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pandemia

(167 risultati)

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Incorruttibile / Plexiglass: dal Terzo Reich alle aule scolastiche

Se ancora non ci siamo impratichiti con il Plexiglass, tra poco lo dovremo fare, poiché sembra proprio che entreremo in contatto, se nel frattempo non è già avvenuto, con questo materiale plastico essenziale per garantire quel distanziamento sociale che ci difende dal Covid-19: fabbriche, negozi, bar, ristoranti, e presto anche le aule scolastiche. Il suo inventore è un chimico tedesco, che era anche farmacista, Otto Röhm. Nel 1901 creò un primo materiale cui diede nome di Acrylkautshuk partendo dalla sua dissertazione in cui discuteva il processo di polimerizzazione. Röhm è uno di quei chimici che interessavano a Primo Levi, non solo per via del medesimo mestiere, ma perché uomo dai mille talenti, un inventore che ottenne i suoi primi successi dedicandosi alla conceria. Isolò infatti gli enzimi che servivano nel processo di mordenzatura nell’industria del cuoio, utilizzando escrementi animali, in particolare le feci di cane. Un aspetto non così strano, se si pensa che ancora nel 1946, al ritorno dal Lager, lo stesso Levi insieme all’amico chimico Alberto Salomoni si dedica a realizzare un rossetto per un cliente nel loro laboratorio chimico utilizzando, racconta in Il sistema...

Diario 3 / Nidi vuoti

Un solo giorno separa il compleanno di mia madre da quello di mia nipote. Così, da quando è nata mia nipote, festeggiamo insieme i loro due compleanni. Quest’anno la cosa è coincisa con la nostra ricongiunzione (non ci vedevamo da febbraio). La forza degli umani sta nel rendere sequenziali fatti di natura che non lo sono. Vivere è aprirsi ogni giorno un varco in questa fitta foresta di tempo cercando di trovare spiragli di luce. Lo vedo fare ovunque intorno a me, ma dentro quei varchi io non riesco a vedere nient’altro che un’ulteriore affermazione della foresta.  Eppure gli umani riescono a creare riti per ogni cosa, e non temono la stanchezza e la reiterazione. La loro fame di emozioni è spasmodica, e quando si sentono sazi, si acquattano in un angolo come vecchi gatti sonnacchiosi. Il rito del compleanno, della festa in famiglia, dello spegnimento delle candeline, il rito delle foto dietro la torta, il rito del caffè dopo pranzo, il rito delle chiacchiere sbadiglianti sul divano, riti su riti che contengono nient’altro che il grande segreto epico del nostro stare al mondo.     Scorrendo la torrenziale sequenza delle foto di compleanni trascorsi di cui sono stato...

Un coro di voci / Se otto ore vi sembran poche

I primi tre mesi di pandemia si sono contraddistinti per un vuoto di pensiero, un congelamento cerebrale che mi ha impedito anche solo di leggere un capitolo del romanzo nuovo di zecca che mi aspettava sul comodino. Di fine febbraio e di tutto marzo ricordo poco e niente, ad aprile ho forzato la mano e mi sono convinta ad accendere un registratore che ho pigramente mollato lì, in salotto. Non riuscivo a scavalcare l’inerzia, ma sentivo l’urgenza di produrre e conservare una documentazione di questa fase storica.  Non avevo la più pallida idea di che cosa me ne sarei fatta di queste lunghe e noiosissime registrazioni, segnate dal persistente lagnarsi di mia figlia piccola, dagli strilli della mediana, dagli sbuffi della grande e dal mio continuo borbottare, ma ho fatto finta di niente e come un autonoma ogni sera mi sforzavo di scaricare i file sul computer e ordinarli in una cartellina. Dopo pochi giorni ho coinvolto un gruppo di amiche in questo fumoso esercizio, non potevo chiedere loro di fare la stessa cosa, certo, ma ho proposto di dedicare un minuto della loro giornata alla registrazione vocale di un pensiero, piccole cose scaturite da una mia domanda, senza nessun...

