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Pakistan

(11 risultati)

Gilles Kepel / Caos in Medio Oriente: e l’Occidente?

L’arabista Gilles Kepel con il volume Uscire dal caos (Raffaello Cortina, 2019) ci spiega con ricco e informato dettaglio quanto sta accadendo ormai da quarant’anni in quel pezzo decisivo di mondo che sta tra Algeria e Pakistan, tra Yemen e Turchia giusto per dare le coordinate geografiche della grande estensione bellica che esso racchiude. Un bellum omnium contra omnes in cui tutti si combattono: all’inizio ormai lontano (tanto da sembrare un conflitto “locale”) arabi e israeliani, ma poi sunniti contro sciiti (la grande divisione di quel pezzo di mondo), e poi sunniti contro sunniti, monarchie del petrolio contro regime iraniano, infine jihad contro tutti – ma con il sostegno di molti tra gli attori in campo. E non sullo sfondo ma direttamente in scena le grandi potenze: gli Stati Uniti in ritirata, la Russia che avanza, le varie e divise nazioni europee da sempre interessate allo scacchiere mediorientale (Francia, Gran Bretagna, Italia marginalmente con riferimento alla Libia).   Il principale pregio del libro è di farci capire il rapporto tra potere e religione. Dopo la stagione secolarizzante della Turchia di Ataturk e della Persia dello Shah (un’illusione laicista?), a...

Karachi Literature Festival 2016

I giorni che precedono il Karachi Literature Festival sono scanditi dall’attacco all’università Bacha Khan (raffiche di mitra su studenti e professori, trenta morti) non lontano da Peshawar, e da una bombetta di minor portata a Quetta doppiata proprio nei giorni del mio arrivo. Non sono mai stato così vicino a una zona di guerra, o comunque a rischio attentati. Ho visto, in altri continenti, periferie urbane terribili in guerra con sé stesse e le ho anche percorse a lungo, ma qui non so come comportarmi.Quel che mi vedo attorno non collima però con il flusso delle informazioni. Il festival si svolge dentro a un resort demodé, proprietà di una famiglia di etnia Parsi. I Parsi – o Zoroastriani – sono la minoranza religiosa più circoscritta d’Asia, poche centinaia di migliaia di persone, spesso grandi famiglie proprietarie (i Tata di Bombay lo sono). Questi Parsi di Karachi hanno sei alberghi di lusso nel paese, ospitano gratuitamente gli autori presenti al LitFest nelle stanze del resort, e i dibattiti in sale convegni di varia metratura oltre che sotto un paio di tendoni bianchi. Di cognome fanno Avari. In un paese di guerra, in una città dove ogni partito politico ha la sua...

I pomi della discordia del Kashmir

Nel 2008, una settimana prima di vincere le elezioni, il presidente Obama disse che risolvere la controversia sulla lotta per l’autodeterminazione nel Kashmir (causa di tre guerre tra India e Pakistan dal 1947 a oggi) rientrava nei suoi obiettivi cruciali». L’India accolse con sbigottimento la sua dichiarazione; da allora, però, Obama non si è quasi più pronunciato in merito. Ma lunedì 8 novembre 2010, durante la visita al nostro paese, ha dato un’immensa soddisfazione ai suoi ospiti affermando che gli Stati Uniti non interverranno in Kashmir e annunciando il proprio sostegno alla candidatura indiana a un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Pur parlando con eloquenza delle minacce poste dal terrorismo, non ha detto una parola sulle violazioni dei diritti umani nelle valli kashmire.   La decisione di cambiare idea un’altra volta sul Kashmir è legata a parecchi fattori: l’andamento della guerra in Afghanistan, l’entità dell’aiuto pakistano di cui hanno bisogno gli Stati Uniti e gli eventuali acquisti di aerei da parte del governo indiano nel corso del prossimo inverno...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Malala Yousufzai. Storia di una ragazzina pashtun

