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rosa

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Sei l’ineffabile, / questa è la tua natura / Ad ognuno la sua rosa

Non son che rovi. Ma non le estirpiamo, anzi: non v’è giardino che non le esibisca, né poeta o scrittore degno di tanto nome che non le abbia cantate. E, come in ogni giardino che si voglia tale, anche nel nostro le rose debbono aver posto d’onore. Ma intendiamoci: niente rose da fiorai. Non hanno le mie simpatie le dive dritte sul lungo stelo: inodori, inespressive. Ho un debole per le botaniche e le antiche, per quelle semplici e un po’ scapigliate, o dall’unica stupefacente fioritura, perle rampicanti o sarmentose che s’innalzano sugli alberi per ricadere in festoni di corolle o che corrono su staccionate in grappoli gremiti di piccole coccarde. Tutte rose profumate di fresco, di spezie e d’ambra, di frutti e di muschio. E se le corolle devon essere vistose, che siano di gusto vittoriano, dalle coppe piene e ben quartate come quelle ritratte dai pittori fiamminghi, o le romantiche, morbide e tonde, dai boccioli affusolati e dai petali ondulati a nasconderne il cuore.     Certo, quando si sceglie una rosa si dovrebbero prendere in considerazione non solo forma, colore profumo dei fiori. Foglie e cinorrodi sono elementi decorativi non di second’ordine, specie per le...

La rosa e l'albero / Verso una filosofia della natura

Il 1889 si può considerare l’anno di una biforcazione fondamentale nello sviluppo del pensiero filosofico del Novecento. Esce il Saggio sui dati immediati della coscienza di Henri Bergson, ruotante sulla distinzione tra materia e spirito, spazio e durata, che alla fine il filosofo francese salderà nella cornice monistica del vivente e della sua evoluzione creatrice, e, a Messkirch, nasce colui che porterà al successo il movimento fenomenologico del maestro Husserl, scatenando in Francia la rivolta dei giovani, come Sartre, proprio contro l’egemonia bergsoniana: Martin Heidegger.   La linea del primo è quella di una filosofia dell’immanenza assoluta, di una realtà naturale concepita come un’infinita memoria vivente, di cui l’io, l’intelligenza umana diventano una provincia. Filosofia che si pone come il “prolungamento” metafisico della scienza della natura e con la stessa dignità di quest’ultima. È la linea che nel volgere di un paio di decenni soccomberà al cospetto della linea maggiore del Novecento, della quale Heidegger consacrerà i due caratteri principali. Da un lato, l’antropologia, fondata sull’eccezione umana rispetto agli altri enti di natura, in quanto l’uomo è...

Poesia in forma di rosa

Poesia in forma di rosa Ho sbagliato tutto. Sbagliava, spaurito al microfono, con la prepotente incertezza del brutto,   dei soave poeta, quel mio omonimo, che ancora ha il mio nome. Si chiamava Egoismo, Passione.   Sbagliava, con la sua balbettante bravura, rispondendo a domande di amici o fascisti, Maciste magretto della letteratura.   Interlocutori di Teramo o Salerno, di Conselice, o Frosinone o Genova, quello là, che aveva tanta ragione,   sbagliava tutto.   Sceso giù da Parigi – una primavera uguale in tutta Europa, mestruo di fango e sole febbrile,   o che sui campi (ruggini con viola di prugna velato, e ovali verdi, con in fondo l’ombra della foresta romanza...   Watteau, Renoir – salnitri sotto lo strato di verde, barbarico) il sole di quella primavera spargesse prepotente dolore,   o su questi campi: ai piedi di pale d’altare, rosso apenninico e casupole di sottoproletariato latino –   ... io ho sbagliato tutto. Ah, sistema di segni escogitato ridendo, con Leonetti e Calvino,   nella solita sosta, nel Nord. Segni per sordomuti, con...

Amore di sabato pomeriggio

Sbirciare nel carrello degli altri, in fila alla cassa del supermercato, è sempre un’esperienza altamente edificante. Ammazza la noia, scatena l’immaginazione. C’è chi lo fa per mestiere, chi da dilettante in cerca di curiosità. Ma arriva il momento in cui ciò che più o meno distrattamente percepiamo s’impone allo sguardo. Di modo che l’insieme di oggetti che là si trovano accostati, pazientemente pronti per essere pagati, fa indiscutibile sistema. Sollecita fantasie, testimonia stili di vita, indica forme d’etica sociale che brulicano nel contemporaneo.   Mi mandano questa foto scattata segretamente, un sabato pomeriggio, in un mall lussemburghese. Vale a dire dappertutto. Due oggetti che incorniciano una vicenda già scritta, non per questo realizzata, ma ancora da vivere. Una sceneggiatura stereotipa. Un frame da intelligenza artificiale. Un destino segnato. Se c’è qualcuno che ancora dubita che un’immagine possa raccontare una storia, con questa è servito.   Di che storia si tratta? Un tizio (tralasciamo l’abbigliamento, che di per sé dice gi...

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