Storia

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (7) / Nel buio delle sale cinematografiche

Una “caverna” attraversata da una lama luminosa. Spente le luci, la sala cinematografica sprofonda in una schiuma ribollente di emozioni. È una frattura quel buio, una frontiera, segna la fine dell’ordinario, anche quando ordinarie, o comuni, sono le storie che prendono vita sullo schermo. E lo schermo è il mondo, una inesplorata geografia dei sentimenti e delle relazioni. Ognuno può evadere dal recinto della propria posizione sociale, o al contrario, riconoscere le costrizioni che lo soffocano, fare il “giro della prigione”, e soppesare il cumulo delle sue afflizioni.    Questo accadeva nel buio delle sale cinematografiche italiane fra gli anni trenta e cinquanta. Accadeva al “Sala Roma” di Napoli, allo “Smeraldo” di Roma, e nelle centinaia di “Eden”, “Excelsior”, “Splendor”...

Ottolenghi e Tagliacozzo / Due famiglie ebree nella Storia

Il finale l’hanno scritto i giornali. Mentre Lia Tagliacozzo, figlia di sopravvissuti alla Shoah, presentava su Zoom il suo ultimo libro sulle persecuzioni razziali, un coro d’odio ha fatto irruzione. “Hanno iniziato ad urlare ‘ebrei ai forni’, ‘sono tornati i nazisti’, ‘vi bruceremo tutti’, ‘dovete morire tutti’”, ha scritto Sara, la figlia dell’autrice, che in un post ha denunciato l’accaduto. Sullo sfondo, immagini di Hitler e svastiche.  Per alcuni lancinanti minuti, i fantasmi del passato si sono così ripresentati nella casa dove settantasei anni prima, nella razzia degli ebrei romani, era stata deportata la famiglia Tagliacozzo. E non per caso è accaduto in vista del Giorno della Memoria – uno sfregio a chi in nome delle vittime tiene vivo il loro racconto e all’Italia che ha...

“Yekatit 12” / I massacri del 1937: Addis Abeba e Debre Libanos

È da tempo che ci si pone il problema di ripensare il “calendario civile” italiano ricordando anche i crimini del colonialismo del giovane Regno d'Italia e le successive atrocità delle “avventure” imperiali fasciste del ventennio, deliberatamente rimosse nelle narrazioni mainstream e nelle immagini semplificate della memoria pubblica, come è avvenuto nel caso delle recenti “scuse” della famiglia Savoia per le leggi razziste antiebraiche del 1938 che ignorano completamente la questione coloniale, riproponendo persino nei toni e nel lessico ulteriori problemi concernenti l’“italianità”. Facciamo nostro il recente appello del collettivo Wu Ming, perché il 19 febbraio diventi una data significativa della memoria pubblica italiana. Per fare i conti con una delle pagine più terribili della...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (6) / L'oscuro signor Hodgkin

Che cosa sente un uomo che si affaccia sulla propria fine, e giorno e notte ne contempla la possibilità? Soccombe sotto i colpi al cuore dello sgomento o arriva a contrastarlo? Dentro quel confine, dopo il primo scompiglio emotivo, Gigi Ghirotti ci si mette comodo, e cioè continua a fare quello che ha sempre fatto: osservare, raccontare, condividere. “Ho un tumore. Sono un giornalista e devo raccontare agli altri ciò che provo”, dichiarerà in una trasmissione televisiva del 1972, Lungo viaggio nel tunnel della malattia.  Il tumore è “un cupo inquilino, l’oscuro signor Hodgkin”. E il “morbo di Hodgkin”, abbattendo ogni argine, eludendo ogni tattica medica, lo travolgerà nell’arco di due anni, fra il 1972 e il 1974.  Accadono molte cose in quei due anni. Dove nessuno aveva mai...

1921 - 2021 / Compagni, avanti il gran Partito!

Cento anni fa, il 21 gennaio 1921, nasceva a Livorno, da una scissione del Partito socialista, il Partito comunista italiano. In occasione dell'anniversario, la casa editrice Quodlibet ripropone un bel saggio di Mauro Boarelli, La fabbrica del passato. Autobiografie di militanti comunisti (1945-1956). Uscito alcuni anni fa per Feltrinelli, è arricchito in questa nuova edizione da una prefazione inedita di Carlo Ginzburg, che presentiamo ai lettori di “doppiozero” per gentile concessione dell’editore.      1. Questo libro, apparso per la prima volta nel 2007, parlava già allora di un passato lontano. Lontano non nel tempo, e neppure (almeno per un lettore italiano) nello spazio: e tuttavia i documenti su cui il libro era basato, e la realtà alla quale rinviavano –...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (5) / Sud Italia

