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Tagliare teste

Abbiamo visto nel video diffuso online del taglio della testa del fotoreporter americano James Foley la ferocia dell’Isis, Islamic State of Iraq and al-Sham (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante). Nell’arco di un mese sono seguite le decapitazioni del reporter americano Steven Sotloff e del cooperante scozzese David Haines. E non è passato giorno che non ci siamo chiesti le ragioni profonde di questa barbarie, riempiendo colonne di quotidiani e servizi televisivi di immagini che non volevamo vedere, gridando il nostro sdegno all’interno di status su Facebook e Twitter, partecipando a costruire quell’attenzione e quella notorietà che l’azione di PsyOps dell’ISIS sta conducendo.   Lo scenario in cui collocare il senso di queste decapitazioni è, infatti, quello di una guerra psicologica che, per la prima volta, utilizza in modo così evidente e consapevole i social media e le possibilità di ricaduta sui media tradizionali. Il messaggio dell’ISIS ha la funzione di marcare una distinzione forte del tipo noi/loro, e su quella distinzione costruire proselitismo, da una parte, ed estrema visibilità dettata dall’eccesso di notiziabilità, dall’altra. Si tratta, certo, del...

Condivido, ergo sum

La legge di Zuckerberg. Durante il summit Web 2.0 del novembre 2008, Mark Zuckerberg espresse la propria versione della celebre legge di Moore. Secondo quest'ultima il numero di transistor su un chip raddoppia ogni due anni: la legge di Zuckerberg, invece, suona così: "Ogni anno la gente condivide il doppio dell'informazione condivisa l'anno precedente". Tre anni dopo, Zuck mostrò dati alla mano che la predizione era stata confermata: la curva dello sharing sul suo social network aveva un andamento esponenziale.   Il fondatore di Facebook è tornato di nuovo sul tema in un'intervista a Wired pubblicata nell'aprile 2013, sottolineando come il fenomeno sia un trend globale. E aggiungendo un dettaglio importante: "La condivisione […] è fatta di molti trend diversi. All'inizio, le persone condividevano inserendo delle informazioni base nei loro profili. Poi abbiamo fatto in modo che potessero modificare lo status. Poi arrivarono le foto. E ora la gente condivide anche con applicazioni come Spotify." Questa frase getta luce su un aspetto ancora poco studiato: una possibile storia della socialit...

Sergio Peter. Dettato

Dei personaggi robusti e induriti nella Marsica di Silone, dei taciturni protagonisti di Pavese, delle atmosfere neorealiste più dimesse e più autentiche si sentono gli echi in Dettato di Sergio Peter. Un romanzo breve che emette verità e autobiografia senza mai diventare autoreferenziale. Il fluire spontaneo dalla coscienza dell’autore, mai ammiccante è, per fortuna, non perfettamente orchestrato come in molti bestseller, di quelli, per intenderci, che vincono i premi glamour. Ed è molto meglio così.   Qui prevale il tempo del racconto: una narrazione franta e intima da parte del protagonista, che poi è anche il narratore e autore, Sergio. Con tecnica cinematografica riesce a “stringere” come con una telecamera sui personaggi della sua famiglia, per poi “allargare” sui paesaggi del suo piccolissimo mondo antico. In questo andirivieni della memoria le persone sembrano incastonate in un ecosistema senza via d’uscita: la Lombardia di confine, il profondo nord contadino e distante.   Si parte dal trisavolo Santino Peter, passando per il bisnonno Domenico Peter, fino alla generazione del...