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Algeria

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La genesi del jihadismo in Francia secondo Gilles Kepel

Gilles Kepel è uno dei massimi specialisti di Islam e mondo arabo. Professore all’Istituto di scienze politiche di Parigi è noto per i suoi studi sulla genesi e lo sviluppo dei movimenti islamisti. Il suo ultimo libro uscito in Francia nel dicembre 2015 (Terreur dans l’hexagone. Genèse du djihad francais) spiega come si è costituita quella che chiama la terza generazione di jihadisti. Il testo è centrato sulla storia e i problemi relativi all’integrazione dei musulmani nella società francese e può risultare ostico a chi non si interessi delle vicende politiche del paese transalpino.     Il capitolo iniziale dal titolo 13 novembre 2015 parte dagli attentati e li osserva con taglio sociologico. Kepel analizza i profili di questi giovani attentatori figli dell’immigrazione algerina e marocchina formatasi in Francia o in Belgio e cerca di comprendere cosa non abbia funzionato e come si sia arrivati al costituirsi di nuclei terroristi in seno alla Francia.   Kepel parte da una data lontana nel tempo, il 1983, anno della “Marcia per l’uguaglianza e contro il razzismo” battezzata dai giornali “Marche des beurs” (termine dispregiativo con cui vengono definiti in Francia i...

Comics sotto l'ombrellone

Ultime battute d'estate. Niente di meglio dunque per godersi questo ultimo scampolo (o inizio tardivo) di vacanza, che tuffarsi nella lettura di un fumetto. Qui per voi alcuni fra i libri più belli e significativi usciti in questi ultimi mesi.       L'arabo del futuro, di Riad Sattouf Rizzoli Lizard 2015   Riad Sattouf è certamente un artista poliedrico: fumettista pluripremiato, regista cinematografico (vincitore ai Cesar con l'opera prima Les Beau Gosses), collaboratore di Charlie Hebdo fino al 2014 con la striscia La vita segreta dei giovani. Con il libro a fumetti L'arabo del futuro Sattouf decide di affrontare la propria storia personale. Nato nel '78 a Parigi da madre francese e papà siriano, Riad passerà la propria infanzia fra la Libia di Gheddafi, l'Algeria e la Siria. Il risultato di questo racconto in prima persona è un libro assolutamente straordinario, prima parte di un racconto destinato a proseguire, con una narrazione che mescola la naïveté del piccolo Sattouf, spaesato e sballottato al seguito del padre, che decide di diventare insegnante universitario in Libia prima e in Siria poi, con una voce narrante secca e disincanta che fa di ogni...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Ermanno Rea: "Non volevo fare il giornalista"

È in un appartamento elegante di un palazzo dei primi del Novecento, a un passo dalle mura vaticane, che mi accoglie Ermanno Rea. Il sole caldo di questa tarda mattina illumina le stanze e, superato l’ingresso, riconosco alle pareti alcune delle fotografie scattate nei suoi viaggi da inviato. Mi colpisce il primo piano di una giovane donna velata, in un niqab bianco, i suoi occhi scuri, malinconici e indagatori. La foto è stata scattata ad Algeri all’indomani della liberazione dal colonialismo francese.     Atri scatti di quel reportage sono pubblicati in Io reporter (Feltrinelli, 2012) il volume che raccoglie molta della produzione fotografica di Ermanno Rea. Nella breve introduzione al portfolio sull’Algeria, lo stesso Rea ricorda come in quel periodo, primi anni ‘60, fu colpito dai numerosissimi casi di suicidi femminili di cui si dava notizia sui giornali locali. La ragione era una sola: quelle giovani donne si toglievano la vita perché vittime di matrimoni forzati, vendute dai loro padri. In quel soggiorno ad Algeri, mentre documentava la nascita di una nazione indipendente, a Rea accadde un incontro fortuito, casuale, per quanto folgorante. Invitato a partecipare...