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

Diario 2 / Proibito giocare

Pur vivendo da sempre a Roma non avevo mai trovato l’occasione di visitare le terme di Caracalla, i “vecchi giganti”, come le chiama Carducci nelle Odi barbare. Così domenica pomeriggio, il secondo giorno della riapertura al pubblico dell’intera area archeologica, ne ho approfittato. Soprattutto ho approfittato della persistente assenza dei turisti, dell’obbligo di prenotare la visita anzitempo e quindi del numero chiuso, per godermi lo spettacolo in una condizione di quasi assoluta solitudine.  È singolare che io cerchi la solitudine nei giorni in cui tutti si sforzano di rientrare nel mondo. Per Cioran esistono due modi di percepire la solitudine: sentirsi soli al mondo e avvertire la solitudine del mondo. Per me è semplice: ci è stato imposto un intervallo di tempo in cui ci siamo sentiti soli al mondo, ma adesso, mentre questa condizione può dirsi conclusa, mentre tutti cercano di tornare alla moltitudine, io m’interesso al secondo termine della questione. Per Cioran questo sentimento di solitudine cosmica deriva “non tanto da un tormento puramente soggettivo, quanto piuttosto dalla sensazione di abbandono di questo mondo, dal sentimento di un nulla esteriore. Come se il...

Il turismo necessario / B&B, alberghi e ombrelloni

In periodo come questo che stiamo vivendo c’è una riduzione all’essenziale che corrisponde a una specie di digiuno ascetico. Sembra che le cose importanti siano poche, le essenziali ancor meno. È una sensazione che sembra emanare realismo. Molti se ne fanno assertori, invocano ritorni alla campagna, promettono enormi cambiamenti, minacciano coloro che non hanno gli stessi sentimenti. È un momento delicato, perché di questa fase possono approfittare coloro che sono convinti che una “certa riduzione” nei bisogni altrui sia più che conveniente. È un momento delicato perché scompare l’ironia, soprattutto l’autoironia. Certo la pandemia ci invita a riformare parecchie cose, a pretendere un mondo meno inquinato e meno soffocato dalle automobili, meno afflitto dalle ragioni del mercato e invece motivato dalle relazioni affettive e amicali. Bisogna però stare attenti alla voglia di “sfrondare” che tutto ciò porta con sé. Ecco, alcune cose sembravano davvero inessenziali. Che senso ha il turismo in un mondo affetto da una pandemia? Anzi, non è proprio il turismo un effetto/causa della globalizzazione? Non c’è nel bubbone che ci minaccia proprio quell’avere consentito che tutto il mondo si...

Bergamo e Val Seriana / Medici: danza macabra in Lombardia

Il primo segnale di allarme sulla chat dei vecchi compagni di liceo è del 24 febbraio: è la foto di una mascherina 3M, accompagnata dall’augurio “in attesa di ATS”. La manda Olmo, medico di base dell’hinterland bergamasco. Nei giorni successivi i messaggi s’infittiscono e vi partecipano altri medici, anche ospedalieri; col tempo, su mia sollecitazione, mi verranno inviati via mail resoconti più dettagliati. Il materiale con cui è costruito questo articolo proviene quindi dalle testimonianze di amici dei primi anni ’70, diplomati insieme a me al Liceo Classico di Bergamo.  A qualcuno magari verranno in mente le confraternite studentesche americane ma sarebbe fuori strada: nessun rituale di ingresso, nessun simbolo di appartenenza, nessuna pratica di lobbying fra vecchi sodali. A tenerci vicini in tutti questi anni una sola vera eredità: l’amicizia. Coltivata negli anni, legata alla condivisione di un tempo bello delle nostre vite e nutrita da un affetto profondo. Anche per rispetto verso quel sentimento, quindi, nelle prossime righe attribuirò loro nomi di circostanza: occorre molta prudenza da quando è emersa l’odiosa abitudine di accusare di “infedeltà aziendale” il...