L’Italia scopre l’Italia. Il Sud in particolare, che, nei primi anni del dopoguerra, è ancora una “Terra incognita”.  Il cinema, la fotografia, l’antropologia, il giornalismo più avvertito, diventano esercizi di conoscenza, con qualche brivido di stupore, e molti colpi allo stomaco. L’immagine del “bel paese” si sgretola, mandando in frantumi la cappa di retorica che si era andata stratificando durante il Ventennio. Ed è uno spoglio paesaggio quello che ora viene alla luce: il Sud del Paese è alla fame, frenato da un irriducibile fondo arcaico e un “paziente dolore” che resistono a ogni intenzione modernizzatrice.   Un primo atto, un gesto inaugurale: il “viaggio al principio del tempo” di Cristo si è fermato ad Eboli, il libro di Carlo Levi steso fra il ’43 e il ’44, pubblicato...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (4) / Nella grande fabbrica

Mette paura la grande fabbrica. Disorienta. Soffoca. “Come sono entrata in fabbrica – ricorda Marisa B., negli anni cinquanta una giovane operaia – mi sembrava di soffocare… il chiuso dell’ambiente caldo e umido e il fatto di entrare la mattina e fare di filato otto ore, mi pareva come se andassi dentro per farmi cuocere”. “Non di una fabbrica si trattava, ma di una fabbrica-caserma”, è la prima impressione di Bonaventura Alfano. Viene dalla Lucania. Arriva a Mirafiori a metà degli anni sessanta. Diventerà poi un importante dirigente della FIOM.   E questa è l’immagine restituita dall’operaio Pietro Baldini: “Mi fece un effetto triste, sembrava più che altro una prigione”. Alla fine del 1952, Baldini entra nel reparto Fiat di corso Peschiera 299, un luogo appartato, se non nascosto,...

Simboli / Storia della svastica

Un’enorme svastica di pietra si innalza sulla cima di un grattacielo di New York: è una delle scene di The Man in the High Castle, una serie televisiva ispirata a un romanzo di Philip K. Dick (1962): la seconda guerra mondiale è finita, ma in un altro modo, e quelli che erano gli Stati Uniti sono occupati ora in parte dal Giappone, in parte dal Terzo Reich.       In quest’altra foto siamo ancora in America, ma non è più un film. È un raduno del German-American Bund nei pressi di New York, nel 1937. Anche la fotografia successiva non è fantasia: sono esponenti di questa formazione nazista nell’America degli anni Trenta.     In un caso e nell’altro – nella finzione e nella realtà – l’effetto è grande, perché "la svastica suscita sempre emozioni profonde". Lo...

Nagornyj Karabakh / L’Artsakh minacciato di genocidio culturale

Il 9 novembre, a seguito di una guerra di quarantatré giorni, l’Armenia e l’Azerbaigian hanno concluso, sotto l’egida della Russia, un accordo di cessate il fuoco che detta condizioni capestro alla parte armena. Dopo aver perso diverse migliaia di vittime militari e civili, la repubblica autoproclamata dell’Artsakh (Nagornyj Karabakh) ha dovuto rinunciare all’ottanta percento del suo territorio. Ben oltre cinquantamila persone sono costrette oggi ad abbandonare i loro paesi, chiese e monasteri. Con questo esilio forzato, essi non solo temono di non poter rivedere mai più le proprie case e i propri santuari, ma addirittura di condannarli alla distruzione e allo scempio. Quale sarà il destino del patrimonio plurimillenario armeno sotto il controllo dell’Azerbaigian?   Mentre l’...

Gallerie d'Italia: "Ma noi ricostruiremo" / Milano bombardata

Nella notte tra il 7 e l'8 agosto 1943 l'aviazione alleata sgancia le sue bombe sulla città di Milano. Replicherà con altrettanta violenza nelle notti tra il 12 e 13 e tra il 14 e 15 agosto. La Stampa del 14 agosto, scrive: “Milano ha subito un nuovo violento bombardamento. Si può dire che nessun rione, nessuna zona, nessuna strada centrale o periferica di Milano sia stata esente dal suo doloroso e sanguinoso contributo. Il centro ha avuto deturpazioni che rimarranno a testimonianza dello scarso spirito di civiltà dei nostri nemici. La periferia e i sobborghi, dal canto loro, hanno sofferto mutilazioni tali da meritare agli anglosassoni l’appellativo di gente inumana.” Milano è stata per tutto il primo novecento una città cantiere. Per sua scelta ideologica, economica, artistica. È la...

Quarta e ultima parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego sui temi del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   EM. Per quanto riguarda il colonialismo, a fronte dell'indegno sintomatico silenzio istituzionale con cui è passato l'ottantesimo anniversario della proclamazione dell'impero e la nascita dell'Africa Orientale Italiana, nel 2016, c'è comunque un crescente interesse, non solo tra specialisti, per le rimozioni del colonialismo fascista e da lì di quello liberale, direttamente proporzionale direi alle spinte filo-fasciste o nazionalistico-sovraniste in senso inverso. Personalmente credo che, benché necessario, il discorso...

