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muro

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Quattro libri per leggere il presente / Muri e venti

Muri, frontiere, confini sono quanto di più adatto a cogliere il nostro tempo si possa scegliere come temi di riflessione. Sono punti di osservazione, con-testi e talvolta pre-testi per affrontare gli stretti nodi delle storie che si radicano nella materialità del muro o nella mobilità del confine. In fondo, quasi non parliamo che di questo anche quando parliamo di altro: identità, relazione, nazione, inclusione, migrazione, limite sono addentellati di uno stesso discorso sul presente che ha le caratteristiche dell'urgenza e dell'emergenza. E se parliamo di altro è forse anche per non vedere le cose che girano attorno ai muri e non accettarne completamente le conseguenze. Tra le diverse strategie con cui il tema dei muri può essere affrontato scelgo qui di parlare di quattro libri recenti che declinano in modo differente una stessa attenzione allo stesso soggetto.   Carte Il punto di partenza non può che essere lo spazio geografico, quello stesso che la globalizzazione, il flusso di informazioni e la semplificazione di alcuni vettori di viaggio hanno reso solo apparentemente più compresso, ridotto e noto. L'atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni (a cura di Bruno...

Naufragi / Ospitalità, incrocio di cammini

Ci sono alcune parole che nel nostro tempo, e in particolare nei nostri giorni, sono offese. O straziate. Perché svuotate di senso, respinte nell’insignificanza, rinviate a quella coscienza dell’umano ritenuta puro orpello di anime belle. Parole ritenute altro dalla politica. Altro dalla decisione politica, che in un preteso stato di necessità richiede fermezza e ruvidezza e maniere forti. È del resto sulla voce tuonante e sulla presenza incombente che si costruisce il consenso, e si raccoglie il frutto delle disseminate paure. Tra le parole oggi rese pallide, e restituite all’inerzia di un lessico depotenziato della sua energia, c’è la parola ospitalità. Rinviata a una corretta e igienica pratica alberghiera, destituita di quel riconoscimento forte del tu che è suo vero ritmo, sua ragione. Sottratta anche al disegno del noi, di un noi festivo, che in essa prende forma e vigore. Liberata da quel passaggio miracoloso dall’hostis all’hospes, dall’estraneità alla prossimità, che è scritto invece nell’origine del suo nome. In ognuna delle lettere che compongono il suo nome.    Una frase di Edmond Jabès coglie il tragico di questo svuotamento del nome ospitalità e l’urgenza...

Come i simboli orientano la politica / La crisi brasiliana spiegata con il calcio

Dal 7-1 al Muro di Brasilia   Il 17 aprile 2016 è una data che entrerà nei futuri libri di storia brasiliana. In diretta televisiva nazionale, sull’eco dei cori dei manifestanti pro e contro il governo divisi da un muro montato al centro della Esplanada dos Ministerios di Brasilia, la Camera dei Deputati ha votato per dare continuità al processo di impeachment della presidente Dilma Roussef, rieletta nell’ottobre del 2014 per il Partito dei Lavoratori (il PT di Lula).    Avvolta in bandiere verde-oro, la maggioranza ha votato “SI” in nome di Dio, della famiglia, del popolo brasiliano e di gente come Carlos Brilhante Ustra, colonnello che torturò Dilma durante gli anni del regime militare. Giustificazioni astratte e “fuori luogo”, insomma – per usare un eufemismo –, che nulla avevano a che vedere con le reali ragioni del processo, riguardanti le responsabilità di Roussef in una serie di presunti trucchi al bilancio del 2015.  Nel percorso che ha portato all’istituzionalizzazione di quella che è forse la più drammatica crisi politica post-dittatura, i media hanno svolto un ruolo centrale. Da semiologo che ha potuto seguire da vicino il corso degli eventi, vorrei...

Berlino Ovest: una città da dimenticare?

Il giorno in cui, nel 1989, cadde il muro di Berlino, il signor Lehmann festeggiava in una birreria il suo trentesimo compleanno. Dopo essere andato un po’ in giro a dare uno sguardo più o meno partecipe alle zone dove erano stati aperti i primi varchi, decise che, mentre il mondo cambiava, la cosa migliore era cercarsi un altro posto dove farsi in pace un’ultima birra. Il divertente epilogo del romanzo di Sven Regener (2001, uscito in italiano nel 2003 per Feltrinelli con il titolo Il signor Lehmann, traduzione di M. Belardetti e E. Sinisi), dedicato alla fine di una giovinezza berlinese, contiene due evidenti allusioni a ciò che ha significato la caduta del muro per Berlino (Ovest): la conclusione di un’epoca di sbandamenti, ma anche di felice anarchia, e, contemporaneamente, l’incredulità e totale impreparazione della città e dei suoi abitanti di fronte a un simile evento. Quella notte, per esempio, pochi osarono avventurarsi, e non solo per paura della Volkspolizei, nell’Est della città che rimase deserto: a nessuno venne in mente di andare a vedere che si diceva dall’altra parte del muro. Quella notte il...