Diari di una città chiusa / Cina: sessanta giorni uno dopo l’altro

Pochi ci hanno provato, in Italia e altrove: scriverne un diario, farne una cronaca quotidiana. La scrittura è spesso memoria, qualcosa deve sedimentare e, prima che succeda, chi scrive non sa bene cosa sia, questo qualcosa. E se lo avessi scritto io? Avrei ora in mano un documento delle mie personalità differenti e contrastanti. Quante persone diverse sono stato, in quelle settimane. Prima di Codogno, con le notizie che arrivavano dalla Cina e la sottile, perversa sensazione che un’apocalisse potesse arrivare fin qui (e in un angolo della mia mente c’era un’apocalisse sociale, i negozi vuoti, i bancomat fuori uso). Poi lo smarrimento davanti a mille voci diverse, a non sapere bene. E la domanda: perché non chiudono anche la Val Seriana? Poi era vero, chiusi in casa a guardare giù dal terrazzo: dovevo temere per me stesso, la mia età, la mia comorbidità? Poi il silenzio. E i numeri, la calcolatrice in mano. E poi il tentativo di adattamento: come organizzo le mie giornate? Ogni volta come se le mie sensazioni, le passioni e le incertezze, divenissero filtro che mi presentava un’apparenza del mondo differente: io da osservatore modificavo la materia osservata. Fino allo sbotto di...

Diario 1 / Undici tonnellate sopra la testa

Quand’eravamo bambini, qualcuno aveva scoperto che c’era un modo per neutralizzare gli acari rossi, quei minuscoli e insignificanti ragnetti che prosperano sui marmi, sulle balaustre, sulle ringhiere, sui muri. Era un gioco sadico. Si tracciava un cerchio con un pennarello, facendo in modo di racchiudere ogni acaro rosso in un cerchio, così gli acari rossi non erano in grado di fuoriuscire dal cerchio e restavano immobilizzati. Ci eravamo accorti che in seguito accadeva qualcosa di strano: gli acari rossi tentavano di oltrepassare il cerchio, venendo però respinti dalla linea tratteggiata col pennarello, per poi desistere, e dopo un po’, letteralmente, si volatilizzavano. Non morivano, ma scomparivano dall’interno del cerchio, senza che nessuno riuscisse a cogliere il momento della loro trasfigurazione. Avvinti dall’arcano fenomeno, finimmo per imbrattare il cortile con una sterminata miriade di piccoli cerchi, e gli adulti impazzivano perché non riuscivano a comprendere il significato di quei misteriosi segni.   Venerdì, alle due e un quarto del pomeriggio, avevo un appuntamento con una troupe del tg1 a largo della Fontanella Borghese. Ho raggiunto il centro col solito...

La conquista dello spazio / La scuola di giugno. E di settembre?

L'accelerazione e la complicazione inedita di procedure e di notizie che riguardano la vita della scuola stanno incalzando docenti, lavoratori della scuola, studenti, famiglie e producono una proliferazione di discorsi e riflessioni, a volte un po’ caotiche ma necessarie. A pochi giorni dall'esame di Stato dell'a.s. 2019-20 sui giornali e sul web si scrive e si discute di esami in presenza, di rischi della salute e di prove generali di riapertura, di finanziamenti e di riorganizzazione generale del lavoro ma anche di presidenti di commissione che non si troverebbero e scuole arredate con box in plexiglass. Quanto segue è un atlante delle nuvole utile per un orientamento generale.   Il decreto scuola, approvato in condizioni di ostruzionismo, sedute notturne e grandi polemiche (alla Camera 245 voti a favore e 122 contrari), è lo stesso di aprile, con poche variazioni e non sembra dire cose nuove: è stato definito dalla titolare del Miur Azzolina come un "provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico in corso” e “migliorato durante l'iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo con l'obiettivo di...

