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Paradisi artificiali / Ecstasy

La “generazione chimica”, come l’ha definita Irvine Welsh, autore di Trainspotting, è figlia del thatcherismo. Nasce nell’epoca in cui “la mappa psichica dell’Inghilterra veniva drasticamente ridisegnata, le vecchie regole perdevano significato, le vecchie certezze si squagliavano come neve al sole, e le nuove dovevano ancora stabilirsi” (M. Collin). L’Ecstasy, la “pillola dell’amore”, il carburante dei rave, ritmo interiore di “music house”e “techno sound”, è figlia della fase finale di quella stagione politica, risultato ultimo delle politiche sociali avviate da Margaret Thatcher culminate nell’etica del libero mercato e insieme nella strisciante insicurezza generata da disoccupazione, bassi salari e precariato diffuso. Per uno strano paradosso è stato proprio la miscela di thatcherismo e edonismo di massa a produrre la subcultura giovanile in cui ha prosperato la diffusione delle droghe chimiche. Com’è possibile che la MDMA, ovvero 3,4-metilendiossimetamfetamina, nota come Ecstasy, dal nome attribuitagli da un ignoto trafficante, sia diventata il simbolo di quella stagione segnata dai raduni musicali in capannoni dismessi frequentati da figli del proletariato inglese, dai riti...

Sulla bellezza / La vita e le forme

Qualche anno fa - 2005 circa - guardando il lavoro sulla vita monastica, Per sempre, della cineasta Alina Marazzi rimasi colpita da una frase pronunciata dalla giovane donna, aspirante alla clausura e poi ritornata alla vita mondana, di cui il documentario seguiva il percorso esistenziale. La giovane donna diceva che non avrebbe potuto dedicare se stessa a quel tipo di vita se dalla preghiera e dal contatto esclusivo con Dio non le fosse venuta ogni giorno una forma di piacere, di bellezza e di intensità non barattabili con niente altro. Nelle parole di questa ragazza, bella e disponibile a parlare della propria singolare esperienza con pacatezza e intelligenza tanto da attirare l’evidente empatia della telecamera, ho trovato un’associazione diffusa tra i mistici e i dediti alla contemplazione, quella tra pienezza estetica, propriamente dei sensi, e divino. Esiste una discreta letteratura sull’intersezione fra queste due dimensioni, estetico/divino, dunque non mi sono sentita particolarmente originale nel notare come la giovane donna parlasse dell’esperienza di Dio nei termini in cui altri parlerebbero di un’opera d’arte o di un vissuto sensoriale molto forte. Ciò che mi aveva...