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scatto

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Ma uno con una foto decente proprio mai? / No Cheese

  “Documento prego”. Niente Polizia o Carabinieri, solo un esame universitario. Ed ecco che la danza ha inizio. Prima di tutto, il modo di tirar fuori il suddetto documento. Il soggetto maschile solitamente è deciso, perfino irruento: paf, lo sbatte sul tavolo e sia quel che sia. Quello femminile no, comincia subito un rituale fatto di sorrisetti, occhi che si abbassano, gesti della mano. Non lo poggia sul tavolo, te lo porge, ma il gesto è quello di chi non vorrebbe che tu lo prendessi, di qualcuno che spera che quella carta d’identità non venga mai aperta, che sia insomma la solita formalità. Quando vede che la paginetta sta per essere spalancata e capisce che ormai non c’è più nulla da fare, ecco che costei si prepara. È un secondo, il tempo di un respiro preso e trattenuto fino al momento fatidico in cui gli occhi di chi ha ricevuto il documento passano dalla pagina di sinistra, quella in cui ci sono le generalità, a quella di destra. È lì il possibile motivo di imbarazzo, la cosa da sdrammatizzare, di cui cominciare a ridere preventivamente per evitare che qualcuno scoppi a farlo per davvero, spontaneamente, fragorosamente. È lì la fototessera, piccola, quadrata, e...

Un immagine del non / Duchamp fotografico

Marcel Duchamp (1887-1968) è una figura con cui ogni storico dell’arte contemporanea attivo in Europa o in America deve prima o poi confrontarsi. Cinquant’anni dopo la sua morte (il 2 ottobre 2018 per la precisione), non abbiamo finito di misurarci col lascito – visivo e concettuale – dell’opus duchampiano. Il mercato editoriale si è mostrato all’altezza della sfida. Per tenersi alle mostre più innovative degli ultimi anni, penso a Inventing Marcel Duchamp. The Dynamics of Portraiture (National Portrait Gallery, Washington 2009), Marcel Duchamp: Etant donnés (Philadelphia Museum of Art, 2009), La peinture, même 1910-1923 (Centre Pompidou, Parigi2014), nonché l’imminente Dalí/Duchamp, che aprirà i battenti a ottobre alla Royal Academy of Arts di Londra. Riguardo alle pubblicazioni, penso alla documentatissima biografia di Bernard Marcadé, Marcel Duchamp. La vie à crédit (2007, tradotta nel 2009 da Johan & Levi), allo studio di Thierry Davila sull’inframince (De l’inframince. Brève histoire de l’imperceptible de Marcel Duchamp, Beau Livre 2010), fino a The Apparently Marginal Activities of Marcel Duchamp (MIT Press 2016) di Elena Filipovic, che si concentra sull’...

Scianna, Mapplethorpe e lo sguardo dei ragazzi

I bambini ci guardano, scrive Ferdinando Scianna citando una celebre frase di Zavattini. Ma come i fotografi guardano i bambini? Per una strana congiuntura esce da Contrasto un libro del fotografo siciliano tutto dedicato ai bambini (Piccoli mondi), mentre nello spazio di Forma a Milano sono esposti alcuni ritratti di ragazzini realizzati da Robert Mapplethorpe nell’ambito di un’ampia mostra personale (catalogo edito da Contrasto). Due sguardi completamente diversi.                                                                                              Scianna è un fotografo delle occasioni. Con la sua macchina a tracolla percorre il mondo in lungo e in largo per il lavoro di fotoreporter, e...