O Malalai di Maiwand Sorgi ancora per fare ascoltare nuovamente strofe d’onore ai Pashtun Le tue rime hanno capovolto mondi Ti prego di sorgere ancora (Rahmat Shah Sayel)     Quando abitavo a Reading, in Inghilterra, mi piaceva andare ai Giardini di Forbury. Al centro del giardino si trova un’imponente statua – il “Leone di Maiwand”– che commemora la morte dei 329 uomini del 66esimo reggimento fanteria, caduti durante la seconda guerra anglo-afghana, tra il 1878 e il 1880. Anni dopo ho scoperto che il vero leone della battaglia di Maiwand era in realtà una giovane donna pashtun, Malalai. A lei le fonti afghane attribuiscono il merito della dura sconfitta subita dall’impero britannico. Il 27 luglio 1880 l’artiglieria inglese stava per avere il sopravvento sui guerrieri Pashtun, male armati ma più numerosi. La storia vuole che a qual punto Malalai abbia raccolto la bandiera afghana (alcune versioni dicono che abbia usato il suo velo) e cambiato il corso della battaglia dove perderà la vita combattendo. Una Giovanna d’Arco afghana – ma se Giovanna era ispirata da Dio e dalle sue...

Diseguaglianze dell'esistenza

È sovrappeso. Parecchio. E potrebbe bastare questo elemento a determinare il livello di compassione che una persona come Ada può aspettarsi. Perché la combinazione di chili in più e benefits proprio non funziona. Come se quei chili stessero lì a rappresentare un’ingordigia incontrollabile: non (solo) verso il cibo, ma verso tutto quanto c’è che lo stato può elargire.   E se i chili di troppo non bastassero a suscitare una certa disapprovazione, ha l’aria discinta. Non discinta e sottomessa, come chi non ha più la forza di curarsi delle proprie apparenze, ma discinta e sgargiante (jeans verdi attillati sgarrati nei punti giusti, maglietta viola che lascia intravedere spalle e reggiseno, capelli di un rosso che solo una tintura naturale mal applicata può regalare). Le piace, ad Ada, essere appariscente. Mentre chi riceve benefits farebbe meglio a sembrare un po’ più dimesso.   C’è di più. Non riesce a contenere le parole, che le escono fuori dalla bocca caotiche e insensate, così come non riesce a manovrare il passeggino – di quelli doppi, due...

Mohsin Hamid tra Oriente e Occidente

Nato e cresciuto in Pakistan, emigrato negli Stati Uniti e poi Inghilterra, Mohsin Hamid da cinque anni è tornato a vivere nella sua Lahore.   La sua vita finora si è letteralmente divisa tra tre continenti, in un continuo avanti e indietro: prima per gli impegni professionali del padre, professore universitario ingaggiato dalla Stanford University, poi per una formazione accademica all’altezza della migliore borghesia orientale, condotta tra New York (Princeton: laurea in lettere) e Londra (Harvard: seconda laurea in legge), dove ha ottenuto anche il passaporto inglese. Su questo asse a doppio scorrimento che collega Oriente e Occidente, però, oltre alla propria carriera professionale (in società di consulting management) Hamid ha fondato anche il proprio orizzonte di scrittura, che lo rende oggi autore riconoscibile più e meglio di molti altri della sua generazione (è nato nel 1971).     Un orizzonte necessariamente mobile, il suo, che dall’esperienza del continuo spaesamento trae lo spunto per definire uno sguardo nuovo, spaesato, strabico. E proprio da esperienze di “strabismo” della...

