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volto

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Sbatti il nulla in primo piano

“Viso arcano, splendore esotico, bellezza baudelairiana, inaccessibile, come di una pasta forse prelibata […], tutte cose tipiche di un essere minerale, di una statua crudele che si anima per colpire.” Così Roland Barthes (1953) in una sua magnifica, piccola storia delle facce, definiva Rodolfo Valentino. Colgo lo spunto per riflettere su un fenomeno che mi sembra sempre più marcato e diffuso oggi al cinema, ovvero l’insistenza sui primi piani dei volti, ben oltre ogni esigenza narrativa ed espressiva. Alcuni hanno detto che il cinema contemporaneo copia in questo le regie televisive perché i campi medi e lunghi non sono congeniali al piccolo schermo. Un’altra ragione, sempre legata alla televisione, potrebbe essere la messe di volti piangenti (o, più raramente, esultanti) a cui ci ha abituato la Reality Tv, comprese le sue derive giornalistiche. Da decenni ormai questa televisione insiste nell’inquadrare in primo piano le emozioni di chi abbia appena perso o vinto del denaro; di chi abbia subito un lutto; di chi soffra la fame in un’isola di famosi o venga eliminato in una casa del Grande Fratello; di chi...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...

Le nostre facce ci perseguitano

Le nostre facce ci perseguitano. Raramente un'epoca storica è stata tanto fondata come la nostra sul volto umano, reiterato nelle sue forme più photoshoppate o esposto nella sua nuda banalità in milioni di selfie online. Il viso è divenuto il tramite contemporaneo che permette all'individuo di esistere oltre le parole, secondo i parametri di una comunicazione intesa come un “metterci la faccia”, e se i lineamenti di una persona sono ora la suprema fonte di conoscenza in una cultura già così estremamente orientata verso il visivo, iniziano a farsi sentire gli effetti collaterali di una corsa alla bidimensionalità dell'umano. L'annuale esposizione al Macro di Fotografia – Festival Internazionale di Roma dedicata quest'anno al ritratto contiene in sé i limiti di questa esperienza : girando per le sale della mostra si avverte quasi una resistenza verso questo susseguirsi di volti che pur in modalità più lenta e stratificata del solito si esibiscono allo sguardo.   Marco Delogu, Luce Attesa   Un primo interrogativo sorge intorno al relazionarsi dello spettatore alle...

Mostrare le spalle

“Mi scusi se le mostro le spalle!”: è facile accorgersi anche nel galateo quotidiano del singolare stigma rivolto al corpo visto da dietro. Non accade diversamente nella storia delle immagini, dove continuamente troviamo figure che ci vengono incontro, ci mostrano le loro fattezze, i loro movimenti, il loro abbigliamento. È quasi un’ovvietà: comprendiamo le intenzioni degli altri osservandoli di fronte, perché è così che ricaviamo informazioni da quello che è l’emittente per eccellenza del corpo umano, il volto; ed è sempre dal davanti che possiamo osservare le traiettorie delle infaticabili collaboratrici del volto, le mani. Eppure, più spesso di quanto non si creda, i pittori hanno fatto ricorso alle figure viste da dietro. Lo dimostra ora Luigi Grazioli in Figura di schiena, edito da Doppiozero books, e scaricabile dal sito online della rivista.   Si comincia dal Trecento e da una delle più significative apparizioni della figura di schiena, il compianto sul corpo di Gesù che Giotto dipinse a Padova nella Cappella degli Scrovegni; è qui, nelle donne sedute a terra...

Le immagini, luoghi antropologici

Un uomo nascosto e protetto da una veste. Un cingolo di lana bianca che gli chiude la vita. Le mani nascoste alla vista e al mondo. Solamente il viso emerge da questa tanto leggera quanto insondabile armatura religiosa. Si tratta di un volto mai visto, mai incontrato, universale. Nel profondo dello sconosciuto, balugina un frammento di immediata e condivisa conoscibilità. San Francesco dipinto da Francisco de Zurbarán. Il corpo del santo, dipinto come vivente, si staglia su di un fondo scuro e anonimo, mentre gli occhi si levano al cielo e, contemporaneamente, si eclissano dietro le palpebre. Un paradosso visivo si infiltra negli occhi del santo. La visione necessita della cecità per vedere.   Francisco de Zurbarán, San Francesco d’Assisi, 1659 circa, olio su tela, Lione, Musée des Beaux-Arts   Una visita in un museo offre molti incontri, e tra questi, quello con i “luoghi” che affiorano e che si spaziano al suo interno apre molte questioni. Quando si sta di fronte a un dipinto non si è certo davanti ad una semplice cosa, ma a un intricato sistema di relazioni e di risonanze.   Un’altra...

Il volto della strage

La strage di piazza della Loggia viene compiuta a Brescia il 28 maggio 1974. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti è fatta esplodere nel corso di una manifestazione contro il terrorismo neofascista. L'attentato provoca la morte di otto persone e il ferimento di altre centouno.   La prima istruttoria della magistratura porta alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, la condanne del giudizio di primo grado vengono commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vengono confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione.   Anche il  secondo filone di indagini, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, si conclude con l’assoluzione degli imputati  in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, mentre nel 1989 vengono prosciolti in appello con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l'esito processuale di secondo grado.   In merito alla terza istruttoria, il 15 maggio 2008  i sei imputati principali: Delfo Zorzi,...

Paolo Sorrentino. This must be the place

Il cinema di Sorrentino si confronta da sempre con la solitudine dell’individuo di fronte all’impenetrabile palcoscenico della realtà. Come un soggetto impazzito, va continuamente alla ricerca dell’immagine artefatta, del movimento perfetto, dell’espressione consapevole di uno sguardo che basta a se stesso, che straborda da se stesso, affidandosi ad un eccesso visivo che vanifica quasi del tutto la parola. Ogni film di Sorrentino è mosso da un bisogno ineluttabile, forse capriccioso, di colmare un vuoto, di coprire una distanza data per irrecuperabile che separa i personaggi dal mondo dal quale si sono esiliati.   L’ex rock star Cheyenne protagonista di This Must Be the Place è il suo ennesimo eroe impassibile che assiste allo spettacolo del mondo senza decifrarne il movimento. Come la scenografia del numero live di David Byrne, il momento di maggior consapevolezza del film, se non dell’intero cinema del regista, la realtà per Sorrentino segue percorsi imprevisti e indipendenti dai suoi protagonisti, cantanti, eroi, freak che restano soli al centro della scena come punti di riferimento squilibrati in un...