Writing e Street Art a Bologna

“L’attuale arte d’avanguardia, più che sotterranea, è arte di frontiera; sia perché sorge, letteralmente, lungo le zone situate ai margini geografici di Manhattan, sia perché, anche metaforicamente, si pone entro uno spazio intermedio tra cultura e natura, massa ed élite, bianco e nero (alludo al colore della pelle), aggressività e ironia, immondizie e raffinatezze squisite. Questi artisti sono simultaneamente ‘penne nere e visi pallidi’, e sono i nuovi kids di New York”.   Con queste parole nel 1984 Francesca Alinovi era riuscita a sintetizzare la potenza e il valore del Writing, disciplina che in America, allora, annoverava tra i suoi “kids” personalità come Keith Haring, Jean Michel Basquiat o Kenny Scharf. La giovane critica portò alla GAM di Bologna una mostra che segnò l’apertura a questa cultura underground d’oltreoceano. Oggi, Fabiola Naldi e Claudio Musso hanno deciso, insieme con il Comune di Bologna e la Regione Emilia Romagna, di ripartire da quell’esposizione come nuovo punto di partenza, come collegamento.   Nasce cos...

25 aprile | Cosa significa resistere, cosa significa ricordare

È il 1968 quando esce La Beltà di Andrea Zanzotto. I muri del mondo, in quei mesi, sono pieni di scritte che rappresentano, e insieme performativamente sono, la rivoluzione in atto. Durerà poco, quel momento di sospensione e trascendentale rilancio della storia; ma ciò non toglie che sia stato (lo dimostra il fatto che fa ancora incazzare tanta gente). E in effetti le scritte sui muri – attraverso le quali, aveva profetizzato Lautréamont, un giorno saremmo stati tutti poeti – non cessarono allora di esistere. Sono rimaste un luogo simbolico e performativo di grande importanza, nella formazione e nella vita politica delle generazioni più giovani; nonché, a ben vedere, un efficace tramite di memoria intergenerazionale. Cioè di storia.   In quel libro atroce e sublime di Zanzotto – il più importante, se non il più bello, della nostra poesia contemporanea – si rincorrono non a caso diciotto grandi poesie-tableaux che recano il titolo complessivo di “Profezie o memorie o giornali murali”; poche pagine prima, invece, si legge un grande componimento dal titolo “...

Traslochi della mente

Parlando del corpo in viaggio, qualche tempo fa Elisa Fontana, artista, mi offriva una suggestiva interpretazione: “viaggiare è come sottrarsi da un fluido nativo per immergersi in un altra sostanza di diversa composizione”. Sottoscrivo e rilancio. Il fluido di provenienza è la sostanza sociale e culturale che ci significa durante la crescita e il nostro edificarci come creature interdipendenti, adulte, fatte di relazioni, prassi, convinzioni, codici di mobilità, eccetera. Un primo incubatore di multiple identità. Nel viaggio, una volta emersi dal “contesto amniotico” che ci sostiene in un senso e ci confina dall’altro, veniamo catapultati all’interno di un’amalgama nella quale, bracciata dopo bracciata, rintracciamo riconoscibili o nuovi punti di riferimento per non sprofondare, rimanere a galla o perfino “surfare” l’onda di un nuovo ritmo di vita. In nuovi paradigmi quotidiani. Tracce per approfondire, potenziare o tacere parti di sé. Si potrebbe azzardare una fabbrica interiore del riciclo e del rinnovamento. Il Mufti (guida civica della comunità islamica)che ho incontrato...

Como. Il muro sul lungolago

Un giorno di settembre del 2009, Innocente Proverbio (cosa sono certi nomi e cognomi?), pensionato a passeggio col cane, si affaccia ad una delle feritoie poste sulle transenne che separano il cantiere delle paratie dal lungolago di Como. Quanto gli appare ha dell’incredibile. A poca distanza dall’acqua c’è un muro, alto circa due metri, che oscura la diga foranea e gran parte della passeggiata, il Lungolario Trento. Il lago non c’è più. Il pensionato telefona al giornale La Provincia e il “caso” esplode. Solo allora – ma come? – tutti scoprono che nel punto nevralgico del turismo lariano, là dove Como allestisce la rappresentazione di se stessa attraverso la scenografia che ha consegnato a libri, film, serial televisivi, riviste, è stata costruita una barriera di cemento armato per contenere le piene del lago che hanno inondato l’adiacente piazza Cavour 17 volte dal 1845 (non sembrerebbero molte). Finalmente consapevole, la cittadinanza si solleva compatta contro l’incomprensibile mostro. La Provincia si mette alla testa del movimento di protesta, facendo leva su un’imponente...