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Cos’è la cultura di destra?

Cos’è, oggi, la cultura di destra? La domanda non è poi peregrina. Quando Furio Jesi, nel 1979, compilava il suo Cultura di destra (ripubblicato dall’editore Nottetempo in un’edizione ottimamente curata da Andrea Cavalletti), poteva rispondere indicando un panthéon di scrittori, filosofi e intellettuali di riferimento che avevano declinato questa cultura.   Oggi invece avremmo qualche problema in più. Allora erano vivi e vegeti alcuni valori, gridati ad alta voce e scritti con l’iniziale maiuscola: Tradizione, Cultura, Giustizia, Rivoluzione, Libertà. Come disse lo stesso Jesi in uno dei testi acclusi alla nuova edizione, “una cultura, insomma, fatta di autorità, di sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire”. Esser di destra significava poter contare sul passato, sulla sua autorità – che è poi autorità del Padre. Oggi invece pare essersi compiuto l’omicidio rituale di quel padre: al Passato si è sostituito il Futuro. La cultura di destra non è più tradizionale, conservatrice,...

La scuola come rete di giochi linguistici e iniziatici

Un recente scambio su queste pagine a proposito delle ‘tesine’ di maturità, sorto dall’intervento di Giorgio Mastrorocco, mi ha suggerito le riflessioni che seguono. Uno dei problemi della nostra scuola, evidenziato dagli argomenti scelti dai candidati, è il confrontarsi con contenuti stereotipati (all’interno di un canone da ridiscutere), in fin dei conti quasi sempre deludenti per chi li valuta e per gli studenti che ad essi si dedicano, spesso senza adeguate motivazione e strumentazione.   Il filosofo Ludwig Wittgenstein, nella fase matura della sua riflessione, dopo un periodo di insegnamento come maestro di scuola elementare e di lunga osservazione dei bambini, era giunto a formulare una teoria del linguaggio come utensile legato all’uso all’interno di un contesto: in tal senso ci muoviamo in una costellazione digiochi linguistici, sistemi chiusi e autoreferenziali all’interno dei quali, diverse forme di vita istituiscono e scambiano significati secondo regole e codici tendenzialmente predeterminati.   L’insegnamento praticato a scuola non è diverso. Quello che facciamo è insegnare...

Scuola di crisi

Sarà che non sta succedendo niente di rilevante rispetto alle aspettative del dopo-Gelmini: si parla di un concorso per nuove immissioni in ruolo, di digitalizzazione totale della burocrazia interna, sono uscite le materie degli esami di stato, ma di fatto nessun avvenimento smuove la scuola dal torpore che la attraversa e dalla disillusione di chi ci vive dentro. La vita scolastica procede con i suoi ritmi, i suoi riti e i suoi idiotismi, nel bene e nel male. Gli scrutini del quadrimestre segnano un momento di cesura nel percorso annuale e in genere ne viene amarezza per molti insegnanti, delusi dai risultati, e per gli studenti e i genitori, che vedono contabilizzato nella pagella il loro andamento. Un buon momento per chiedersi ‘a che punto è la notte?’.   Un giorno qualunque mi sento dire con estrema concitazione da un allievo sveglio ma svogliato, particolarmente incline alla superficialità e alla mancanza di rispetto del patto formativo: - Professore, ha visto De Falco che uomo? Che esempio di rigore e ordine e autorità! -. Gli studenti restituiscono in maniera brutale e semplificata i messaggi appena più sottili che...

Speciale Ai Weiwei | Come abbiamo potuto regredire fino a questo punto?

Sono abbastanza arroganti da credere che un’autorità illegittima sia in grado di alterare la verità o il volere degli altri. Allo stesso tempo sono abbastanza fragili da credere che una voce contraria possa far crollare il loro potere schiacciante. Questo perché credono che i loro nomi poco rispettabili non saranno scritti su alcuna scheda elettorale una volta che il pubblico avrà davvero il potere di dare il proprio voto.   Hanno già perso la speranza in se stessi, e non vogliono sentire la voce del popolo; ma non permettono alle persone di ascoltarsi l’un l’altra o di scoprire che possono esistere persone con le stesse idee.   Potete pensare, ma non potete parlare. Nessun altro sa cosa state pensando, e quando il dolore e la disperazione appartengono esclusivamente a voi stessi, non ci sono minacce. Ovviamente, stareste meglio senza la facoltà del pensiero indipendente; sarebbe più sicuro, più armonioso.     Se non si può migliorare la propria realtà, allora si può contare solo sulla possibilità di distruggere la realtà degli altri...

Cyberchiefs: come funzionano le tribù online?

La lunga lotta tra la repubblica della libertà e il regno della burocrazia si è spostata su Internet. Avete mai pensato alle comunità che sviluppano Linux o che scrivono Wikipedia come a burocrazie? È quello che ha fatto il sociologo francese Mathieu O’Neil in Cyberchiefs - Autonomy and Authority in Online Tribes (pubblicato da Pluto Press e non ancora tradotto in italiano), un libro in cui analizza le strutture di potere presenti nel web senza limitarsi a celebrare acriticamente l’autonomia che la rete darebbe ai suoi utenti. I processi che regolano la produzione diffusa e orizzontale di contenuti che avviene in progetti come quelli di software libero o nella blogosfera sarebbero esempi di una nuova forma istituzionale - la burocrazia tribale online - tipica di internet e diversa dalle altre forme di organizzazione.   Il lavoro di O’Neil parte dall’idea che la ricerca di autonomia e autorganizzazione sia una delle forze trainanti della rete. L’ideologia di Internet ci spinge a diventare prosumer (producers-consumers), e quindi a sentirci liberi di essere produttori autonomi in quanto giornalisti, artisti, autori...

Gibellina / Paesi e città

Sono di Gibellina, paese della valle del Belìce distrutto dal terremoto del 1968. Mio padre non c’era al momento del sisma, studiava all’Industriale di Mazara del Vallo, faceva con i suoi compagni di scuola le prime prove di ‘68, anche se un ‘68 casalingo, ingenuo e casinista. Mia madre era in casa con i suoi genitori, i miei nonni; hanno lasciato tutto, di corsa, e sono finiti in una scuola, senza più niente. Il giorno dopo gli hanno portato dei vestiti e del cibo. Era gennaio e c’era la neve, a mia madre è venuta la febbre, mio nonno l’ha portata dal medico. Cinquemila lire, ha chiesto il medico, senza curarsi del fatto che non li avevano quei soldi, erano terremotati. All’epoca i miei genitori erano fidanzati di nascosto, e di nascosto ho letto le lettere che si mandavano; lettere indirizzate a qualcun altro, per non farsi scoprire, dandosi appuntamento nei parchi, agli angoli delle strade. Vedersi dieci minuti ogni quindici giorni. Si sono sposati sei anni dopo; mia madre aveva un vestito da sposa in tessuto sintetico, quando le ho chiesto di farmelo vedere si è vergognata, non ha voluto, dice che vuole...