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Mia madre e l'Expo

Mentre scrivo un elicottero mi sorvola la testa. A poche centinaia di metri da me cerca di riposare Michelle Obama con le due figliole. È lei la prima rockstar ad arrivare in città per EXPO. In queste settimane sono passati Putin, con la sua auto blindata, insieme a Renzi e con il quale ha bevuto una kvas, David Cameron, il presidente dell’Irlanda, un poeta che pare abbia fatto un bellissimo discorso sull’importanza che questa generazione non scarichi sulla prossima il problema della fame nel mondo; è in arrivo Hollande e molti altri.   Quasi tutti vanno direttamente ad EXPO senza fermarsi in città. Diversa la scelta della first lady americana che ha requisito due piani di un albergo centralissimo, ha visitato il Cenacolo vinciano, ha preparato un’insalata di pollo con gli studenti della scuola americana di Milano, concedendo alle sue ragazze uno shopping tour nella zona di corso Como. I cronisti l’hanno descritta stanca, ma sorridente. In maniera non troppo percettibile il numero dei visitatori sta aumentando. Queste le principali tipologie da me ravvisate: solidi americani in short e zainetto, giapponesi in fila indiana...

Expo e dintorni: mi chiedevo cosa fosse Expo

Mi chiedevo cosa fosse Expo. Poi mi sono chiesto cosa fosse per le persone. Domenica scorsa sono entrato.     Ero riluttante. Aspettavo, rimandavo, anche per la spesa del biglietto. Per vincere questi freni avevo in testa di andare con mio figlio di undici anni, di considerarlo una guida, col suo sguardo entusiasta di bambino, così da appoggiarmici per fare le mie foto.     Poi sabato, a sorpresa, è arrivata qua a Milano la mia giovane sorella. Lei vive in Francia. Mi ha chiesto di andare insieme a vedere Expo. A quel punto, ho messo mano nel portafogli e mi sono detto andiamo a divertirci. In tre: io, zia e nipote, vale per il biglietto tariffa famiglia e si risparmia.     Expo è intrattenimento, quindi te lo devi pagare. Allora si sta in coda, si suda in mezzo agli altri ad aspettare senza insofferenze, chiacchierando e curiosando nei discorsi degli altri. È movimento, per non ammuffire; un gioco, l’uomo ha bisogno di giocare. Non ho visto intellettuali, bensì umanità divertita in barba al pianeta!     Ignoro le cifre degli incassi attuali e le proiezioni. Non so se i...

Expo: una serata anni Ottanta

Mentre in città ci si lamenta che ancora non sono arrivate le folle previste per EXPO, il sito è affollato dalle scolaresche e dalla più liquida categoria dei baby pensionati dell’Europa del welfare. Per me la prima occasione di visitare EXPO è un invito della Regione Basilicata, tramite Roberto Linzalone, il cantastorie di Matera, per parlare di Olivetti e il sud. È un pomeriggio che minaccia pioggia e in giro non c’è troppa gente. L’impatto col decumano, la lunga allée di oltre un chilometro, è di grande effetto, una promenade architecturale che non sempre tiene conto degli insegnamenti del movimento Moderno (e pensare che proprio qui Le Corbusier aveva progettato la grande fabbrica dell’elettronica Olivetti).   La prima cosa che mi colpisce è come i padiglioni abbiano tutti la stessa dignità: non si distingue tra Nutella e Turkmenistan, tra Coca Cola e Polonia. Mi abbandono a una fantasia in cui le milizie private di Samsung dichiarano guerra all’Uruguay che si allea con Ferrero e risponde annientando l’Irpinia. Si potrebbe ragionare a lungo sul senso di appartenenza...

Expo e dintorni: RHO FIERA EXPO MI

Ho comprato un biglietto delle linee S (Suburbane) di Trenord per Rho Fiera Expo. Costo del biglietto 2,20 euro; al ritorno col metrò ho pagato 2,50. Ero partito dalla stazione di Porta Garibaldi.   Operaio   Certo il metrò è più comodo e veloce e si evince facilmente dai trenta centesimi in più che fanno pagare, ma è arrivando alla stazione di Rho Fiera Expo con il Passante e linee ferroviarie di superficie che mi rendo conto del gran lavoro edilizio che c’è in atto. Da semplice osservatore e frequentatore di bar (per bere il caffè), direi che c’è del ritardo sulla consegna dei lavori alla città e ai visitatori. Scendendo dal treno ho raggiunto il sottopassaggio che collega tutto: la fiera, il metrò e di nuovo la linea S e il centro. In effetti, è bello grande. Ciò che ho colto maggiormente stavolta non si può fotografare: i rumori delle seghe circolari dei carpentieri, il pulviscolo che si sviluppa e certi odori forti di solventi. Tanti operai con accenti del sud e del nord. Linguaggi tecnici su fili elettrici che portano corrente a sistemi. Ingegneri e...

Intervista a Saul Steinberg

Pubblichiamo di seguito un’intervista a Saul Steinberg, tratta dal libro di Pierre Schneider, Louvre mon amour. Undici grandi artisti in visita al museo più famoso del mondo (Johan & Levi, dicembre 2012, p. 192, € 22), dedicato al dialogo intramontabile con i grandi artisti del passato.      Mi apprestavo già a rispondere, non senza qualche senso di colpa, alle solite obiezioni: “Sono un pittore, sa, parlare non è il mio forte. Del resto, si può parlare d’arte? L’esperienza estetica è come l’esperienza mistica, non si spiega…”. Lui però mi rassicura subito:“Io diffido di quelli che restano ammutoliti, estasiati o tramortiti davanti a un dipinto. Credono ai miracoli, loro. Ma il paradiso siamo noi a doverlo costruire. I veri mistici sono sempre stati dei chiacchieroni. Per rendere onore a un quadro, devi raccontartelo in tutti i dettagli possibili. Se ti blocchi, vuol dire che sei davanti a un padrone, a un capoccia”.    Il silenzio è frutto della paura, e Steinberg odia le dittature. “L’arte è una sfinge: il...