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riflessione

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Menzogne e sortilegi della “vita nel suo movimento” / Il cinema secondo Elsa Morante

Con la pubblicazione delle recensioni cinematografiche di Elsa Morante (edite da Einaudi nel volume a cura di Goffredo Fofi, col bel titolo La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951) si aggiunge un capitolo necessario e originale alla storia dei “letterati al cinema”, che costituisce senz’altro un aspetto significativo della ricostruzione del contesto culturale dell’Italia postbellica.La vocazione visuale della scrittura di Morante era stata già messa a fuoco nella monografia firmata da Marco Bardini (Elsa Morante e il cinema, Pisa, ETS, 2014), che esplora tale territorio di confine nella sua complessità e nelle sue tante sfaccettature, dalle sporadiche incursioni morantiane nell’ambito della sceneggiatura alle non troppo fortunate occasioni di adattamento dell’Isola di Arturo e della Storia.   Oltre a mostrare una delle declinazioni possibili del rapporto fra Morante e la settima arte, la silloge (che raccoglie i testi scritti per la rubrica radiofonica “Cinema. Cronache di Elsa Morante”, trasmessa dalla Rai per quasi due anni, dal marzo 1950 al novembre 1951) offre un modello di spettatorialità per certi versi in linea con la ricezione mainstream del...

Le orme e la ri-scrittura / Camminare lento, ascoltare il mondo

"Nelle notti di maggio inoltrato nelle terre irpine si faceva il fieno. Voleva dire che le erbe per la fienagione, lasciate al sole perché si essiccassero, venivano raccolte in fasci legati in tre punti da liane fatte dello stesso fieno (i truocchi). Le liane si facevano a loro volta con un arnese agricolo, il manganiello, che non aveva nulla a che fare con il suo omonimo fascista o con quello in dotazione ancor oggi alle forze dell’ordine. Era un arnese fatto con legno torto di ulivo uncinato a un’estremità e canna, che ruotando immerso nel fieno, ne raccoglieva una parte e la trasformava in legaccio. A fare compagnia ai lavoratori sotto la luna piena era il silenzio. Bisognava finire il lavoro prima del sorgere del sole che, asciugando la rugiada, avrebbe reso friabile il fieno. Solo le voci sommesse di chi lavorava si sentivano nella notte. Voci che facevano da sfondo al ritmo intenso della fatica e ne costituivano la colonna sonora, insieme al fruscio lento e musicale del fieno ammorbidito dalla rugiada della notte di quasi estate. Il risveglio della natura sarebbe stato lento e silenzioso: con l’arrivo delle prime luci avrebbero iniziato gli altri uccelli coi loro canti a...

La passione di Dario Argento per la paura

C’è un uomo intrappolato tra due vetrate come in una gabbia di cristallo. Una dà sulla strada, l’altra su una sala bianca infestata da immani sculture deformi, scure. Nella sala c’è una donna vestita di bianco. Un uomo in nero, il viso coperto, l’accoltella allo stomaco. Poi, scappa. Aiutami!, grida la donna all’uomo nella gabbia; ma quelle grida ci arrivano mute. Perché, insieme al testimone, anche noi siamo chiusi nella gabbia; sordi in un silenzio claustrofobico. Il testimone prende a pugni le vetrate, urla alla donna Aprimi!, e lei vorrebbe farsi salvare ma le forze l’abbandonano, cade a terra.   Mentre il sangue rosso s’impossessa del suo vestito bianco, la donna striscia sul pavimento su cui si apre una grossa traccia scarlatta, e infine, gli occhi imploranti fissi negli occhi del testimone, muore. “Spesso”, dice Dario Argento in Paura, la sua biografia appena uscita per Einaudi, a cura di Marco Peano, “prima di scrivere una sceneggiatura, mi dico che quella vicenda in realtà è stata già raccontata, esiste da qualche parte, e io devo semplicemente ricordarla...

L'interluogo di Augé. La vecchiaia non esiste

Anche Marc Augé ha deciso di proporci la sua lettura della vecchiaia con un piccolo libro intitolato Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste (Raffaello Cortina, Milano 2014). La sua è una vecchiaia considerata come una sorta di – lo dico impudentemente alla maniera di Marc Augé – interluogo tra il tempo e l’età, una zona dai contorni sfumati nella quale ciascuno di noi, a seconda della sua indole e delle circostanze della sua vita, è più o meno libero di scegliere se propendere più dalla parte del tempo o dalla parte dell’età.     Ma prima di addentrarci tra gli argomenti del libro vorrei marcare il fatto che ancora una volta le riflessioni sulla vecchiaia provengono da fuori, dagli altri, dai paesi dove il problema non si pone con l’evidenza quantitativa con cui, invece, l’Italia deve confrontarsi. Uno dei due paesi più vecchi del mondo (l’altro è il Giappone) mostra ancora di non sapersi dare una consistenza critico-teorica sul fenomeno che ne sta fortemente condizionando i destini economici, sociali e culturali. E’ così da molto...

Nuove Pratiche fest: un punto di partenza

Le pratiche dell'innovazione culturale sono da agire, sperimentare, verificare e indagare. Il confronto è quindi essenziale, un dialogo aperto con chi viene da esperienze affini o diverse è sempre il modo più efficace di meditare e mettere alla prova intuizioni, obiettivi, tattiche e strategie. La stessa definizione di “innovazione culturale” è tutto fuorché non-problematica. Nel giugno 2012, quando cominciavamo a dare forma a cheFare, parlavamo più che altro di “pratiche culturali di innovazione sociale” o di “innovazione sociale in ambito culturale” perché ci sembrava evidente che il settore culturale avesse bisogno di ripensarsi e reinventarsi per continuare a produrre qualità. Oggi la formula innovazione culturale riassume bene tutti i nodi intorno ai quali continuare a ragionare se si ha cuore la cultura quale veicolo di trasformazione sociale. È stato quindi un segnale molto positivo che tra settembre e ottobre ci siano state tante e numerose occasioni di incontro e dialogo ArtLab, Fatti di Cultura, Nuove Pratiche, Cultura Impresa. Tra questi, l'appuntamento palermitano...

Silent University a Bamako-sur-Seine

A Montreuil piove. È una grigia mattinata di fine maggio e alle porte di Parigi inizia un lunedì come tutti gli altri. Montreuil, periferia a est della capitale, conta il 20% di stranieri su una popolazione di poco più di 100.000 abitanti.   L’altissima concentrazione di maliani le ha valso il soprannome di “Bamako-sur-Seine” tra gli autoctoni. Ci sono almeno 112 nazionalità diverse, tra cui almeno 31 paesi africani, e il 50% dei bambini è straniero. Un melting pot effervescente sostenuto da una rete associativa capillare che a Montreuil si occupa, in maniera più o meno efficace, d’integrazione, al quale si aggiunge un nuovo fenomeno demografico che, di recente, ha fatto di Montreuil una delle cittadine prese di mira dalle giovani coppie, stanche forse dei ritmi parigini, ma non così tanto da rinunciare alla metropolitana vicina, e sedotte dalla possibilità di affittare un appartamento di 60 metri quadri con giardino a una cifra, forse, inferiore ai 1000 euro. Montreuil, cittadina “bobo” e rifugio d’immigrati.   È in questo variegato tessuto sociale che ha messo...