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gratitudine

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Contro l'isolamento della vita moderna / Sentimenti positivi

C'è ancora spazio in questo mondo sempre più dominato da rabbia e risentimento per quei sentimenti che si nutrono del rapporto con l'altro? Riusciamo a riconoscerli, in noi stessi e in chi ci sta intorno? Accettarli è oggi sempre più una sfida. Quattro voci ci guidano alla scoperta della scommessa che ognuno di essi prova a mettere in moto.     lunedì 4 marzo ore 18 SIMPATIA quella spinta vitale che avvicina e unisce con Nicole Janigro, psicoanalista   Che cos'è? Un'emozione, un sentimento, una predisposizione etologica, un organizzatore sociale, un principio etico? Di certo è un antidoto all'isolamento e all'odio. Perché la simpatia fa rima con empatia, ma non può vivere senza reciprocità.     lunedì 11 marzo ore 18 SINCERITÀ Bisogna veramente dire sempre la verità? con Francesca Rigotti, filosofa   È la condizione di chi è semplice, autentico; di chi dice ciò che pensa senza secondi fini; di chi parla senza falsità, affermando il vero. Sviluppando questi tre punti, la sincerità è messa in relazione con conoscenza, utilità e verità. E con un quarto punto, la delazione, sorta di sincerità negativa.   lunedì 18 marzo ore 18 GRATITUDINE Il...

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la bizzarra irrequietezza. “Perché devi saper fare qualcosa?” L’ambizione trattiene il suo dire, la vanità lo attorciglia. Etty Hillesum non porta soluzioni, le pagine del diario mostrano invece il continuo guardare alla propria posizione: dove sono?, sembra chiedersi in ogni parola che scrive. C’è un passo, in Vite che non sono la mia, in cui Carrère scrive: “la malattia, il terrificante approssimarsi...

Ha il suo trono nel cuore dei re / La follia nella gratitudine

“Se ti faccio un regalo, tu pensi: ‘Oh! che cosa vorrà in cambio?’, e dici: ‘No no no, grazie, non posso accettarlo, sei troppo gentile’ [risate], ‘Sì sì sì, ci tengo!’ Che rapporto di forze! Te lo metto in mano, te lo ficco in tasca…” ( Gilles Deleuze, Il potere, Ombre Corte, p. 47).    Gratitudine e ringraziamento   Gratitudine e ringraziamento non sono la stessa cosa. Il ringraziamento consiste in un gesto, la gratitudine è sentimento. Il gesto è qualcosa che si fa, il sentimento qualcosa che si sente. Si dice: ringrazio l’altro perché provo un sentimento di gratitudine, ma è sempre così? Oppure il ringraziamento, soprattutto di questi tempi, nasconde sentimenti di sottomissione, ben diversi dalla gratitudine?  Da piccoli abbiamo imparato le raccomandazioni che ci accompagnano durante il corso della vita: “Saluta la signora Bice!”, “Ringrazia lo zio che ti ha regalato il trenino!”, “Telefona al signor Augusto, che ti ha raccomandato per quel posto di lavoro!”, “Forse è il caso che offra una cena al professore, che mi ha aiutato per passare il concorso”, oppure “Magari gli parlo del mio concorso”, “ Non voglio disturbare”, “Permettimi di insistere”.  Non...