Dal Sahara Occidentale o di un gesto inaudito

Chi un giorno si trovasse a scrivere una storia delle rivolte, non potrà passare sotto silenzio un fatto sorprendente occorso nell’anno 2010. Nell’ottobre di quell’anno, a ondate successive, la popolazione sahrawi di El Ayun – una città di quasi 200.000 abitanti situata nel Sahara Occidentale e occupata illegalmente dal Marocco, come lo sono tutti i Territori sahrawi – lascia le sue case per trasferirsi nel deserto, in un luogo chiamato Gdeim Izik. Vanno ad abitare in un accampamento approntato per l’occasione. Dalle poche centinaia dei primi giorni, nel giro di poche settimane le tende diventano diverse migliaia.     Ci sono rivolte che nascono così, con uno sparuto gruppo di tende piantate nel deserto. Del resto una rivolta ha forse luogo proprio quand’è in grado di inventare se stessa, i suoi mezzi, i suoi spazi. Raramente, però, si è assistito a un gesto così sorprendente come quello dei sahrawi a Gdeim Izik. Si sarà trattato solo di questo, dunque: di lasciare le case per andare nel deserto. Qui la rivolta è tutta contenuta in questo gesto e nella sua...

L’ABC della letteratura algerina in 8 autori

L'ottava edizione di Babel, Festival di letteratura e traduzione (Bellinzona, 12-15 settembre 2013), attraversa il continente africano alla ricerca delle giovani voci e delle nuove letterature di lingua francese, con scrittori dal Madagascar, Maghreb, Mali, Congo Kinshasa, Camerun, Ruanda, Burundi, e inoltre il concerto della band tuareg Tartit, le proposte di artBabel e la rassegna cineBabel.       Come anteprima per Doppiozero, abbiamo chiesto a Selma Hellal, fondatrice e direttrice delle edizioni «barzakh», di scrivere un personale abbecedario della letteratura algerina.       Oltre a Selma Hellal e al suo compagno e co-fondatore di «barzakh» Sofiane Hadjadj, l'Algeria sarà rappresentata al festival da uno dei maggiori autori della casa editrice, lo scrittore e giornalista Kamel Daoud, voce tra le più libere e critiche del Maghreb. Dell'autore algerino, mai tradotto finora in italiano, e di cui Doppiozero proporrà a breve un'anticipazione, Babel ha pubblicato la raccolta di racconti La prefazione del negro con le Edizioni Casagrande, e il racconto "Minotauro 504...

Tunisi: Fala budda 'an yastajib al-qadar

Idha-sh-sha'bu yawman 'arad al-haya Fala budda 'an yastajib al-qadar  (Quando la gente vuole vivere, il destino deve sicuramente rispondere) La rivoluzione non è un pranzo di gala, e questo è ancora più vero in Tunisia, dove alla rivoluzione (o meglio, all'aspirante rivoluzione) si va in ciabatte, o con le zeppe, o in motorino in due senza casco. In piazza arrivano famiglie con bambini in spalla, donne eleganti e signore anziane, adolescenti goffe e ragazzini secchissimi e nervosi. Già alle sette lo spazio inizia a riempirsi. Lungo l’avenue 20 mars 1956, che richiama la data dell’indipendenza tunisina dalla Francia, inizia la coda per ricevere il vassoio dell’iftar, la cena di rottura serale del Ramadan. Tutti in fila, tutti pronti a dividere il cibo, a regalare prugne e uova tra un inno nazionale e un ‘Degage!”. Si canta, moltissimo. Si sventolano le bandiere, tutte rigorosamente della Tunisia. Si distribuiscono palloncini con il volto di Chokri Belaid, il baffo e il neo che hanno scosso nel profondo le emozioni del paese. E i sentimenti sono molti, che si intrecciano tra le colonne del Bardo,...

Richard Powers. Generosity

Se riuscissimo a scoprire il segreto biologico dell’ottimismo potremmo inaugurare un’altra era dell’umanità. Non solo. Se riuscissimo a mettere insieme gli elementi giusti potremmo fabbricare storie con estrema facilità. Nel suo ultimo romanzo Richard Powers maneggia geni e parole come se rispondessero a uno stesso disegno. La protagonista di Generosity (Mondadori, 365 pagg., euro 20) è una ragazza algerina di ventitré anni innamorata della vita. Thassa sprizza la positività di una mistica e il suo buonumore è magnetico a tal punto da diventare materia di studio da parte di uno scienziato genomista che vuole ridisegnare l’umanità cancellando dal mondo depressione e vecchiaia. Thassa ha perso i genitori in Algeria e adesso vive sola in un dormitorio a Chicago, dove frequenta l’Arts College. Scoprire il suo segreto è scoprire il segreto della felicità. Russell Stone, il suo professore di scrittura, la crede affetta da ipertimia, un disturbo che porta a un’esaltazione dell’umore.   Questa è in parte la trama. Ma il romanzo di Powers è una scatola narrativa...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...