Agire, riflettere, pensare / Tutti a casa … all smart worker

‘’I confini dell’esperienza non sono definibili, ma sono esplorabili. Ciò che ho cercato di fare è esplorarli camminando col pensiero così come ci si inoltra in un paesaggio familiare e sconosciuto a un tempo.’’ (Giuseppe Pellizzari, 2015)   Il pensiero per pervenire a una sua paradigmaticità ha bisogno di nutrirsi dell’ascolto di storie di donne e uomini. Anche col Covid-19. Tutto questo forse in maggior misura che in passato, anche recente.   - Verso le 13:00 del 24 gennaio scorso scivolavo con Marco Belpoliti sulle scale mobili della Stazione Centrale di Milano verso il largo emiciclo, da dove si diramano due linee della Metropolitana Milanese. Eravamo reduci dalla presentazione, generosamente organizzata dalla Scuola Centrale delle Coop Nazionali, di un libro dedicato a un tema particolare dell’opera di Primo Levi: molta gente, attenzione, ascolto e alla fine, dopo il dibattito, applausi, strette di mano, abbracci. A metà del nostro scivolare silenzioso, Marco Belpoliti con un gesto largo del braccio destro, consentitogli dalla sua capacità di stupore e dalla sua fisicità empatica, sbotta improvviso: “Ma guarda ‘sta città!”. Pressati, spintonati da ogni parte, una...

Insegnare / In che scuola vogliamo tornare?

In autunno, sul banco delle novità della biblioteca del liceo in cui insegno, c'era un libro adesso famosissimo, Spillover di David Quammen. L'ho tenuto in mano a lungo, sfogliandolo e leggiucchiandolo; l'amico bibliotecario mi ha chiesto se volevo prenderlo in prestito (mi conosce, e sa che di solito se tengo in mano un libro per un tot poi me lo porto a casa); ci ho pensato su, e poi gli ho risposto: magari in estate, adesso non ho il tempo di leggerlo. E poi, mi sono anche detto: una volta letto, dove trovo il modo di parlarne in classe, io che insegno storia e filosofia? Fatto è che il tempo di leggerlo (è un librone, anche se divulgativo), fra lezioni da preparare, compiti da correggere, e un mare di impegni burocratici da sbrigare, forse non lo avevano neanche le/i collegh@ di scienze. Poi è arrivata la pandemia, il manifesto ha intervistato Quammen, e di colpo tutto il mondo dell'informazione ha "scoperto" Spillover: e a me è rimasto l'amaro in bocca per non averlo letto e non averne parlato, che sarebbe stato utile, eccome. Potrebbero obiettarmi: ma se l'aggiornamento è un obbligo, leggere un libro per farne argomento didattico non è ottemperare a un obbligo di servizio?...

Topografia / Identikit sociale della pandemia

Nelle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco abbiamo sentito vibrare toni inusuali. Non solo per la citazione keynesiana in riferimento alla “giustizia sociale” (da quanti decenni il nome di John Maynard Keynes era bandito da via Nazionale?). E per l’insistenza sull’“incertezza” col socratico “so di non sapere” (quando mai un Governatore centrale si era esposto al rischio di dover bere la cicuta?). Ma anche per i reiterati richiami al problema dell’ineguaglianza, e ai rischi cui l’impoverimento degli strati sociali più svantaggiati può esporre l’intero sistema economico. Segni evidenti che ai piani alti la paura deve fare novanta, se il linguaggio si fa così esplicito. E quanto avviene “in basso” trova occhi e orecchi finalmente attenti. È prevedibile – ha fatto sapere Bankitalia a un pubblico reso enormemente rarefatto dalle regole del confinamento e del distanziamento – che la perdita di reddito dovuta al lockdown generalizzato e al rallentamento delle economie nazionale e globale colpirà in modo asimmetrico: in modo molto più duro in quel “quinto più basso della distribuzione” – cioè in quel 20% di famiglie con redditi inferiori – che vedranno...

