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Intervista a Saul Steinberg

Pubblichiamo di seguito un’intervista a Saul Steinberg, tratta dal libro di Pierre Schneider, Louvre mon amour. Undici grandi artisti in visita al museo più famoso del mondo (Johan & Levi, dicembre 2012, p. 192, € 22), dedicato al dialogo intramontabile con i grandi artisti del passato.      Mi apprestavo già a rispondere, non senza qualche senso di colpa, alle solite obiezioni: “Sono un pittore, sa, parlare non è il mio forte. Del resto, si può parlare d’arte? L’esperienza estetica è come l’esperienza mistica, non si spiega…”. Lui però mi rassicura subito:“Io diffido di quelli che restano ammutoliti, estasiati o tramortiti davanti a un dipinto. Credono ai miracoli, loro. Ma il paradiso siamo noi a doverlo costruire. I veri mistici sono sempre stati dei chiacchieroni. Per rendere onore a un quadro, devi raccontartelo in tutti i dettagli possibili. Se ti blocchi, vuol dire che sei davanti a un padrone, a un capoccia”.    Il silenzio è frutto della paura, e Steinberg odia le dittature. “L’arte è una sfinge: il...

Roberto Cuoghi. La caricatura dell’identità

Identità ribaltata, deformazione, esplorazione del singolare. Leitmotiv che ormai conosciamo bene se pensiamo ai lavori di Roberto Cuoghi. Considerato uno dei più interessanti esponenti della ricerca artistica italiana, Cuoghi si è affermato creando un linguaggio artistico molto personale e riuscendo a lavorare con tecniche diverse, dalla fotografia al video, passando per pittura, disegno, fino al suono.     L’investigazione dell’identità è un tema che appartiene alla società di questi ultimi decenni e l’arte, come spesso accade, se ne fa portavoce. Riuscire a indagare la propria individualità nelle sue forme molteplici è un’impresa labirintica che a volte genera lavori affascinanti e a volte lascia perplessi. Il concettualismo che regola l’arte di Roberto Cuoghi è sicuramente molto denso, finanche serio e, forse, fin troppo analitico e cerebrale.   Probabilmente il suo lavoro più famoso è la scelta, all’età di ventiquattro anni, di trasfigurarsi nella persona di suo padre, modificando le sue sembianze con barba e capelli grigi oltre...

Pattini a rotelle. Gino De Dominicis laicizzato

Questo testo dedicato a Gino De Dominicis (1947-1998) e alla sua particolare abilità di “commento” figurato del mondo dell’arte, è parte dell’inchiesta “civile” di Michele Dantini sulla storia dell'arte italiana contemporanea. Fa da pendant a Cavalli e altri erbivori, apparso in precedenza su Doppiozero e può connettersi idealmente, come contributo preliminare, al Dossier anniottanta curato da Stefano Chiodi [vedi Anniottanta. Un’introduzione].   Condotta programmaticamente “in presenza delle opere”, l’interpretazione dei documenti visivi è incrociata con la storia delle comunità artistiche e del paese nel suo complesso, e tocca questioni di grande attualità, in primo luogo la progressiva erosione di un progetto partecipativo nazionale. L’importanza del tema scelto è presto spiegata. Attorno all’attività di Gino De Dominicis si consolida, tra fine anni sessanta e primi anni settanta, un passaggio cruciale: le retoriche eroicizzanti e politicistiche dell’Arte povera (e dintorni) cedono a motivazioni più elusive, “...