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USA

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Diario americano / Il caos perfetto

La rotta era tracciata e le secche dello scontro civile ormai a portata d’occhio. Invece, colpo di scena. Il Presidente ha evocato il caos perfetto. Per farlo non gli è servita nessuna delle forze oscure con cui ama flirtare – i suprematisti bianchi o il ribaltone della democrazia. La materia prima del disastro ce l’aveva letteralmente sotto il naso. Incolore, inodore, insapore. Invisibile, come lui stesso da mesi ci ricorda. Uno sbuffo di virus e il sedicente leader dell’Occidente democratico è finito in ospedale. Quanto all’America, si ritrova sull’orlo del precipizio. “Mann Tracht, Un Gott Lacht”, dice un proverbio yiddish, “Dio sorride dei progetti dell’uomo”. Più di Dio – che di questi tempi s’immagina impegnato in faccende più serie – a sorridere dev’essere Covid-19, proprio quello che il Presidente da mesi nega, denigra, sminuisce. Si è preso la rivincita più ironica che mente possa immaginare. Le implicazioni politiche sono enormi. Il tweet del Presidente che giovedì notte annunciava il contagio ha scritto la parola fine alla campagna elettorale un mese prima dell’Election Day. I comizi sono annullati e così tutti gli incontri e le interviste che prevedevano la sua...

Per non essere vittime delle pulsioni collettive / Anatomia del crimine

Per lungo tempo si è pensato che il processo penale fosse esclusivamente l’occasione per applicare a un cittadino la legge concepita in astratto. Applicare uguale interpretare, e cioè leggerla secondo la volontà di chi l’ha costruita, secondo il tessuto linguistico, l’evoluzione storica, calandola in definitiva al caso concreto. Il positivismo ottocentesco ha impresso una formidabile spallata a questo modo di intendere il momento giudiziario, palestra dell’accademia e riserva esclusiva dei giuristi e delle loro costruzioni. Il diritto, si diceva, non può fare a meno della scienza in quanto la ricostruzione del fatto accaduto e la salute mentale dell’imputato non possono prescindere da conoscenze specialistiche. L’antico mito, che oggi ancora risuona nelle aule universitarie, del giudice quale “perito dei periti”, e cioè sovrano illuminato che domina ogni materia giuridica e non, iniziava a subire ferite profonde. Dalle discussioni in materia psichiatrica si è passati, lentamente ma inesorabilmente, alle scienze tradizionali ed oggi alle nuove scienze.   La letteratura poliziesca, e poi cinema e televisione, hanno contribuito a rompere un velo: le indagini non sono solo...

I marziani di Orson Welles

Esce oggi presso l’editore FrancoAngeli il volume di Orson Welles È tutto vero. Marziani, astronavi e beffe mediatiche. Pubblicato in occasione dei cent’anni dalla nascita dell’autore, contiene il testo di Invasione da Marte, la trasmissione radiofonica che è stata la più importante beffa mediatica e ha fatto credere a molti americani la sera del 30 ottobre 1938 che fosse in atto un’invasione della Terra da parte dei marziani. Pubblichiamo un’anticipazione dalla postfazione di Vanni Codeluppi, che ha curato il volume.   L’invasione dei marziani che è stata raccontata alla radio da Orson Welles e dai suoi attori viene generalmente considerata uno dei casi più importanti di tutta la storia dei media. Le cosiddette «beffe mediatiche» realizzate nella storia dei mezzi di comunicazione sono infatti numerose, ma probabilmente nessuna ha ottenuto un risultato paragonabile in termini di attenzione sociale a quello che è stato in grado di raggiungere il radiodramma di Welles. Anche perché questa è stata la prima e dunque, in quanto tale, anche la più inaspettata. In seguito all’ascolto della trasmissione, molte persone sono state prese dal panico e hanno fatto di tutto: sono corse a...