Truck art

Chalti Hai Gari Urhti Hai Dhool
 Jalte Hein Dushman Khelte Hein Phool Il camion va avanti, dando calci alla polvere I nemici bruciano di invidia mentre i fiori sbocciano     L’Indo,‘l’indomito fiume’ cantato nei Rigveda, attraversa il Pakistan dall’Himalaya al mar d’Arabia. Costeggiando il fiume s’incontrano paesaggi, climi, lingue, volti e colori diversissimi. L’unica costante visiva, dai picchi del Karakoram alle mangrovie e i campi di cotone del delta, è costituita dai truck.   Gli autocarri sono uno sgradito compagno di viaggio in tutte le strade del mondo, ma gli stroboscopici disco gari (“macchina discoteca”) non trovano eguali al di fuori del subcontinente indiano (allargato all’Afghanistan) e sono singolarmente onnipresenti in Pakistan. Straripanti di canne da zucchero o carichi di merci o bestiame per una transumanza on the road, i truck sono integralmente decorati. La loro intera superficie (specchietti, ruote, cerchioni e giunture inclusi) è coperta, esaurita, in una bulimia visiva che satura ogni possibile. La decorazione prolifera e si espande anche sulle ampie...

La guerra di Bradley Manning

Nell’occasione dell’incriminazione di Bradley Manning e della nuova release da parte di Wikileaks di documenti che rendono evidente chi viola la legge e chi la difende negli Stati Uniti, ripubblico questo post del luglio scorso. Anche perché non mi pare che nel frattempo sia stato pubblicato molto altro su Bradley Manning e la sua vicenda.    Oggi è finalmente possibile avere un quadro chiaro della vicenda che ha visto coinvolti il soldato americano Bradley Manning e Wikileaks nella divulgazione di un filmato che prova un massacro americano in Iraq, spacciato invece per uno scontro tra bande locali, e soprattutto degli ormai famosi cable, le centinaia di migliaia di messaggi che le sedi diplomatiche americane hanno diramato nel corso di diversi anni. Il documento principale sul quale ci si può fare un’idea della vicenda e dei suoi protagonisti è rappresentato dalla copia di colloqui su una chat IRC tra Manning e Adrian Lamo, incautamente scelto da Manning come confidente in momenti di grande difficoltà emotiva.     Il documento costituisce la principale prova...

Pakistan al voto

Subito dopo l’attentato alla maratona di Boston, i Talebani Pakistani si sono affrettati a negare ogni loro coinvolgimento. “Certo, sono troppo occupati a uccidere i candidati di sinistra per le prossime elezioni” è stata la naturale chiosa di molti cittadini della Repubblica Islamica.   La campagna elettorale è stata segnata da un numero crescente di attentati contro le forze secolari del paese. I talebani si sono accaniti contro gli uffici, le case e i comizi dei candidati dei partiti di sinistra e centro sinistra (la coalizione al governo, formata da ANP, MQM e PPP) causando più di 40 morti – e centinaia di feriti – solo nell’ultima settimana.     Mentre la NATO proprio in questi giorni dichiara ufficialmente di aver vinto la guerra contro i Talebani in Afghanistan, i Talebani Pakistani (noti anche come TTP Tehrik-i-Taliban Pakistan, traducibile come ‘movimento studentesco Paksitano’) hanno reso noto in un video di essersi associati all’“offensiva di Primavera” recentemente lanciata dall’ala Afghana del movimento.   Domenica 28 Aprile (una giornata...

Camminare a New York

Camminare a New York è un atto politico, un negoziato, una scelta che comporta conseguenze. I semafori per pedoni che dicono perentoriamente “walk” o “don’t walk” ci sono anche altrove, ma a Manhattan l’imperativo è categorico, solo che vale unicamente per il primo dei due comandi. Come si fa a non camminare? È l’intero marciapiede, l’intera strada, isolato, quartiere, isola che cammina con te. Non puoi fermarti solo perché te lo ordina un semaforo, ma neanche puoi attraversare come ti pare. Perché un corteo senza fine di taxi e furgoni ti blocca la strada, o perché c’è un vigile nei pressi che ti farebbe sentire un jaywalker.   Gli americani hanno un termine per tutto, compreso quello che definisce il pedone irrequieto, distratto, trascinato dall’onda delle sue cure e dei suoi misteriosi scopi, oppure anche burino. Perché il concetto di jaywalking risale ai primi anni del secolo scorso, quando la gente di campagna, ancora poco abituata, non capiva perché dovesse dare precedenza a quegli affari neri e rumorosi che arrancavano per le strade. Jay sta...