Categorie

Elenco articoli con tag:

Louisiana

(4 risultati)

Gamec, Bergamo / Birgit Jürgenssen. Io sono

Ci piace immaginare gli artisti come portatori di uno sguardo capace di anticipare i tempi, uno sguardo oracolare. Più concretamente – non ce ne voglia chi coltiva l’idea di un artista “abitato”, impegnato in una conversazione quotidiana tra mondo immanente e regno dello spirito – è la propensione analitica, l’abilità nel setacciare il passato e cogliere quello che giace nelle pieghe del contemporaneo a donare la capacità di prefigurare ciò che verrà dopo. Sia che si tratti di intercettare fenomeni infrasottili, sia che si tratti di abbracciare macro movimenti saldandoli in una visione d’insieme risolutiva, siamo di fronte a un vedere aumentato che ci disvela qualcosa che è fuori dal campo visivo, non a fuoco, qualcosa di dimenticato od occultato. È il caso di Birgit Jürgenssen, le cui opere sono presentate nella prima retrospettiva italiana presso gli spazi della Gamec di Bergamo, opere che ci parlano dell’oggi da un passato prossimo. La mostra Io sono, aperta dal 7 marzo al 19 maggio 2019, a cura di Natasha Burger e Nicole Fritz, progetto pensato per la Kunsthalle Tübingen e che approderà al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk in Danimarca, raccoglie opere realizzate in...

Louisiana. Un film politico

Louisiana - The Other Side di Roberto Minervini ha prodotto una profonda spaccatura tra i tanti che ne hanno scritto e ancora ne scrivono, dopo la presentazione del film al Un Certain Regard di Cannes e la successiva uscita nelle sale italiane. C’è chi lo ha definito uno scioccante film di fiction travestito da documentario e chi ne ha invece colto l’ardita formula documentaria, inevitabilmente macchiata della soggettività inquieta del narratore, del suo furore politico, della sua angoscia per il futuro del Paese in cui vive, per il proprio futuro in quel Paese.     Su questo sito Pietro Bianchi, nell’interessante riflessione La Louisiana dall’altro lato della storia), ha sentito il bisogno di avvicinarsi a una di queste due posizioni, la seconda, per ribaltarne i termini e rimproverare a Minervini di non essersi saputo svincolare dagli stereotipi narrativi e di genere che vogliono il Sud degli Stati Uniti sempre e già dalla parte dei perdenti, dei ridondanti, degli irrecuperabili: una «divisione di classe» che pesca nella storia del paese, ma anche nel suo immaginario e innanzitutto nelle sue saghe letterarie...

La Louisiana dall’altro lato della storia

All’inizio c’è un’immagine fissa di un bosco, rigoglioso e selvaggio. C’è un silenzio e pare non esserci nessuno. C’è bisogno di qualche secondo per accorgersi che no, invece qualcuno effettivamente c’è. Sta proprio al centro dell’inquadratura ed è un uomo, vestito in abiti militari mimetici che si nasconde tra la vegetazione. Lo vediamo stagliarsi dallo sfondo e puntare un fucile verso qualcuno o qualcosa. Roberto Minervini inizia così Louisiana (The Other Side), quasi a voler giocare sulla difficile visibilità dei personaggi che andremo a vedere nel corso del suo film. Appena dopo la prima immagine nel bosco vediamo un uomo completamente nudo che all’alba cammina al margine della strada incurante del fatto che qualcuno lo possa vedere. Sono i primi due indizi di quello che sarà questo film: dovremo aguzzare lo sguardo e andare a vedere qualcosa che è di primo acchito invisibile agli occhi; quindi dovremo inventarci uno sguardo per vederlo. E lo vedremo nudo, senza alcun filtro: non dovremo provare vergogna perché avremo accesso persino agli aspetti più...

Quando i creoli muoiono vanno a Parigi

Como, Mississippi. L’intonaco gonfio di umidità si solleva dalla parete accanto al palco, proprio sopra la latta delle mance. L’aria del ventilatore con gli inserti in rattan secca i pezzi di muro che, cadendo, si sbriciolano sul pavimento. Daniel, sulla quarantina, biondo luminescente e appesantito, è appena tornato da un lungo viaggio in Guatemala con i figli: per imparare la lingua; temprare il carattere; irrobustire la consapevolezza del privilegio, che non è mai determinato da caratteristiche soggettive, bensì da fenomeni economici e sociali di portata mondiale (d’accordo, ma quanti sono i piccoli scout consapevoli? E, soprattutto, dove sono adesso, nel motel con la moglie? Impossibile, si è separato l’anno scorso: l’ha appena detto. Dove sono allora le creature del benessere responsabile? Li ha lasciati in auto? Sono già partiti in aereo e lui prosegue con calma da solo?).   Ha qualcosa a che fare con la sezione canadese di Amnesty e pare una brava persona, sebbene i conti rispetto alla progenie non tornino. Dice che non è possibile proseguire verso sud, lungo il Delta, senza prima essere...