Storia d’Italia attraverso i sentimenti (3) / E fu il ballo

E fu il ballo. Tra la primavera e l’estate del ’45. E dopo. Una gioiosa febbre dei corpi che finalmente tornano a muoversi scuotendo l’immobilità pietrificata degli anni di guerra.  Il sepolcro è stato scoperchiato. Ora, la vita freme. I corpi si cercano, si toccano, respirano gli uni accanto agli altri, si esplorano annullando la distanza ostile in cui si erano murati. Il ballo genera fiducia, scioglie ogni diffidenza difensiva. È un teatro di sentimenti: nascono amori, si stringono amicizie, si diffondono i semi di una socialità nuova. Aperta, distesa. E si attenua il peso delle memorie luttuose, si comincia, ma ci vorrà altro tempo, a sbrogliare la matassa dei sentimenti negativi. “Tutta Torino balla” intitola “L’Unità’” del 23 aprile 1945. Ma accade ovunque, per le strade e le...

Terza parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Sciego sul tema del colonialismo, (qui la prima parte e qui la seconda parte) nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   EM. Contro l'immagine del continente dell'oralità e del racconto infinito, Africa antica di Fauvelle dedica ampio spazio alle storie della scrittura sul continente: sono diversi i regimi di storicità e le diverse strategie di memoria culturale – stili documentari e narrativi – adottate nel tempo e nelle varie società, da quelle più “immobilistiche” e mitologiche volte a garantire l'effetto di una permanenza eterna nel mondo dei cacciatori raccoglitori, a quelle...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (2) / Manicomio. "In noi la follia esiste ed è presente"

Attorno alla metà degli anni sessanta, nel pozzo nero della desolazione manicomiale, soffia, leggero, un sentimento d’attesa. È un respiro sommesso, un sibilo appena percepibile, ma diventerà presto una corrente impetuosa. L’Italia riprende fiato dopo la corsa forsennata del decennio del “miracolo economico”. Questo “paese oscuro a se stesso” finalmente si guarda, o prova a farlo. La società italiana, scrive Guido Piovene a conclusione del suo Viaggio in Italia poco oltre la metà degli anni cinquanta, è “la più mobile, la più fluida, la più distruttrice d’Europa; assomiglia a quelle acque che corrono rapidamente senza però riuscire a smuovere una coltre spessa e dura di foglie impastate di limo che le copre e le fa apparire immobili”.  Chi ha il coraggio di ribaltare quel manto di...

Scambi / L'elefante di Carlo Magno

È appena uscito, per i tipi de il Mulino, un saggio molto interessante e narrativamente avvincente di Giuseppe Albertoni, ordinario di storia medievale all'università di Trento. Il titolo? L'elefante di Carlo Magno. Cominciamo dai fatti. Il venti luglio 802 un ebreo di nome Isacco recò a Carlo Magno, ad Aquisgrana, nel cuore del regno dei Franchi (non la “capitale” perché la tradizione franca non prevedeva un'istituzione di tale tipo) vari doni inviati dal califfo di Baghdad, Harun al-Rashid. Tra essi spiccava un elefante. Quest'elefante aveva un nome: Abul Abbas. C'è un'unica fonte, poi ripresa e variata da altre successive, che riporta l'episodio. E sono gli Annales regni Francorum altrimenti noti come Annali regi. Essi dedicano poche righe all'episodio, che pure non doveva certo...

David Teboul / Simone Veil, Alba a Birkenau

L’alba a Birkenau è il silenzio di una domanda mai pronunciata. A cosa si pensa quando a 17 anni ci si risveglia nel campo? Come si accoglie il mattino dopo una notte di angoscia, incubi e sogni? David Teboul non l’ha mai chiesto all’amica Simone Veil e quando se n’è reso conto era ormai troppo tardi per trovare risposta. Quella domanda ora riecheggia nel libro straordinario che il regista francese le ha dedicato con il titolo Alba a Birkenau (288 pp., Guanda).  Il volume nasce da una serie di incontri fra Veil e Teboul ma non è un saggio né una riflessione. Non ha pretese di completezza. È frammentario, incompleto e rapsodico come ogni umana conversazione – un documentario declinato in scrittura. A comporlo sono le parole, rese in prima persona, della stessa Simone Veil – il dialogo...

