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psiche

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Desiderio / L’economia è psicologia o non è

Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. Il valore e il prezzo di un bene derivano dal fatto che lo desideriamo. E il desiderio – come ricordava Janigro – è un evento psichico. Lo studio dell’economia può esser diviso in due filoni: quello di Adam Smith che indica la via del libero mercato e quello di Karl Marx che propone un controllo statale dei mezzi di produzione, chiamato comunismo.    Facciamo una prima osservazione che riguarda la cronologia. L’economista scozzese vive nel settecento; quello tedesco nell’ottocento, con l’industrializzazione già in atto. Potremmo pensare che capisca meglio la modernità. Invece, nella post-modernità sembra che il libero mercato stravinca. Aggiungiamo una seconda osservazione. Dove è stato...

Ottant'anni fa moriva Lou Andreas Salomé / Amore. Il punto di vista delle amebe

L’uomo di oggi sa meglio dei suoi predecessori che gli uomini non si “possiedono” l’un l’altro, che si conquistano e si perdono in ogni momento della vita, e che l’amore “c’è” solo quando il suo effetto si fa sentire in noi in modo concreto e spontaneo. Per questo motivo oggi è più difficile distinguere un vero sentimento d’amore dalla frivolezza o dal gioco, eppure i due concetti non sono più confusi di un tempo. È anzi meno indifferente che mai chi si ama e come si ama. Ma mentre un tempo perfino una relazione piuttosto insignificante e povera di sentimenti e poco fertile poteva cercare di durare una vita in forza di una sua presunta approvazione divina, adesso in determinate circostanze si può rinunciare a un legame comparabilmente ricco e profondo dopo un tempo non più lungo di quanto durasse prima un “gioco” , perché si arriva a pensare che tale legame non offre tutto quello che può concedere l’amore ed è meglio andare avanti da soli. Tale consapevolezza nasconde una certa crudeltà, ma non è diversa affatto da quella che ci fa superare mancanze assodate e nasce spesso dalla massima serietà amorosa. È consapevolezza del fatto che la nostra forza amorosa è condannata a morte...

Scire per causas / Filosofia e psichiatria?

Esito ad affrontare il tema proposto da questo binomio. Le ragioni stanno all’intersezione delle aree semantiche proprie alle due discipline. Che, se fosse vuota, non metterebbe conto parlare del rapporto tra le due. Mentre, se non fosse vuota, richiederebbe di riconoscere quanto la filosofia possa essere psichiatrica e la psichiatria filosofica. Entrambi i temi sono pesantemente a rischio di inquinamento ideologico. I pregiudizi si annidano alla base dei giudizi. Le possibilità sono quattro e per minimizzare il rischio ideologico, probabilmente senza riuscire ad azzerarlo, tento di prenderle in considerazione sincronicamente tutte e quattro, analizzando le loro implicazioni in un contesto ipotetico-deduttivo, potenzialmente scientifico.     1. Se la filosofia è psichiatrica.   Questa è l’ipotesi cui mi sento più vicino e come psichiatra e come epistemologo di provenienza psicanalitica; è perciò quella che svilupperò più a fondo, ben sapendo di suscitare le ostilità del collega filosofo. Il mio pregiudizio è che in comune filosofia e medicina, in particolare filosofia e psichiatria, abbiano di essere due discorsi intorno alla certezza e alla causa.   I due...

Neuroestetica e coscienza riflessiva

Il tentativo di spostare la frontiera della rappresentazione dei fenomeni umani a un livello di profondità intracorporea, oltre la superficie del visibile, “dal mondo esterno tridimensionale al sé interno multidimensionale e alla mente inconscia”, come ha scritto Kandel, viene perseguito parallelamente e con risultati concomitanti dalla letteratura e dalle arti figurative. Nella Vienna di Freud la scuola pittorica di Klimt, Kokoschka e Schiele immette nella sperimentazione stilistica la forma degli stati mentali e, particolarmente nei ritratti, nelle deformazioni anatomiche e cromatiche che investono i volti, imprime l’immagine incorporata della psiche, la condizione della mente divenuta sintomo fisico.   Kokoschka assume uno sguardo diagnostico, che incide il corpo con freddezza chirurgica, e non è estraneo alla suggestione della scoperta dei raggi x: un potenziamento della visione attraversa la superficie della pelle, penetra nella struttura del soggetto, rende visibile una stratigrafia dell’essere umano, una anatomia profonda del corpo, quasi il risultato di una dissezione. L’intensificazione dello sguardo denuda il...

Corpo e azione

Con questo testo inaugurale si apre oggi un nuovo spazio dedicato all'analisi e alla discussione di una costellazione di concetti da attraversare, elaborare e far risuonare; a titolo esplicativo ne elenchiamo qui alcuni, utili a orientarci con più agio: corpo, rivolta, altro, volto, libertà, autonomia, vita quotidiana, ricerca, dispositivo, ecosofia, differenza, immaginario, contingenza, scarto, contaminazione, comunità, gender, queer, postumano, convivialità, nomadismo, desiderio, cura di sé, incompletezza, transito. Questo breve elenco non vuole in alcun modo essere un programma ma indicare una direzione e sollecitare l'ideazione e la sperimentazione di ulteriori immagini e rimandi.   Il nostro corpo è sempre un campo aperto; esposto, è la convergenza del nostro incontro col mondo, soglia di una relazione creatrice dell'ambiente e del vivente a un tempo. Luogo della percezione e del movimento, spazio dell'esperienza, è contemporaneamente un campo di battaglia dove si scontrano differenti forze per estendere i loro domini, è una proprietà che non possiamo mai rivendicare fino in fondo ma...

Il gran teatro tra i monti di Archivio Zeta

Stanchi dei rituali esausti della società teatrale, della ricerca affannosa di sovvenzioni, Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti una decina d’anni fa se ne fuggirono tra i monti, per sperimentare un loro teatro in mezzo alla natura. Allievi di Luca Ronconi e di Marisa Fabbri, abbandonarono le capitali degli stabili. Incontrarono altri maestri come gli appartati Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, e poi Paolo Benvenuti. In cerca delle possibilità di un pasoliniano “teatro di parola” che fosse cartina al tornasole di una nuova coscienza civile, fondarono Archivio Zeta, iniziando nel 2003 a fare spettacoli sull’Appennino, in un luogo di suggestioni immense e stridenti, il Cimitero militare germanico del passo della Futa, tra Bologna e Firenze.     Quella collina lungo la Linea Gotica, piena di lapidi di 30.000 soldati morti col passo dell’invasore, culmina in un sacrario simile a un'ala ripiegata. In quella specie di tormentato Walhalla che pare disegnato da Adolphe Appia, lo scenografo che sognò un Wagner astratto, dal 2003 hanno organizzato, ogni agosto, la rappresentazione di una tragedia antica...