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Il cavallo e il pronome in terza persona / Algirdas Greimas. Del senso in esilio

Cosa c’entra il cavallo col pronome di terza persona? Algirdas Julien Greimas, che non amava parlare a sproposito, ripeteva spesso che si tratta delle due più azzeccate invenzioni della specie umana, poiché, a ben vedere, hanno svolto nel tempo la medesima funzione antropologica: quella di distaccare l’ominide dalla sua condizione cosiddetta naturale, cioè bestiale, permettendogli di accedere alla sfera della cultura, della socialità, della simbolizzazione. Laddove l’asservimento dell’equino, con buona pace degli odierni animalisti, ha aiutato nel lavoro e nei trasporti, innalzando di parecchio la qualità del vita umana, l’egli ha permesso di parlare di qualcosa che non è lì mentre si parla, che è supposta esistere a prescindere da chi, al contrario, la sta esprimendo. Come dire che, se il cavallo ha prodotto qualcosa come la soggettività, la terza persona ha reso possibile l’oggettività. Che non è poco.   Ragionamenti così, incongrui ed evidenti al contempo, erano pane quotidiano per questo studioso assolutamente sui generis di cui nel 2017 si sta celebrando il centenario della nascita, con incontri di studio, seminari, pubblicazioni, rammemorazioni e commemorazioni varie, e...

Lettera ai cavalli di Trieste

Il 27 novembre 1997 Peppe Dell’Acqua e Franco Rotelli hanno invitato a Trieste, alla sala Tripcovich, diversi amici di Franco Basaglia fra cui Luigi Pintor, Gino Paoli, Alfredoo Lacosegliaz, Freak Antoni. Chi ha cantato, chi detto, chi ha fatto. Io ho scritto la Lettera ai cavalli di Trieste e l’ho letta. Fuori, sull’ingresso, c’era Marco Cavallo.              Cari curatori della mente          e della mania,          cari matti,          cara gente qui riunita stasera,          caro Franco Basaglia            trot torotòt trot torotòt            voglio divertirmi a correre          spaziare nei prati liberi, volare          voglio portare i fagotti          della biancheria netta    ...

Danza il centauro

La scena è nuda. A terra una materia oscura: polvere di lava? La sabbia petrolifera dell’Ade? Davanti, una striscia bianca, un pianoforte a coda, una grande lamina riflettente impiccata nel vuoto che gira su di sé. Una mummia, un uomo fasciato di bende, un essere rattrappito e ripugnante che recita i primi versi del primo dei Chants di Maldoror di Isidore Ducasse aka Lautréamont picchia sulla tastiera, stride e dissona. Le musiche di Jean Schwarz (nomen-omen in questo spettacolo silenzioso e nero!) pervadono i 90 minuti di Le centaure et l’animal, di Bartabas, in prima italiana a Torino Danza/Teatro Stabile dentro MITO/Settembre Musica.   Essere centauro è il sogno di Clement Marty aka Bartabas, che a 20 anni ha esordito al Festival d’Avignon nel 1977, con il suo cavallo Zingaro: a torso nudo, forte e possente ultracinquantenne che vive davvero nel suo corpo, o coperto di lugubri veli-farfalla e tendaggi-ali, neri, terrei, o rosso inferno, Bartabas danza, ruota, passeggia statuario sul silenzioso fondo; duetta con il corpo laccato d’argento del maestro di butoh giapponese Ko Murobushi, che si tortura di tensioni e...

Un messaggio chiamato cavallo

Tra il gennaio e il febbraio del 1973 nell’ambito dei grandi cambiamenti impostati da Franco Basaglia nel manicomio di Trieste – apertura e dissoluzione di quel Lager che era stato sin lì – nasce un laboratorio condotto da Giuliano Scabia con l’aiuto di varie persone, tra cui Vittorio Basaglia, pittore, scultore, fratello di Franco. Medici, infermieri, ricoverati si autodefinirono “artisti” e realizzarono in gruppo, nel laboratorio P del reparto abbandonato, un gigante di cartapesta ben presto diventato il simbolo dell’apertura del manicomio: Marco Cavallo. Venne gente da tutta Trieste, e anche da fuori, per dare una mano, discutere, dipingere, disegnare, fotografare, partecipare ai laboratori manuali e alla costruzione del cavallo azzurro.   A muovere tutto c’era uno degli artisti più importanti della seconda metà del Novecento, scrittore, teatrante, regista, poeta, poeta, illustratore, attore, e altro ancora: Giuliano Scabia. Portava a Trieste in quel momento una lunga esperienza compiuta con il teatro di strada, con studenti, attori, musicisti, ma anche nelle aule. Alla fine di questo esperimento...