raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Oggetti d'infanzia | Compagno

Qual è l’oggetto della mia infanzia? Io non riesco a dirlo, qual è. La sua immagine mi appare chiaramente, in testa, ma il suo nome non mi esce di bocca. Al massimo, penso, potrei disegnarlo su carta, come quando da bambina non avevo avuto il coraggio di chiedere al mio compagno di classe una cosa che per me era davvero importante e allora gli avevo passato sotto banco un foglietto tutto accartocciato sopra cui avevo  scritto: “Vuoi diventare il mio fidanzato?”.  Mi ci era voluto del gran coraggio, per farlo. Poteva rispondere “Sì” e mi sarei sentita l’undicenne più felice del mondo, oppure “No” e avrei probabilmente cercato di cambiare scuola, quartiere, città, nazione, pianeta: potendo. Invece lui, all’intervallo, mi aveva detto: “Forse”. Panico: tutto l’ampio ventaglio di se-ma-però non  l’avevo assolutamente previsto, e non sapevo neanche come gestirlo.   Quelli erano gli anni dei bianchi e dei neri, privi di sfumature, fondati su assolute certezze. Dove potevi usare solo i punti esclamativi, mai di domanda o -tantomeno- di...

Parole da accumulare

L’appello di Ceronetti contro l’impoverimento lessicale fa venire voglia di aggavignarsi a quell’elenco che mescola la latrina con il pulpito, la lordura con l’Ente Supremo, il baccanale con il sudario. Non è solo questione di nostalgia. Quando nel 1977 Luigi Malerba scrive il suo catalogo di Parole abbandonate non compie una semplice operazione-malinconia, ma cerca di porre un argine alla sparizione del mondo contadino.   D’altra parte basta aprire un vocabolario della lingua italiana. Lettera A. Saltiamo le preposizioni e iniziamo a leggere in fila le prime parole. Nello Zingarelli 2012 incontriamo subito abacà: “Pianta rizomatosa tropicale delle Musacee da cui si ricava la canapa di Manila”. Viene da una voce della lingua tagal delle Filippine. La seconda, l’abaco, è una tavoletta simile al pallottoliere usata per eseguire le operazioni di matematica. La terza appartiene a tutti, ma abita solo il linguaggio dei filosofi: nella scolastica medievale si definiva abalietà la condizione di tutte le cose create, la cui esistenza dipende da un altro essere. Seguono: abarico (detto del punto in cui cessa l’attrazione gravitazionale delle Terra e inizia quella delle Luna), abasia (...