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riso

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1 giugno 2019 - 1 giugno 2020 / L'ultimo dono di Michel Serres

Prima di morire il 1° giugno del 2019, prossimo ai novant’anni, Michel Serres ci ha fatto dono di un ultimo libro, Morale per disobbedienti, tradotto da Chiara Tartarini per Bollati Boringhieri a cui dobbiamo la pubblicazione di gran parte degli ultimi scritti del filosofo francese. Il titolo originale, Morales espiègles, letteralmente suona “morali dispettose” o, meglio ancora, “morali birichine”; nella prefazione Serres scrive di addentrarsi in punta di piedi nelle questioni morali, lui, bisnonno e discepolo di Arlecchino, fiducioso nelle virtù delle nuove generazioni a cui vorrebbe insegnare a far le boccacce, pur nelle tragedie che non smettono di accompagnare la storia dell’uomo. L’interprete dell’atomismo antico, che nel clinamen del De rerum natura ha scorto l’annuncio dello scarto all’equilibrio rinnovato dalle scienze contemporanee (Lucrezio e l’origine della fisica, Sellerio, 1980), non poteva che conservare il riso di Democrito, invece del lacrimevole lamento che era di Eraclito.   La filosofia sorge dalla meraviglia, scrive Aristotele, ma resta sempre prossima al riso: lo ricordava Hans Blumenberg in Il sorriso del protofilosofo (Pratiche, 1982), rievocando l’...

ll senso del ridicolo / Belli, Romaccia eterna e la buffa vanità del potere

Belli famigliare: endecasillabi d'ordinaria quotidianità   È un privilegio e insieme una dannazione nascere romano, per troppi motivi che qui sotto forse alla fine si capiranno, ma certo è “un gran gusto”, per dirla con il Poeta, crescere ed essere educato belliano. Ancora una volta mi dispiace esordire in modo così scopertamente autobiografico, ma a casa mia, dai nonni in giù, s'infilava Giuseppe Gioachino Belli in qualunque discorso o situazione, nel vivo dei sentimenti e dei passaggi dell'esistenza: nascite, morti, matrimoni, figli, animali domestici, studi, successi e incidenti professionali, malattie e altre umane fragilità, politica, allegria, noia, ansia e tristezza, sghignazzi e tragedie, queste ultime due cose procedendo perfettamente insieme nell'alta poesia di questo vulcano. Per cui non sarà stato tanto pedagogico, o forse sì, ma tra i primi sonetti mandati a memoria, in tenera età, c'è questo, piuttosto spaventoso e senza speranza, che s'intitola “La vita dell'Omo”, e che si riporta come tutti gli altri con la data di composizione e le note dell'autore:     Nove mesi a la puzza: poi in fassciola (1) tra sbasciucchi, (2) lattime e llagrimoni: poi p’er...

Il senso del ridicolo 2018 / Luigi Malerba: frammenti di un discorso sul comico

  Dal 28 al 30 settembre si terrà a Livorno la terza edizione del festival Il senso del ridicolo, dedicato all'umorismo, alla comicità e alla satira. Questa settimana proponiamo alcune riflessioni sul tema di Gabriele Gimmelli, a partire da un libro di Luigi Malerba, Strategie del comico, da poco in libreria.    Raccolta di exempla? Carnet de notes? Abbozzo di una teoria (asistematica) del comico? Oppure, come sembra indicare il titolo, un incompiuto trattato, à la von Clausewitz, sulla comicità? Forse il modo migliore per definire questo singolare oggetto, emerso dalle carte postume di Luigi Malerba (1927-2008) e pubblicato con il titolo Strategie del comico (Quodlibet Compagna Extra, pp. 156), è partire dal racconto "Il palinsesto", apparso originariamente nel 1964 e posto a conclusione del volume. Ultimo ma primo, in un certo senso, dal momento che traccia retrospettivamente quella che, un po' troppo pomposamente, potremmo chiamare la "cornice metodologica" del libro.    In un futuro imprecisato, un misterioso cataclisma ha cancellato la vita sul pianeta Terra. La popolazione umana si è adattata a vivere nel sottosuolo, perdendo via via ogni cognizione...

Ira e mediocrità / Fantozzi e Kafka. Vittime

Franz Kakfa era lo scrittore preferito da Paolo Villaggio. Questo non mi sorprende affatto, perché il Fantozzi che Villaggio ha fatto entrare nell’Enciclopedia dei Caratteri – assieme all’ipocrita, al misantropo, al millantatore, al soldato sbruffone, all’avaro, all’ipocondriaco, ecc. della commedia classica – è la versione burlesca, popolaresca, dei maggiori personaggi di Kafka, tutti un po’ fantozziani, anche se in chiave tragicissima. In fondo, anche Kafka spesso muove al riso, solo che la risata ci si congela in bocca, si storce in un ghigno di angoscia. La Repubblica ha riproposto Villaggio con lo slogan “Ci ha fatto piangere dal ridere”, Kafka invece ci fa ridere pur piangendo.   Disegno di Aaron Nosan.  I protagonisti di Kafka sono quasi tutti, in effetti, delle vittime assolute. La più assoluta è forse Gregor Samsa, l’impiegato – guarda caso! – che un bel mattino si ritrova trasformato in scarafaggio, nel racconto La metamorfosi. Non solo Gregor è mutato nell’essere più abietto, ma la famiglia lo colpevolizza per questo, e suo padre finirà per punirlo con la morte. Impiegato vittima è anche Herr K. protagonista di Il processo. Si suol dire che K. subisce un...