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Scalarità metropolitane

Oltre l’ordine spaziale   Siamo soliti considerare i processi relativi alle dinamiche geografiche come processi lenti, espressione della lunga durata del mutamento storico incorporato nello spazio che diviene territorio concreto. Un mutamento che investe e produce materialmente quei contesti sociali pensati come sfere separate e distinte: città e campagna, urbano e rurale, borgo e contado e altre possibili “isole territoriali di relazioni sociali separate”, come direbbe Neil Brenner. Non solo: per mezzo di nozioni dal contenuto più astratto e ambiguo si è pensato di poter delineare una matrice spaziale unitaria, di ordinare il mondo in ‘centri’ e ‘periferie’, in dimensioni ‘locali’ e ‘regionali’, le prime contenute e dipendenti dalle seconde e, in ultimo, avviluppate da un ‘globale’ che - per definizione - contiene il tutto. In questa chiave le metropoli sono state a lungo osservate come forma spaziale suprema dell’occidente capitalistico, i centri esclusivi del dominio e del comando di uno spazio-mondo strutturato gerarchicamente e con una propria stabilità...

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

Tomaso Montanari. Privati del patrimonio

Tengo un taccuino rosso sul tavolo della cucina e tre libri sdraiati sul dorso. Primo dei tre libri: Star bene in acque torbide. Una guida per trovare la pace nel caos quotidiano di Ezra Bayda (Ubaldini Editore). Sopra questo, alla mia destra, ci sta La bambina fulminante di Paolo Nori, romanzo per ragazzi uscito da poco per Rizzoli che racconta la storia di Ada, una bambina che «quando tira degli accidenti a qualcuno (in rima), quegli accidenti lì poi arrivano» per davvero. Leggendo il libro che tengo sul tavolo alla mia sinistra, non so cosa potrebbe accadere a voi semmai lo leggerete, ma a me sono partiti molti accidenti. Forse perché non erano in rima? Non hanno sortito alcun effetto. Eppure. Ad ogni modo, insomma al netto dei brancolamenti introduttivi, il libro in questione si intitola Privati del patrimonio, è edito da Einaudi e lo ha scritto Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna all’Università Federico II di Napoli.   Nota al testo, l’autore scrive: «Questo libro è un tentativo di rispondere alla domanda – retorica e disimpegnata – che mette invariabilmente fine a ogni...