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nazismo

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Mano nera. Storia di una resistenza

Una delle accuse più frequenti rivolte alla parzialità del metodo storico è quella di dimenticare, in nome della grande Storia, gli innumerevoli micro-fatti che ne compongono la trama e la grana della memoria. È in nome della giustizia nei confronti della fragilità di questa memoria che si muove Mano nera. Esperimenti medici e resistenza nei lager nazisti (Marsilio) di Frediano Sessi, costruito sul doppio binario di una scrittura narrativa e documentaristica. I fatti si svolsero tra l’Alsazia e la Mosella, regioni che, tornate ad essere francesi nel 1918, furono annesse da Hitler nel 1940 e, prima di essere liberate dagli americani al termine della seconda guerra mondiale, videro dentro i loro confini l’apertura dei lager di Shirmeck e di Natzweiler. Nelle intenzioni naziste l’Alsazia doveva essere un modello di laboratorio sperimentale dove trasformare i sudditi in militanti, così come il campo di Shirmeck fu lo scenario degli esperimenti medici del dr. Haagen, virologo formatosi tra Berlino e New York. Dopo i cani e i polli il medico aveva deciso che toccava ai cosiddetti ‘sottouomini’ a fare da cavie....

Giorgio Falco. La gemella H

La foto in copertina, di Sabrina Ragucci, mostra tre mele appoggiate su un piano. Non sono freschissime; una anzi – la prima da sinistra – mostra pronunciati i segni del tempo. Ma il modo in cui sono riprese – il bianco e nero, lo sfumato dei contorni, l’ombra incerta sul piano – è proprio da una collocazione precisa nel tempo che le allontana.     Di nuovo delle mele sono chiamate in causa dalla prima frase che si legge (un refrain che tornerà, in seguito, con quieta ma tenace insistenza): «Noi mangiavamo le mele solo nello strudel, prima». È la frase che canticchia fra sé la protagonista e (per lunghi tratti) voce narrante del nuovo romanzo di Giorgio Falco (il secondo, dopo l’esordio con Pausa caffè – scoperto da Giulio Mozzi nel 2004 – e dopo i magnifici racconti de L’ubicazione del bene nel 2009), La gemella H. Cioè Hilde Hinner: che misteriosamente sin dalla nascita – nel 1933 – si mostra in grado di descrivere la vita propria e della sorella Helga, nata pochi istanti prima di lei.   Le loro vite, dopo un tentativo di Hilde di rendersi...

Marcel Beyer. Forme originarie della paura

Inauguriamo con questa recensione Oltreconfine, una nuova sezione sulla narrativa straniera. Ogni settimana critici e scrittori parleranno dei più significativi libri di narrativa straniera usciti di recente.     Forme originarie della paura (trad. di Silvia Bortoli, Einaudi, 2011) è il secondo romanzo tradotto in italiano di Marcel Beyer, quarantacinquenne scrittore tedesco molto noto in patria e all’estero, ma non da noi, dove il precedente Pipistrelli (Einaudi, 1997;ed or. Flughunde, 1995) era passato quasi inosservato. Dovesse succedere anche per questo, sarebbe un peccato, perché se quello era già notevole, questo è splendido. Il libro ripercorre settant’anni di storia tedesca, centrata prevalentemente sulla Rdt dopo la caduta del nazismo, attraverso la rievocazione della vita di un ornitologo, Hermann Funk, sollecitato dalle domande che gli pone una giovane interprete che aveva interpellato per prepararsi a un convegno. Un compito arduo e inflazionato per un romanzo; ma d’altra parte la misura della sua levatura sta proprio nella qualità delle soluzioni inedite che riesce a trovare per...

Madrid - Jorge Semprún

  Qualche giorno fa all’Istituto Francese di Madrid si è tenuta una serata dedicata alla memoria di Jorge Semprún. La sala era non molto grande, perciò parte del pubblico è rimasta fuori, mentre alcuni amici spagnoli parlavano dello scrittore. Seduti al tavolo le autorità francesi. Ricordi personali e discorsi sull’identità di questo scrittore che è stato una delle memorie di un secolo tragico, il XX: lo sguardo della memoria. “Este país no tiene solución”. Non c’è niente da fare, la Spagna non ha soluzione, aveva detto alla scrittrice Rosa Regás, l’ultima volta che si erano visti. Una frase che ha fatto ricordare ai presenti le parole pronunciate da Felipe  Gonzáles a Parigi, pochi giorni dopo la morte di Semprún, il 31 maggio di quest’anno, quando l’ex presidente e politico socialista ha messo in rilievo il modo ingiusto con cui la Spagna aveva sempre trattato lo scrittore.   Semprún aveva lasciato scritto di esser sepolto a Biriatu, un piccolo paese basco-francese, sulla riva del Bidasoa, la linea di frontiera...