato il giorno dopo la morte di Chiodi, ha scritto che «fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo, quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità».   Una immagine di Chiodi,...

Giulio Bedeschi / L'8 settembre degli Alpini

8 settembre 1943: Badoglio, successore del da poco deposto Mussolini, annuncia in modo ambiguo l'armistizio con Stati Uniti e Gran Bretagna e la conseguente ostilità verso l'ex-alleato tedesco; una data capitale della nostra storia che i militari interpretarono in senso opposto: nel generale sfaldamento dell'esercito, attraversato dalla prepotente spinta dei soldati al ritorno a casa, ci fu chi seguì, magari in modo contraddittorio come a Cerfalonia, le indicazioni del governo, pagando con la vita, e chi ritenne di restare fedele al Patto d'acciaio, per esempio Junio Valerio Borghese e la sua X Mas. L'interpretazione opposta prevede una fine contro un inizio. La Monarchia fornisce al fascismo una straordinaria occasione per rifondersi artatamente alla patria, morta seconda una lunga...

Ci siamo ancora / Ester Safran Foer. La memoria è l'inizio

Negli anni Novanta, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si cominciarono a vedere in Ucraina e Lituania file di uomini vestiti strambamente di nero, con grandi cappelli, oppure anziani signori, per lo più americani, che giravano per i più sperduti villaggi esibendo ingiallite foto di loro parenti e chiedendo informazioni su luoghi cancellati dalla furia nazista e indicazioni sul bosco dove avrebbero potuto esser state ammazzate e sepolte le persone delle loro famiglie. Da queste nacque una singolare attività turistica con autisti, interpreti, improvvisati storici locali che “aiutavano” gli stranieri nelle loro ricerche, guadagnando considerevoli somme. Nel 1999 il giovane scrittore Jonatahan Safran Foer (1977), si recò in Ucraina per scrivere la sua tesi per l’Università di...

Profughi / L’ombra del nemico

Questa storia inizia con una bambina che voleva divenire cacciatrice di serpenti e che si troverà, molti anni dopo, ad essere una giornalista di guerra. Inizia con il desiderio di riparare ai torti grazie al racconto delle vite travolte dalla violenza della Storia. Un mosaico di racconti e testimonianze che vanno a comporre lo scenario delle nostre società in tumulto, in un tentativo di comprensione e di decodifica, di compensazione e analisi. Marta Serafini, giornalista del “Corriere della Sera”, in L’ombra del nemico (Solferino libri), racconta cinque anni di lavoro e di reportage che l’hanno portata più volte in Medio Oriente durante il conflitto siriano, in Iraq – testimone della nascita, della consolidazione e del declino dello Stato Islamico – in Kurdistan tra le file dei...

Patto tra generazioni / Che memoria nell'era della post-memoria?

C’è una pietra scolpita nella casa che fu di Nuto Revelli, ora diventata Fondazione: a lungo è stata seminascosta sul ciglio in legno del divano a fiori del luminoso soggiorno. Riporta i versi che Primo Levi vi aveva scolpito, dedicandola agli amici Mario Rigoni Stern e a Nuto stesso, a suggello della comune drammatica esperienza negli anni del fascismo:                                                     A Mario e a Nuto   Ho due fratelli con molta vita alle spalle / nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / nella neve di un Paese lontano, / e hanno scritto libri non inutili. / Come me hanno tollerato la vista / di...

Ritorna il nostro Speciale / Sciarà

C’è un brindisi che gli “Sciarà” – che erano gli amici fraterni, i sodali, quelli che portano lo stesso nome, i commilitoni e quelli che condividevano la stessa fatica del lavoro, quelli che hanno giocato insieme da bambini; la definizione della catena di senso resta plurima, e originaria – si facevano scambiandosi, regalandosi anzi, una formula di saluto, che era certo anche più che un augurio. Il rito diventava più gagliardo quando ci si ritrova dopo un lungo periodo di separazione o distacco (che era spesso, l’emigrazione lontana delle Americhe di allora, la prova di una malattia, e più spesso una disavventura di furfanteria o un qualche pericolo scampato che non si diceva).   Ed era sempre assistere a un brindisi grandioso, indimenticabile nella sua nitidezza e lussuosità, che a...

Fuggono e se la svignano / Distruggere le statue: una storia antica

Ci sono state fasi del passato in cui si è infierito deliberatamente su affreschi e dipinti: l'Iconoclastia nell’impero bizantino (tra VIII e IX sec.) ed episodi più circoscritti (ad esempio nella Firenze di fine '400, al tempo della predicazione di Girolamo Savonarola). Ma la distruzione delle statue punteggia ancora più fittamente tutta la storia, nel nostro Occidente, e non solo. Vengono in mente filmati recentissimi: le bombe dei Talebani che sbriciolano i Buddha della valle di Bamiyan nel 2001, i martellatori dell’ISIS che frantumano statue nel museo di Mosul in Iraq nel 2015. Rischiamo di vedere solo la superficie di queste scene di distruzione, quasi non ci fosse altro che lo scatenarsi di una violenza insensata. In una situazione rovesciata, nelle vicende seguite all’uccisione di...