Stati Uniti / Dollari e no dopo la fine del secolo americano

In questi giorni le fiamme degli Stati Uniti ci colpiscono e ci interrogano. Nella scia della più grave crisi sanitaria e all’inizio di una grande depressione economica, l’uccisione di George Floyd, la rivolta generalizzata e la repressione che ne sono seguite, riportano alla luce e intrecciano “i fili della rabbia americana”, come ha scritto sul manifesto Bruno Cartosio. Dello stesso autore arriva in libreria un saggio, Dollari e no. Gli Stati Uniti dopo la fine del secolo americano (Derive e approdi, aprile 2020), che funziona come una guida di lettura all’incendio. I due fili della rabbia sono il razzismo e la disuguaglianza. La pandemia, colpendo prima e di più, sia nel contagio fisico che nelle conseguenze economiche, gli afroamericani perché più poveri, ha tirato entrambi questi fili. E insieme ha teso all’estremo le contraddizioni della democrazia statunitense. Su queste il lavoro di Bruno Cartosio (lungo e ben conosciuto ai lettori di Doppiozero) indaga, con due premesse. La prima è la visione storica: “La repubblica statunitense non è nata democratica e la sua storia non è stata una progressione lineare verso il migliore dei mondi possibili”. La seconda è evidente sin nel...

Francesco M. Cataluccio / In occasione dell’epidemia

Tutto comincia con un sogno. Un sogno dentro un sogno, che è però un incubo. Una cartoleria di Chinatown a Milano dove il narratore entra attratto dalle maschere e dai travestimenti esposti in vetrina; dentro ci sono pipistrelli appesi al soffitto e topi; l’uomo che la gestisce non è altro che uno spirito incagliato in quel negozio dell’aldilà. Poi tutto prende fuoco e fuggendo all’esterno il sognatore non trova più la bicicletta con cui è arrivato là; la città attorno è vuota: nemmeno una macchina, nessun passante. Seduto nella cucina della sua casa milanese Francesco M. Cataluccio tra un pasto e l’altro, che ha cucinato per la sua famiglia, s’è messo a scrivere un diario della pandemia che ha desertificato la città trasformandola per due mesi e passa in un lazzaretto di potenziali appestati, in piste per le autoambulanze sibilanti, in un deserto abitato da persone impaurite e angosciate. Guardando le finestre della casa di fronte e i corvi che planavano sulle antenne, mentre i topi appaiono nel corridoio di casa tra l’indifferenza del gatto di casa, Cataluccio, come uno dei copisti che pullulano nelle pagine della letteratura dell’Est Europa, ha scritto un libro che appare...

Generazioni a confronto / Trent'anni: there's a million things to be

Molte volte negli ultimi anni ho discusso accanitamente con mia madre perché, vicini o ormai raggiunti i trent’anni, ero troppo grande, a suo avviso, per vivere “in condivisione”. Da adulti si vive o con l’uomo (meglio non la donna ma, in caso, pace) che ci si è scelti ed eventualmente (meglio di sì) con dei figli. O altrimenti da soli.    Vivere con amici è socialmente accettato, come passaggio necessario per una generazione di precariato lavorativo ed esistenziale, solo in mancanza di soluzioni “stabili”: semplicemente costa meno, meno di una famiglia e meno di un monolocale.  Chiaramente ci sono altri aspetti positivi: se non si ha tempo di fare la spesa, la farà qualcun altro, e viceversa; se si è stanchi o disperati, ci sarà chi all’occorrenza ci prepara una pasta e più o meno volentieri ci ascolta; si è liberi di uscire insieme oppure no; se si vuole stare soli basta chiudere la porta, ma c’è sempre la possibilità insieme fastidiosa ed enormemente rincuorante che qualcuno venga a disturbarci per proporre un bicchiere di whisky prima di andare a dormire, o per dire di svuotare quella maledetta lavatrice. Capita che non si abbia voglia di uscire ma nemmeno di...

