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thriller

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Slow Motion Riot

Sedici anni dopo l’edizione Mondadori, nel frattempo uscita di catalogo, Il Saggiatore ha meritoriamente ripubblicato (unico neo, i tanti refusi) la traduzione di Sergio Altieri del primo romanzo di Peter Blauner, Slow Motion Riot (1991).   Quello che a torto potrebbe passare come un mero noir, o thriller, o chissà quale altro caso relegato nel suo colore o genere, è a conti fatti qualcosa di più: un libro che diverte, appassiona, toglie il fiato e sospinge la lettura senza indurre cedimenti; un romanzo ben scritto e ancor meglio congegnato; ma anche un grande lavoro sotto il profilo culturale, da cui trapela una forte consapevolezza storica e sociale.   Protagonista è Steven Blaum, impiegato al Dipartimento per la libertà vigilata di New York, ebreo cresciuto nel Queens da un padre di origini est-europee, scampato all’Olocausto, ossessionato dai neri e da un’Apocalisse imminente. Steven, nel suo cubicolo di ufficio, vede passare davanti ai suoi occhi file di malviventi disperati, perlopiù tossici e ladri. «C’è solo un momento in cui le loro vite assumono una parvenza di struttura»,...

Berlinale

Si è da poco concluso il festival del cinema di Berlino, tra le critiche che la vedono come una manifestazione troppo poco commerciale (eppure è il festival cinematografico con la più alta partecipazione di pubblico al mondo) e alcuni dei premi assegnati a piccoli grandi film. Ecco cosa ha visto una nostra collaboratrice, tra i film della competizione ufficiale.     W imie… di Malgoska Szumowska   Il concorso della Berlinale è stato aperto da un film polacco che riconferma la tendenza del festival ad aprirsi al cinema dell’est europeo. Escluse alcune vedute della campagna estiva, tanto assolata e affollata di campi di grano da far impallidire la produzione nostrana post Io non ho paura, il lavoro della Szumowska lascia parecchio perplessi. Un prete cattolico molto energico viene trasferito in una piccola parrocchia di provincia che è anche sede di un riformatorio per giovani problematici. L’estate è calda e, si sa, scalda anche gli animi più pacati. I ragazzi giocano a pallone ma sono irrequieti. Irrequietissimi, perché omosessuali! La morale del film si dispiega tra il...

David Fincher. Millennium - Uomini che odiano le donne

La logica del remake della quale i produttori hollywoodiani di oggi, molto più che in passato, non sembrano essere in grado di fare a meno, è senza dubbio la più facile delle risposte, ancorché decisamente reazionaria, alla scarsità di idee che pervade il cinema contemporaneo. Ma è anche, a ben vedere, una sorta di reazione a basso costo al mercato del 3D e delle attrazioni digitali cui la settima arte, filone mainstream, punta sempre più di frequente. Millennium (remake dell’omonimo film di Niels Arden Oplev del 2009) in tal senso rappresenta l’archetipo di un certo atteggiamento del cinema d’oltreoceano, venutosi a creare negli ultimi tempi, in funzione del quale la selezione dei film di cui fornire la reinterpretazione viene a cadere, nella quasi totalità dei casi, su pellicole contemporanee e di importazione. Ma se quella svedese si è dimostrata per gli americani una cinematografia piuttosto ostile con la quale confrontarsi – il recente flop del remake di Lasciami entrare, film dalle potenzialità enormi, lascia sbalorditi –, la scelta illuminata, da parte della MGM di affidare...