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Teatro Argentina

(6 risultati)

Una sinfonia per una capitale

L’aria unica, favolosa di Roma negli anni cinquanta e sessanta, quando esplodevano il cinema, la vita dolce e quella intellettuale, secondo Franca Valeri. Perché Roma, l’eterna, non sarà mai un capitale, come sostiene Corrado Augias. Le periferie di Giancarlo De Cataldo e di altri, il dolore degli ospedali narrati da Valerio Magrelli e da Christian Raimo, storie di margini, storie di nuovi italiani, storie di morte o di sogni. Le memorie di San Lorenzo (Eleonora Danco), del ghetto (Anna Foa), di una gioventù a Borgo Pio (Giuseppe Manfridi), il ricordo di quel poeta del teatro che fu Victor Cavallo (Elena Stancanelli).   La generosità, il desiderio di cambiare le cose, nonostante tutto. Si svolgono in ventiquattro luoghi diversi di Roma, dal “Sacro Gra” al Trastevere di Lidia Ravera, da incroci anonimi dove è facile fare crash dopo uno sballo (come racconta Fausto Paravidino), alla lotta per la dignità, per il diritto alla vita e all’immaginazione di una donna immigrata tra la movida del Pigneto in uno squarcio poetico di Igiaba Scego, alle rive del Tevere di un espressionistico brano di Francesco...

Frost Nixon, uno spettacolo sul potere

Hanno firmato assieme la regia e sul palco si sono fronteggiati da veri antagonisti. Ferdinando Bruno ed Elio De Capitani portano in scena la vicenda (vera) di David Frost e Richard Nixon, due personaggi agli antipodi che la Storia ha fatto inaspettatamente incontrare.     Nixon a Roma   Il loro braccio di ferro televisivo, “primo caso storico di giornalismo-spettacolo”, ha portato l’ex presidente Usa ad ammettere le proprie colpe sullo scandalo Watergate e a chiedere scusa al popolo americano, dando prova inoltre di una malsana concezione ipertrofica del potere. Tratto dalla commedia di Peter Morgan, Frost Nixon ha la volontà e il pregio di portare sotto i riflettori questioni come la potenza dei mezzi di comunicazione, in particolare quella del grande schermo, e l’onestà dei poteri al comando: temi molto attuali che attraversano le democrazie del nostro tempo. Lo spettacolo è stato coprodotto dal Teatro dell’Elfo di Milano e dal Teatro Stabile dell’Umbria, ed è in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 30 maggio.     Su un iniziale controluce si staglia la sagoma di un uomo...

Conversazione con Mario Martone / Leopardi, drammaturgo segreto

«La prima volta che ho annunciato che avrei messo in scena le Operette morali allo Stabile di Torino, nel 2011, tutti sono rimasti comprensibilmente interdetti. E quando l'abbiamo proposto ai teatri in giro per l'Italia non l'ha preso nessuno. Solo il teatro Argentina di Roma ci ha lasciato due settimane a fine maggio, facendosi, diciamo così, il segno della croce... Ebbene, alla fine lo spettacolo ha fatto il record d'incassi della stagione all'Argentina. Da quel momento in poi, con nostra grande gioia, le Operette hanno iniziato la propria vita sul palcoscenico». Così Mario Martone racconta l'esordio del suo adattamento teatrale di quello che lui stesso ha definito «un libro straordinario, un testo capitale nella cultura italiana dell'Ottocento». Un esordio che è stato anche una sfida (pienamente vinta, come dimostra il Premio Ubu 2011 per la miglior regia), e che ha portato il regista napoletano a confrontarsi direttamente con la figura di Leopardi nel film Il giovane favoloso, attualmente in fase di post-produzione. Abbiamo incontrato Martone a Locarno, in occasione de L'immagine e la parola, lo spin-off primaverile del Festival di Locarno svoltosi fra il 12 e il 15 aprile...

Buio su Roma

Roma, 19 marzo 2014. Sveglia, colazione, computer acceso. Rapida e sonnolenta controllata al sito di “Repubblica”, occhiata ai social. Angelo Mai: “CI STANNO SGOMBERANDO! ACCORRETE SUBITO!”. Cosa?! Condivido. Capisco dai numerosissimi post che è partito un tam-tam che continuerà per tutto il giorno. La mia testa si annuvola di pensieri, mi domando cosa sarà mai successo. Inizialmente le notizie sono poche e poco chiare, si chiede di accorrere a sostenere quello che non è solo un centro sociale, ma un polo importante di aggregazione e di produzione di cultura indipendente della città. Un punto di riferimento per la scena musicale e per la creazione teatrale nazionale e internazionale, ma anche un luogo che ha saputo intrecciare rapporti profondi con il tessuto urbano in cui è inserito. È un posto felice l’Angelo Mai Altrove Occupato, frequentatissimo. È un luogo della città aperto alla cittadinanza, fulcro di linguaggi nuovi non solo artistici, ma anche sociali e politici.   Nel corso della giornata la situazione si fa più chiara: non solo all’alba c’è...

Nei labirinti di Romeo Castellucci

Lanciati negli spazi siderali, tra le esplosioni dei venti gassosi che si scontrano sui bordi del più grande buco nero della galassia, piccoli tra le sedie del teatro Argentina. The Four Seasons Restaurant, l’ultima creazione di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio, ci investe con quei suoni ricostruiti nei laboratori del Mit di Boston, e ci trascina, subito dopo, quando l’illuminazione si fa totale, in uno spazio candido, in un rito di ragazze in vestiti di campagna americana ottocentesca, tra bandiere della Confederazione degli stati secessionisti del Sud e spalliere svedesi da ginnastica.   ph. Sonja Zugic   Il rito inizia emozionante con le fanciulle che entrano da sole o in piccoli armonici gruppi e, tra ansimi e sospiri, si tagliano la lingua. Un cane ne mangia i resti, per aprire la strada a una cristallizzazione di alcune scene della Morte di Empedocle di Hölderlin, con i versi proiettati in tedesco e ripetuti in italiano. Alcune di queste donne guerriere, donne che accudiscono, donne assemblea, donne nemico, scambiandosi i personaggi indossano fasce rosse alle braccia e la scena si popola di pistole e kalashnikov...

Un fiocco rosa al Valle occupato

È nata! Un fiocco rosa appeso alla porta di ingresso testimonia la venuta al mondo della Fondazione Teatro Valle Bene Comune. Lo scorso 18 settembre una affollata platea ha salutato la nascita di questo nuovo soggetto che avrà il compito di occuparsi del futuro di uno dei più antichi teatri della città. Una platea colorata e sorridente, fatta di partecipanti differenti per età e mansioni, giovani, giornalisti e addetti stampa, una classe accompagnata dall’insegnante, cittadini e cittadine, abitanti del quartiere tra cui un anziano figlio di antifascisti romani che, dalla seconda fila, ha dato la sua benedizione al Valle con commoventi parole.     Dopo ventisette mesi di occupazione, una conferenza stampa dalle insolite forme ha voluto raccontare l’esito di un percorso che giunge oggi a un approdo istituzionale unico nel suo genere e piuttosto originale. Numerosi gli interventi in programma: tra questi il giurista Stefano Rodotà e l’attore Fabrizio Gifuni che fin dall’inizio ha seguito da vicino con “amore e passione” l’evoluzione di questo esperimento culturale e sociale....