Seconda parte / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Continua la conversazione con Carlo Greppi e Igiaba Scego (qui la prima parte) sul tema del colonialismo, nel senso più ampio del termine, e dei presupposti inesplicitati di una immagine del mondo e della storia eurocentrica, bianca e maschile che si riflette nella cultura contemporanea.   Enrico Manera: Il volume Africa antica di Fauvelle rifugge anche dall'esotismo, uno sguardo romantico che è un serbatoio di stereotipi ingenuamente positivi ma in realtà “tossici” nel momento in cui in modo semplicistico e decontestualizzato fanno del continente africano un «santuario naturale» circondato da «società invadenti e minacciose»: tale racconto è inestricabilmente saldato a quello della schiavitù e del colonialismo a sua volta innervato dai molti stereotipi razzisti. L'Africa, più dell'...

Paraloup / Un museo di racconti

Sono a Paraloup nella baita che ospitava l’armeria dei partigiani della banda di Italia libera, Giustizia e Libertà, al comando di Duccio Galimberti (quello che ricorre anche nelle strofe di Morti di Reggio Emilia), Dante Livio Bianco, Nuto Revelli, Giorgio Bocca di cui si è celebrato da poco il centenario della nascita. L’antica borgata in abbandono, alpeggio tra Otto e inizi Novecento, accolse una delle prime bande (se non probabilmente la prima banda partigiana regolare per così dire) d’Italia.  Ora nella baita c’è il grande schermo, con postazione touch screen, del Museo dei racconti. Le stagioni di Paraloup. Sento le note, emozionandomi pur conoscendole a memoria, della canzone della banda. Col gelo di notte a dormire nei fienili a quasi 1400 metri (“ci si svegliava al mattino...

Storia d’Italia attraverso i sentimenti / Le paure di Napoli

Questa “Storia d’Italia attraverso i sentimenti” non è una Storia d’Italia, o non lo è nella sua forma più corrente: non segue la linea degli avvenimenti che hanno segnato il nostro paese, raccoglie invece i resti, le briciole rimaste sulla tavola: il vapore caldo dei sogni, l’alito acre dei fallimenti, i battiti ardenti delle speranze, gli sferzanti colpi delle pene, e tutti i suoni provocati dalla vita che passa, come un tremolio di vetri durante un temporale. Sono Storia le paure che nelle nostre vite si sono andate accumulando, i gesti di coraggio di cui occasionalmente siamo stati capaci, e le irruzioni di felicità, per quanto labili, o gli schianti di rabbia. Sono Storia il baratro dell’ansia, il morso dell’attesa, i lampi dello stupore, le improvvise scosse d’energia e il loro...

Colonialismo / Un'altra storia? Conversazione con Igiaba Scego e Carlo Greppi

Il recentissimo volume di Einaudi Africa antica, maestoso nell'edizione e nell'apparato iconografico, è una splendida occasione per affrontare il tema della rimozione coloniale con un taglio non solo decostruttivo e “difensivo”, ma anche costruttivo e capace di andare in profondità dal punto di vista storico, in senso periodizzante ed epistemologico. In un arco cronologico che va da ventimila anni a.e.v. al XVII secolo, il curatore F.-X. Fauvelle dirige un'imponente operazione (articolata in 2 sezioni e circa 25 saggi, senza contare le appendici e il corredo iconografico) che supera gli stretti obiettivi disciplinari e pone problemi importanti di scienza della cultura: muovendo dal dato archeologico interessa un'ampia nozione di sapere storico in cui l'antropologia e la storia del...

22 settembre 1970 - 22 settembre 2020 / Il partigiano Pietro Chiodi

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo e partigiano, ha legato il suo nome all’esistenzialismo in Italia, agli studi e alle traduzioni di Kant, di Sartre e di Heidegger. A lui si deve, oltre alla sistemazione definitiva della complessa terminologia heideggeriana, molto della ricezione del filosofo tedesco che ha permesso di leggerne il pensiero “da sinistra”, inaugurando una fortunata stagione teorica in Italia. Nicola Abbagnano, amico e interprete dell'esistenzialismo positivo, nel ricordo pubblicato il giorno dopo la morte di Chiodi, ha scritto che «fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo, quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità».   Una immagine di Chiodi,...

23 aprile 1924 - 20 settembre 2020 / Mrs Rossana Rossanda

“Quello almeno era sicuro. Avrei letto e scritto”. Sfoglio freneticamente La ragazza del secolo scorso, appena dopo aver saputo da un trillio di notifiche che "la ragazza" non c’è più; e trovo questa riga, nel 1937 è deciso: “avrei letto e scritto”. Rossana Rossanda ha poi letto e scritto e fatto, per quasi un secolo. Le ragazze e i ragazzi di questo secolo, che vogliano imparare chi è stata Rossana nella storia della cultura e della sinistra italiana, lo troveranno scritto da lei, e da maestra (anche) di scrittura. [Ancora una frase, dalla prima pagina: “Sono nata negli anni venti a Pola con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia)”].   E poi lo troveranno scritto da studiosi e studiose di storia, politica, filosofia, comunismo,...