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Torri Gemelle

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Vent'anni dopo / Tempo penultimo

Sedici anni fa ho pubblicato un piccolo libretto intitolato Crolli presso l’editore Einaudi. Riguardava la lettura di quanto era accaduto nell’arte e nella letteratura tra il 1989 e il 2001, anno dell’attacco alla Twin Towers di New York. Buona parte di quel testo è stato poi incluso in un volume più ampio, L’età dell’estremismo, pubblicato da Guanda nel 2014, che conteneva una riflessione ulteriore su quanto era accaduto dopo il crollo delle Torri; ricercava le cause degli eventi accaduti allora nel periodo anteriore agli anni Ottanta sempre ponendo attenzione alla letteratura, all’arte e alla filosofia. Poi è venuto un piccolo libro intitolato Chi sono i terroristi suicidi? (2017), che analizzava le vicende del terrorismo islamico, una raccolta di brevi interventi apparsi sulle pagine di “doppiozero”. Tre anni dopo esplodeva la pandemia in Cina che si comunicava rapidamente al Vecchio Continente, agli USA e ai Paesi di tutto il mondo, nessuno escluso. In questo anno, il 2021, che ha già compiuto il suo giro di boa intorno alla propria metà e s’avvia a terminare lasciando dietro di sé una scia inquietante di problemi irrisolti, arriva la notizia della ripresa di Kabul da parte...

Vent'anni dopo / Le rovine di Wall Street

Sono trascorsi vent’anni dall’attentato alle Twin Towers. È il caso pertanto di domandarsi quali siano le conseguenze di quel catastrofico evento. Oggi appare senz’altro evidente che Al Qaida è stata sconfitta dagli Stati Uniti e dall’Occidente sul piano militare. Su quello dell’immaginario, però, ha decisamente vinto la sua sfida con l’industria cinematografica hollywoodiana, che ha cominciato da allora un lento declino. Su questo non ci può essere alcun dubbio: le immagini televisive dei due Boeing che s’infilavano con precisione chirurgica all’interno delle due Torri Gemelle del World Trade Center di New York provocandone il crollo hanno manifestato una tale forza simbolica che sembravano superare l’impatto suscitato da un qualsiasi film di genere catastrofico prodotto da Hollywood. Si è trattato di un vero e proprio choc culturale per tutto l’Occidente, attaccato dal terrorismo islamico addirittura nel suo cuore pulsante: Wall Street. E Alberto Abruzzese, sulle pagine della rivista Gomorra, ne traeva lucidamente tutte le dolorose conseguenze: «A Manhattan si è spenta la vitalità che Simmel attribuiva alla rovina: il vuoto, che essa lascia aperto a una nuova fertilità dello...

Vent'anni dopo / L’11 settembre di Google

Oggi che con Google e i social non dobbiamo più ricordare, poiché basta cercare quel che sfugge alla nostra memoria su un motore di ricerca, cosa ricordiamo dell'11 settembre? Su Instagram appaiono centinaia di profili: September 11, 2001, Twin Towers 11/9, Investigate September 2001, We will never forget, No Fear all Glory, Forever in our Heart. Su Facebook sono infiniti i rimandi a quel giorno, come su Twitter. Su Tik Tok i video dell'attacco alle Torri Gemelle sono innumerevoli e quelli dei broadcast televisivi si mischiano alle testimonianze personali. Ogni avanzamento tecnologico cambia la nostra memoria, e il processo di sintesi a cui la memoria analogica ci aveva abituati si trasforma in archiviazione nella memoria digitale: una comprensione più profonda di quanto ricordavamo, incoraggiata dallo sforzo di mettere insieme elementi diversi, viene rimpiazzata da un procedimento meccanico che ha il vantaggio e il dono della facilità di saper connettere. Quel che faceva il nostro cervello lo fa Google.   La memoria era più della somma dei nostri ricordi, Google e i social network sono la somma dei nostri click. La nostra capacità di elaborare un ricordo si sposta dall'...

Un pensatore del contemporaneo / Paul Virilio, il filosofo del disastro

Una leggenda mai confermata, ma anche mai smentita, racconta che Mohamed Atta, il capo del gruppo terroristico che ha abbattuto le Torri gemelle, sia stato uno studente del dottorato tedesco dove insegnava Paul Virilio. Di sicuro c’è solo il fatto che Atta era stato uno studente d’ingegneria e d’architettura con una laurea in urbanistica e che nella progettazione dell’attentato, da lui portato a termine, c’è qualcosa che ricorda alcuni dei libri del filosofo e architetto francese scomparso in questi giorni. Che cosa?   Il primo libro pubblicato da Virilio s’intitola Bunker Archéologie ed è uscito nel 1975. Si tratta della sua tesi di laurea redatta a 25 anni per ottenere l’abilitazione in Urbanistica, disciplina da lui esercitata per qualche tempo, prima di diventare uno dei filosofi della contemporaneità più interessanti degli ultimi quarant’anni. Forse non è un caso che questo libro, ripubblicato nel 1995 dalle Les Editions du Demi-Circle, sia stato uno due o tre libri preferiti da Bruce Chatwin, che lo scrittore inglese portava con sé nello zaino durate i suoi viaggi e che leggeva e rileggeva. All’epoca Paul Virilio, non era ancora diventato celebre, come poi avverrà nel...

Guantanamo e i nuovi Lager

Tra i commenti ai recenti attentati di Parigi alcune voci si sono soffermate sulle possibili conseguenze che una risposta securitaria potrebbe portare in termini legislativi nelle società europee. L'uso isterico dei pronomi personali dopo la strage nelle redazione di Charlie Hebdo è anche una spia linguistica della logica dell'identità che all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle del 2001 ha accompagnato le retoriche dello scontro di civiltà; retoriche che hanno giustificato gli interventi di polizia internazionale e le guerre chirurgiche. Intervistato da Repubblica il 15 gennaio Giorgio Agamben ha invitato «a mantenere la lucidità» e non commettere lo stesso errore l'«equivoco tra terrorismo e guerra che ha permesso a Bush dopo l’11 settembre di scatenare quella guerra [...] che è costata la vita a decine di migliaia di persone e senza la quale forse non avremmo avuto la strage che la Francia sta oggi piangendo». Il rischio – continua Agamben – è quello del lento scivolamento «in quello che i politologi americani chiamano Security State, cioè in uno...