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concentrazione

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Meglio concentrati o distratti?

È meglio essere distratti o concentrati? Che domanda! si dirà. Meglio essere concentrati, ovvio: è da quando abbiamo messo piede per la prima volta in un’aula scolastica, se non da prima, che insegnanti, genitori, educatori, superiori ci invitano a fare attenzione, a stare attenti. Valga l’etimo: attenzione da ad+tendo, «aspiro, miro a qualcosa»; per raggiungere lo scopo, qualunque scopo, bisogna impegnarsi. Già. Però è un dato di fatto che la nostra mente ha una forte inclinazione a disimpegnarsi e divagare: la frequenza stessa di quei richiami, a tutti familiari (state attenti! stai attento!) lo dimostra. Dalle ricerche psicologiche emerge un dato sorprendente: per un tempo pari a circa la metà della nostra esistenza vigile – quindi, sonno escluso – non pensiamo a niente di preciso. La mente umana, spesso e volentieri, vaga senza una meta apparente. Questo non significa che sia inattiva, tutt’altro; semplicemente, non è focalizzata su un obiettivo. L’alternanza fra attenzione e distrazione rientra nella fisiologia dell’attività cerebrale: la mente si tende e si...

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova delle gabbie di Twitter. Arrivo a dire che Twitter dovrebbe essere usato esclusivamente a scopi letterari. Lo scrittore guatemalteco José Monterroso ha prodotto un microracconto che nessun utente di Twitter mi risulta abbia ancora eguagliato. Esso recita: “Quando si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.   La concentrazione estrema, la restituzione della parola alla sua densità originaria sono...

Conversazione tra Machiel Botman e Rinko Kawauchi

In occasione dell’apertura del workshop La costruzione del libro fotografico (ISFCI, Roma 19-23 maggio 2010), Machiel Botman ha intervistato Rinko Kawauchi in un incontro aperto al pubblico, qui trascritto. Questa conversazione è stata pubblicata nel catalogo della mostra Mizu no Oto – Sound of Water, a cura di 3/3 (FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, 23 settembre – 23 ottobre 2011), insieme a interviste alle altre autrici presenti in mostra: Asako Narahashi, Lieko Shiga, Mayumi Hosokura e Yumiko Utsu.     M.B.: Chiedere proprio a me, fra tutte le persone possibili, di intervistare Rinko, è una cosa piuttosto insolita, perchè non ho mai avuto molto da dire sulla fotografia. Per fortuna, la situazione migliora quando si tratta del lavoro di altri. A volte sono stato presentato come un esperto di fotografia giapponese, e non è assolutamente vero. Ma ho molte domande. Rinko, penso che tu sia una fotografa in grado di trasformare le cose in oro. La mia prima domanda è: se potessi scegliere di essere un animale, che animale saresti?   R.K.: Forse un uccello.   M.B.: Che tipo di...