Donald Presley / Trump come avatar di Elvis

NEW YORK - Stavo guardando un episodio della serie televisiva Vinyl, l'altra sera. Il personaggio principale, un italo-americano, tale Rick Finestra che cammina come John Travolta nella Febbre del Sabato Sera, dialogava con Elvis Presley in una stanza d’albergo di Las Vegas.  Vinyl è una serie tv sulla vita scombinata e brillante di una piccola casa discografica di New York negli anni 70 e ’80, una produzione di Martin Scorsese e Mick Jagger. Abbondano, di conseguenza, violenza, cocaina e rock'n'roll. Ma in quella scena specifica l'attore che interpretava Elvis coglieva molto bene i tic, la personalità e i cascami di quel cantante.   È lì che ho avuto un'epifania. Ho finalmente colto ciò che forse è già noto: la straordinaria somiglianza tra il re del rock e il candidato alle presidenziali americane Donald Trump.  I punti in comune sono tanti. Elvis nacque nel 1935, Donald nel 1946, solo 11 anni dopo. Possiamo immaginare il piccolo Donald a 10 anni dimenarsi in camera da letto, imitando il vero super-molleggiato, quello originale, l'uomo con i basettoni più famosi della storia della musica.  Sono già evidenti le somiglianze tra Trump e Berlusconi, raccolte nel...

Nel ventennale del capolavoro / Infinite Jest per principianti

Metodo   – Viviamo un'epoca in cui è più semplice parlare di un romanzo senza averlo letto che riuscire a mantenere saldo un punto di vista critico sull'oggetto stesso della lettura.   – È il paradosso di un sistema mediatico complesso qual è quello in cui ci troviamo a vivere: ad un numero di informazioni in crescita esponenziale non corrisponde necessariamente un aumento delle possibilità di conoscenza. Ma è un dato storicamente verificabile: è già successo, sta succedendo, succederà ancora.   – Questo è un punto cardine su cui far ruotare le pale di un piccolo esperimento. Ignorare il flusso costante di parole e immagini ed evitare la perdita di concentrazione che ne deriva; non prendere in considerazione gli elementi biografici; sforzarsi di determinare con sicurezza il punto in cui finzione e realtà iniziano e smettono di influenzarsi a vicenda. Stiamo ovviamente parlando di Infinite Jest.   – Credo di avere iniziato a leggerlo almeno una decina di volte.   – Immagino dunque che tu ti senta in grado di formulare un'opinione nel merito: è un libro del quale negli ultimi vent'anni si è parlato parecchio.   – Non posso che darti ragione.   – È...

Una conversazione / Andy Warhol. Fare arte

Benjamin H.D. Buchloh: Per cominciare posso farle una domanda riguardo alla serie delle immagini pubblicitarie? Quali erano i criteri in base ai quali lei sceglieva una particolare immagine fra la gran copia di logo e marchi? È possibile descrivere il processo selettivo o tutto avveniva in modo casuale? Le immagini che lei ha scelto sono così significative che si possono considerare archetipi della storia pubblicitaria. Per chiunque sia cresciuto durante gli anni cinquanta, il cavallo della Mobil è un’icona.   Andy Warhol: Dunque, ho scelto il Mobil Horse, perché mi piacevano i ragazzi che lo collezionavano e lo disegnavano, cioè... non so... A Keith Haring il Mobil Horse piace molto... Forse pensavo a lui quando l’ho fatto. Quando l’ho scelto mi trovavo proprio in un parco-giochi... Anche le altre immagini sono quasi tutte prese dalla pubblicità degli anni cinquanta.   Fatta eccezione per l’immagine della Apple che, ovviamente, è degli anni ottanta.   Forse dovevo fare più immagini pubblicitarie degli anni ottanta e roba del genere...   Quindi la scelta delle immagini era piuttosto casuale?   Be’, ci sono talmente tante immagini fra cui scegliere e a me...

Su Bernie Sanders

Bernie Sanders. Classe 1941, nato e cresciuto nel Vermont, deputato dal 1991 al 2007, poi Senatore fino ad oggi. A occhio e croce, in Italia verrebbe considerato ‘vecchio’, anagraficamente e politicamente. Da rottamare, per intenderci. Negli Stati Uniti invece è proprio lui che, al momento, sembra rappresentare l’anti establishment del Partito Democratico, e risulta essere la persona più lontana da quelle logiche di partito delle quali Hillary Clinton evidentemente fa parte da decenni. Ci vuole una ‘Rivoluzione politica’, dice Bernie al popolo delle primarie: college statali e assistenza sanitaria gratuita per tutti, spacchettamento delle grandi banche di Wall Street, iper tassazione verso la fetta più ricca dei contribuenti americani, rappresentata da un simbolico 1%, che detiene la stessa ricchezza del 90% della popolazione. Un programma a dir poco ambizioso, che in Iowa (ma anche altrove) ha infuocato soprattutto gli elettori dai 17 ai 29 anni: i consensi provenienti dai giovani sono stati intorno a un incredibile 84%.  Ciò che manca all’interno del programma è un po’ di concretezza, affermano...

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