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educazione

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Il Tramonto della Scuola.Togliamo il disturbo, di Paola Mastrocola

Riprendo il filo del ragionamento suscitato dalla lettura del saggio di Paola Mastrocola, Togliamo il disturbo, nel quale la crisi dell’istruzione superiore viene fatta risalire alla cultura libertaria del Sessantotto che avrebbe cancellato il senso del dovere, della fatica e del merito. Penso al contrario che quel periodo abbia costituito un argine importante contro pratiche didattiche autoritarie, antistoriche e deteriori, i cui echi non sono peraltro del tutto scomparsi. Credo che le radici del problema siano altre, e se proprio dobbiamo assegnar loro un’epoca allora sono gli anni ottanta. Quando la cultura della borghesia tradizionale ha visto erodere i propri valori ‘grigi’ in favore di una logica economicista e edonista a cui si è ben presto abbandonata.   Fino a qualche decennio fa la cultura espressa dal liceo classico e scientifico era la cultura ‘alta’ delle credenziali e del codice di riconoscimento delle classi dirigenti; poi le élite hanno cominciato a identificarsi in altri valori che non prevedono più il sapere tradizionale: di fronte all’emergere di nuove ricchezze nell’Italia del boom...

Pregiudizi o conoscenza, per risanare l’Italia?

Leggo in questi giorni: “l’evasione fiscale in Italia raggiunge il 18% del Pil e colloca il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria internazionale dopo la Grecia. Ad affermarlo è il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, durante un’audizione in commissione finanze del Senato”. Il dato si aggiunge ai tanti del bloc-notes che immagino riempito d’appunti da chi in questi giorni tenta una strategia economica per risollevare le sorti del Paese. In clima di riassesto, mentre i leader internazionali si dicono rassicurati dal nuovo governo italiano, la fiducia fa proseliti tra istituzioni e cittadini: Istituto sondaggi Piepoli, “un italiano su due si fida di Monti”; Vaticano, “una bella squadra”; Merkel, “l’Europa ha bisogno di Monti”; Berlusconi, “siamo in buone mani” (sic!, perché prima no?), salvo poi a ripensarci per tornare ai soliti temi d’interesse generale: “quella delle intercettazioni è una vergogna”.   Ma nel paese delle scenate in piazza (così almeno lo vedeva E. M. Foster nelle pagine del suo A Room with a View...

Una speranza per la scuola italiana

La notizia di stamattina è rimbalzata dai giornali e dalle radio fino in sala docenti. Marco Rossi Doria è stato nominato sottosegretario all’Istruzione del nuovo ministero retto da Profumo. Cioè: un neo-ministro che è rettore del Politecnico di Torino vuole nella sua squadra un educatore e un pedagogista, maestro di strada, fondatore del progetto Chance, attivo nel recupero scolastico nel napoletano lacerato della camorra. Un progetto di cui ha scritto la compianta Carla Melazzini nel recente Insegnare al principe di Danimarca, Sellerio, 2011, e a cui è dedicato il documentario  Pesci Combattenti (2002), di Daniele Di Biasio e Andrea D’Ambrosio.   In altri termini una delle cose più vicine a quel fantasma di Don Milani, che da Moratti in poi tutte le amministrazioni cercavano di scacciare definitivamente dalla scuola. Per rendere l’idea: è come se dopo l’amministrazione Bush, fosse stato chiamato Chomsky nell’entourage della Difesa americana.   Rossi Doria viene dall’educazione, di cui conosce il lato più difficile e doloroso, ed è un collettore delle...

Intervista video a Duccio Demetrio

  Abbiamo incontrato a Milano, all’Università degli Studi della Bicocca, il prof. Duccio Demetrio, autore di Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea (Cortina Raffaello, 2005). Filosofo e specialista dell’educazione degli adulti, Demetrio ha saputo dar forma negli anni ad un inedito percorso intellettuale che lo rende uno tra gli studiosi più stimolanti oggi in Italia. Di grande interesse è ad esempio la sua Accademia del silenzio di Anghiari, un’iniziativa pensata e sviluppata con Nicoletta Polla-Mattiot, che ha lo scopo di favorire l’apprendimento e la sperimentazione di un “linguaggio del silenzio”.  