La sindrome del Gigi Lamera, / Tutti in bici o forse no

«How could I forget to mention that the bicycle is a good invention». In queste ultime settimane sembriamo essere tutti d’accordo con i Red Hot Chili Peppers e con le decine e decine di canzoni – per non dire delle poesie e delle pagine di racconti e romanzi – che per anni e anni hanno tessuto le lodi della “macchina a pedali”. Perché la bicicletta ha la sua bella età, oramai, su per giù centotrent’anni, ma sembra non invecchiare mai, pressoché sempre uguale a sé stessa.   La bicicletta in effetti è uno di quei prodotti dell’invenzione umana che nel suo percorso tecnico-evolutivo tutto sommato non ha modificato granché la sua forma e struttura. Se non si considerano infatti i prototipi ottocenteschi – dalla draisina al velocipede, o biciclo, o Grand-Bi, come lo chiamavano i francesi, per la gigantesca ruota anteriore al cui mozzo erano applicati direttamente i pedali – , il disegno della prima bicicletta safety bike, ovvero “la bicicletta di sicurezza”, così detta per il netto miglioramento in materia di guida rispetto ai precedenti modelli, e introdotta con rapido successo sul mercato nella seconda metà degli anni Ottanta del XIX secolo, non è poi così lontano dalle...

Pandemia / Overtourism, ripensare le città

Le città italiane, gran parte delle città europee e molte metropoli globali, difficilmente reggeranno l’urto della violenta e improvvisa riduzione della domanda mondiale di turismo. Per quanto le politiche locali possano favorire o costringere il turismo interno, i flussi del turismo internazionale costituiscono il carburante atto ad alimentare il processo di valorizzazione dei capitali finanziari, trovando nella metropoli il luogo in cui scaricarsi e riprodursi. Rappresentano, questi flussi e l’economia che li istituisce, il cash flow in grado di materializzare capitali altrimenti virtuali. Non meno reali, forse, ma sicuramente più aleatori. Catene commerciali del food&beverage, hotellerie, edilizia e piattaforme digitali convergono in un unico movimento speculativo che, attraverso lo sfruttamento di una gigantesca manodopera urbana dalla parossistica produttività salariale, consente ai capitali virtuali di tradursi in profitti reali, re-investiti nella virtualità finanziaria e di nuovo catapultati nella ricettività turistica. Un circolo perverso.  La speculazione turistica probabilmente riprenderà – sarà costretta a riprendere – il suo “normale” corso fondato su di un...

Red mirror / La Cina e il Grande Fratello

Ci siamo accorti che la Cina c’è e insieme agli Stati Uniti dominerà il mondo prossimo venturo. L’Europa, speriamo riesca a uscire dalla morsa. Ogni buon libro che parli del gigante cinese è allora benvenuto, e alcuni tra i giornalisti italiani più informati e competenti ne stanno sfornando. Simone Pieranni in Cina ha abitato molti anni, e ora la segue dalla sua posizione agli esteri del Manifesto, che non per nulla è diventato il giornale italiano che sforna in continuazione notizie interessanti sull’Asia tutta, grazie anche a una batteria di freelance abituati a consumare le suole delle proprie scarpe nel mondo reale. Questo suo Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in cina, per Laterza, indaga la trasformazione del reale in Cina, con un titolo che è tutto un programma: programma rispettato.   Riesce, Pieranni, a immergerci in quella distopia geograficamente localizzata che sta diventando la Cina, il paese tecnologicamente più avanzato al mondo che di questa supremazia farà il grimaldello per una penetrazione geopolitica e soprattutto culturale. Si parte da wechat, app totalizzante, socialmente olistica, dentro alla quale già da anni i cinesi trovano tutto, e fanno tutto....

