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Niger

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Se hai fortuna ti picchiano, se hai sfortuna ti ammazzano / Ahmadou

Le montagne incombono sulla vita e sulla morte e su questo albergo. Viviamo sul fondo della conca. La sera cade presto. Regnano le tenebre. Restano i ricordi e la speranza di un mondo migliore che va ritirandosi di momento in momento. Eppure due o tre cose sulla vita e sulla morte le conosciamo. Ahmadou ha impiegato tre anni per arrivare in Italia e finire qui in Valtellina. Mi parla di persone che vivono ai nostri giorni, persone che per noi, italiani di pelle bianca, sono poco più di nomi su croci sghembe infilate dentro la sabbia del deserto. Vite consumate nel niente. È questo che vogliamo cambiare, dice Ahmadou.   Le sue parole sono boe di salvataggio a cui aggrapparsi. Il nostro obiettivo è riscattare uomini e donne sprofondati nel buco nero dell’oblio e che ormai non hanno nemmeno più un nome con cui identificarsi. Può darsi che nel raccontarle riusciremo a trovare risposte al niente che ci circonda. Ahmadou dice che esistono compagnie che dal Senegal organizzano i viaggi dei migranti per l’Europa, viaggi che passano per Mali e Burkina Faso e arrivano fino in Niger.  Dalla Casamance si va nella città di Tambacounda, grande centro nella parte orientale del Senegal...

Il deserto

L'avvicinamento al deserto comincia a sud di Gafsa. Il lago salato è uno specchio d'acqua a perdita d'occhio, senza confini. Oggi, primo gennaio del nuovo anno, la strada sembra il ponte di una diga. Sfrecciano le Yamaha e le Bmw lanciate verso Tozeur. Qui i romani si fermarono, non procedettero oltre: se il Vallo di Adriano era la testa dell'impero, seminascosta nelle nebbie scozzesi, il limes tripolitanus fu i suoi piedi sprofondati nella sabbia.   Lo Chott El Jerid, in Tunisia, sta a Salt Lake City, nello Utah, come lo zingaro all'uomo d'affari, il serpente al cane, l'abisso alla solitudine. Douz è una postazione umana dentro il vuoto, alle soglie del nulla, dove un battaglione francese costruì un fortino sotto gli occhi enigmatici dei beduini: alla fine del diciannovesimo secolo doveva essere un luogo desolato, uno dei numerosi punti sparsi nel Maghreb in cui gli europei, saturi di pragmatismo, cercavano l'ebbrezza.   A Zafrane, verso il confine algerino, un passante al quale chiediamo dove sia il deserto ci dice andate laggiù e con la mano indica un mucchio di rottami tra palme divelte, abitazioni...