Su Flatlandia

Ci sono libri sui quali il trascorrere degli anni deposita una patina opaca che ne altera la fisionomia autentica e ne spegne le originarie coloriture. Si tratta di un processo di offuscamento, di erosione, di abrasione del senso, dovuto alla cattiva memoria dei lettori e, soprattutto, alla loro miopia interpretativa. Flatland è uno di questi libri. Pubblicato nel 1884, caduto successivamente in un oblio quasi totale e riscoperto soltanto verso la metà degli anni ’50 del secolo scorso, lo “scientific romance” del reverendo Edwin Abbott Abbott viene letto per lo più come una favola geometrica condita con una satira non certo virulenta della società tardovittoriana, della quale si mettono alla berlina l’ossessione classista, l’ipocrisia e il conformismo.   In realtà, uno sguardo critico meno frettoloso può individuare, sotto questa apparenza superficiale, una fitta trama di altri temi che rispecchiano i vasti e multiformi interessi intellettuali dell’autore. Studioso di Shakespeare e di Bacone, predicatore, teologo, pedagogo all’avanguardia del suo tempo, Abbott fu anche anche assiduo...

Vedere la scuola. Conversazione con Giampiero Frasca

La scuola sta finendo, con lo strascico dell’esame di maturità o terza media per alcune classi e docenti, per tutti con l’ennesimo psicodramma degli scrutini, delle bocciature, dei debiti formativi, dei recuperi coatti. E poi, dopo, ancora una volta inizierà un periodo di riposo, convalescenza, rimozione e distacco da un mondo amato e odiato sempre più con ambivalenza quanto meno bipolare. Mentre i ragazzi potranno tirare il fiato e piombare in uno stato di standby rispetto alla cultura lettoscritturale tradizionale (per alcuni l’anticamera stagionale della vita adulta) gli insegnanti potranno dedicarsi a letture, studi e passatempi preferiti, alle famiglie, a viaggi più o meno istruttivi, alle segrete passioni di sempre. Molti riusciranno a ricordarsi perché gli piace il loro lavoro e potranno ripartire con l’energia necessaria per fronteggiare il summer-lag cognitivo settembrino che colpisce la maggioranza degli studenti tornati sui banchi. Tra parentesi: i tre mesi di vacanza sono un mito antistatalista che alimenta il livore dei dipendenti del settore privato; al limite è vero che, chi nella scuola ha un...

Barcellona: se non ci lasciano sognare, non li lasceremo dormire

Sento un rumore di coperchi, pentole, piatti, cucchiai. Un rumore forte, viene dal balcone accanto al mio. È la mia vicina, 57 anni, e suo figlio di 28. Che fate? - chiedo - Una cacerolada, protestiamo. A plaza Catalunya c’è un’acampada, dei ragazzi accampati che protestano. Li chiamano los indignados, gli indignati. E contro cosa? Il governo, i tagli all’università, il 20% di lavoratori col sussidio statale? Sì, anche, ma soprattutto per farsi sentire, per una democrazia partecipativa, per imporre un cambiamento.   Sinceramente, non sono convinto. Prendo la giacca e vado a vedere, plaza Catalunya dista appena 15 minuti da casa mia. La piazza è piena di tende, gente con le pentole in mano, striscioni pro-rivoluzione. Ci sono molti stand: cucina, infrastrutture, immigrazione, ambiente, lavoro, sanità. Mi impressiona la pulizia, la cura e l’organizzazione. E soprattutto l’invito a riciclare, a non sporcare, a non fare disordine, a non fare chiasso al di fuori della mezz’ora di cacerolada.   Incontro un amico, un tipo che viene a suonare alle jam session del locale dove vado il venerd...