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

Fotografia / Visus versus virus

Non esiste una singola immagine che possa dare volto alla pandemia. Ci vorrebbe forse un vuoto, un buco, un taglio. Qualcosa che laceri e poi lasci la sua traccia come una ferita.  Eppure il “panorama scheletrico del mondo”, la sua attuale topografia, ha una forma precisa.  Ho chiesto ad alcune fotografi e fotografe cosa stavano pensando, guardando, facendo in questo momento. Ho proposto loro di realizzare un trittico di fotografie, nell’intento di dare vita a una micronarrazione, una propria storia al tempo del virus. I loro nomi non accompagnano le immagini, ma sono posti in calce all’intera sequenza, per rafforzare l’idea di un insieme di sguardi che dialogano e generano a loro volta nuovi percorsi. Questo vale soprattutto per chi guarda: creare all’interno delle immagini diversi sentieri costruiti accostando fotografie, trovando simmetrie o contrasti suscitati da una personale sensibilità.    Un po’ come è sempre avvenuto, si potrebbe dire. Anche se la domanda che ci si pone dinnanzi alle immagini è diversa: che senso ha questo tempo? Alcuni fotografi non hanno risposto all’invito, altri hanno proseguito con le proprie ricerche, altri ancora hanno deciso di...

III / Quattro domande sul desiderio

La pandemia scatenata dal coronavirus ha modificato, e probabilmente modificherà ancora anche a breve scadenza, i comportamenti che riguardano i corpi e le relazioni fisiche tra gli esseri umani. Ti chiediamo di rispondere ad alcune domande per capire in che modo a tuo parere potrà cambiare tutto questo.   Ivano Gamelli, pedagogista   1. Il desiderio di prossimità, la necessità di abbracciarsi, di scambiarsi segni di reciproco affetto e di amore, sembrano oggi aboliti a causa dei timori che i contatti possano generare veicoli di trasmissione del virus, così che la paura ha preso il sopravvento: possiamo essere gli untori dei nostri partner, genitori, amici. Desiderio e paura si escludono o possono coesistere e con quali conseguenze? Cosa determinerà – in una fase di coesistenza con il virus – l’impossibilità di riprendere la dimensione fisica, corporea, di alcune relazioni, in particolare quelle con gli anziani?   Cominciamo con il dire che corpo, come mente, è una parola che assume significati diversi in relazione ai contesti e ai paradigmi nei quali la si inserisce. Una riflessione, questa, che ci porterebbe lontano, ma che non può non essere tenuta in...

Wajdi Mouawad e Attilio Scarpellini / Diari di quarantena

Dalla prospettiva di queste prime settimane di semi-libertà prende forma un pensiero rivolto a ciò che è appena accaduto. Sembrano già trascorsi molti anni dall’inizio, ma ancora deve installarsi quella distanza temporale che consentirà una vera e propria postura critica sui fatti di questi mesi. Quello di adesso è dunque un leggero voltarsi indietro, ancora un po’ incerto, mentre corpo e pensieri procedono, più o meno volenti o nolenti, verso l’avvenire enigmatico dell’estate 2020. In queste settimane trascorse da isolati, abbiamo vissuto o immaginato giornate che, se fossero consultabili sotto forma di pagine di diario, ritroveremmo riempite di annotazioni puntuali riguardanti elementi infinitesimali del quotidiano, epifanie sempre più piccole e interiori, pensieri slegati, ogni giorno di più, da quella dimensione quotidiana caratterizzata, precoronavirus, dal fluire costante delle azioni, degli impegni, del tempo.   Nelle giornate del tempo senza tempo ci siamo fatti domande, ci siamo chiesti come sarà, poi, ritrovarsi, tornare, pensare e ripensare il teatro, la scena, lo stare insieme. Il teatro, il nostro mondo. Ci siamo accorti che nulla si può davvero dare per scontato...