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Senegal

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Un Meridiano “parallelo” / In fuga dalla letteratura

È in uscita il Meridiano Mondadori che raccoglie la narrativa di Gianni Celati, tutti i romanzi, larga parte dei racconti e dei taccuini di viaggio, da Comiche (1971) a Selve d’amore (2013). Un lungo saggio introduttivo di Marco Belpoliti, il miglior scritto che ho letto su Celati, che aiuta a capire la sua singolare avventura letteraria, il tentativo cioè di scappare dalla letteratura facendo della letteratura. Poi un’interessantissima biografia di Nunzia Palmieri (che insieme a Belpoliti cura il volume), cavata dalle carte Einaudi e dal fondo Celati della biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, oltre che da informazioni dello stesso Celati.   Scappare dalla letteratura. Questa è la caratteristica inconfondibile di Celati. Ma come? Viene da dire; basterebbe non scrivere. Non è così semplice. Se un carcerato scappa, diventa un ricercato, che deve continuare a scappare. Così è stato per Celati, fin dall’inizio, da quando ha sentito la letteratura, quella circolante e premiata, come una prigione mentale, intollerabile; e allora col suo primo libro, Comiche, ha fatto qualcosa per scappare via. Questo libro, Celati racconta, è stato fatto a imitazione di un ricoverato psichiatrico...

Dove nascondo l'oro

“Dove nascondo l’oro? Mi han detto di metterlo tra le pentole, ma per me i ladri sono furbi. Vieni a vedere dove voglio metterlo. Così che se mi dimentico o mi prende un male, tu sai. Intanto questo bel medaglione della nonna prendilo tu, lei avrebbe voluto così, glielo toccavi sempre da piccola. Ma tu lo porti l’oro? Ce l’hai una catena? Non ti posso dare la mia, è troppo grossa, e non ti starebbe bene, e poi queste sono cose che lascerò ai tuoi fratelli, tanto a te non interessano… alè, apri la porta della cantina, quella in fondo al corridoio, qui non c’è nemmeno il pavimento, chi vuoi che pensi che ci nascondo l’oro. Allora, dai, conta, di fianco al tino la terza damigiana, alè, mettiamo il primo mucchietto con gli anelli, e poi quello con gli orecchini più spostato dietro, e le catenine invece, nella mensola dei fiaschi. Ma è vero che bisognerebbe nascondere l’oro tra le pentole d’acciaio in cucina? Che lì non le trovano? No, le troverebbero subito! Invece qui, nella casa vecchia, con le porte che non si chiudono bene, le persiane rotte, il veleno dei...

Dedicato al mio amico Mandiaye N’Diaye e alla sua famiglia

Ho conosciuto Mandiaye N’Diaye nel 2002. Sbarcato in Italia alcuni anni prima, si era mantenuto facendo il sarto - ma  un giorno s’è spacciato per attore con Marco Martinelli, direttore del Teatro delle Albe di Ravenna. Il suo imbroglio è andato bene, e dal 1988 ha preso a recitare  in coppia con lo straordinario attore senegalese Mor Awa Niang.  Questa coppia ha inventato un genere africano di Commedia dell’Arte, utilizzando modi di recite tradizionali senegalesi dei griots (figure di narratori orali).     Ma è  stata soprattutto la  vena comica di Mor Awa Niang nella parte dell’Arlecchino ( Mandiaye incarnava un’altra maschera tradizionale della Commedia dell’Arte) a creare il  successo del loro spettacolo in tutta Europa -  anche presso teatri di ricerca, come il danese Odin Teatret, diretto da Eugenio Barba.  Con l’adattamento d’un canovaccio di Goldoni fatto da Marco Martinelli (I ventidue infortuni di Mor Arlecchino, 1993), i due hanno raggiunto un livello di azione comica tra i più apprezzati. Ma dopo tanti applausi, Mor Awa Niang  decide...

Speciale Gianni Celati | Alberi e parole

C’è una pagina in Avventure in Africa che rileggo spesso. Celati arriva a St Louis in Senegal, osserva quello che ha davanti e lo descrive. Mi piace immaginare che il suo sguardo sia collegato alla mano, che registra nell’ottavo taccuino le cose e le azioni che avvengono davanti ai suoi  occhi. Cose qualunque e azioni normali, raccolte senza aggettivi né affettazione né giudizi: “Una donna che spulciava il figlio sul gradino di casa, le capre che mangiavano bucce di banana,… la sfilata di alberi dell’Avenue Mermoz,… le ombre della grandi acacie, tamerici, cespugli di eucalipti”. Si va avanti così per diverse righe, regalando a chi legge la possibilità di vedere quello che lo scrittore registra con il pudore e il rispetto dell’osservatore curioso e discreto. E il quadro di quella città prende forma nella mente del lettore seguendo il ritmo lento della matita che anziché disegnare scrive nomi. Nelle ultime tre righe della pagina c’è uno scarto improvviso, e quel mondo è violato da un furto: “Finché non è arrivato rombando il fuoristrada...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Gianni Celati. Conversazioni del vento volatore

Dalle coste romagnole devastate da una mareggiata si vola all’Africa misteriosa dei romanzi di Conrad e da lì in un campus universitario americano degli anni Settanta, poi al British Museum, fra gli scaffali di una biblioteca, e poi nell’oriente favoloso dei novellatori, fino ad arrivare a gran velocità in un pianeta abitato dagli alieni, e sempre, sullo sfondo, il deserto come vuoto fondativo di ogni possibile immaginare.   La prima impressione che lascia la lettura delle Conversazioni del vento volatore di Gianni Celati, libro da poco uscito per la casa editrice Quodlibet, nella collana Compagnia Extra diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, è proprio il senso degli orizzonti vasti, di uno sguardo che osserva i dettagli per alzarsi subito in volo a cercare un punto più alto da cui guardare le cose. I discorsi su argomenti diversi che troviamo qui raccolti, storie di viaggi, di libri, di passioni cinematografiche, di ricordi autobiografici, di osservazioni sul mondo che cambia, di pensieri sulla scrittura e sul  tempo presente, seguono l’andamento fluido delle conversazioni a quattr’occhi: “Scrivere...

Lamezia Terme, 5 aprile 2011

Arrivo a Lamezia, e mi rendo conto che la città è sottosopra per una furiosa polemica attorno al campo rom dell’area di Scordovillo. Un’ordinanza della Procura, il campo va sgomberato entro 30 giorni. Motivazione: sono tutti delinquenti. Il campo è uno dei più grandi d’Italia, circa 520 persone, più o meno 104 famiglie, esiste dal 1981. È il campo dove vivono i ragazzi rom che partecipano a Capusutta, Pamela e Immacolata e tutti gli altri. Domani pomeriggio dovrò parlare ai capusuttini del testo sul quale lavoreremo, Donne a Parlamento di Aristofane, ma prima incontro Rosy de Sensi e Graziella Perri, operatrici dell’Associazione La Strada, che da 25 anni svolge un lavoro prezioso nel campo, portando i bambini a scuola e facendo tante altre attività. Chiedo loro se possono accompagnarmi al campo, vorrei vedere dove vivono i capusuttini rom.   Arriviamo verso le 11 di mattina. La prima immagine che mi colpisce è quella di un muro alto tre metri: il campo, fin dalla sua nascita, è statodelimitato da quel muro, un recinto materiale e simbolico che impedisce la vista dalla strada, e...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...

E mi paes

Non ho pronuncia né dizione per la parola patria. Una parola abisso, stonata e stridente. “E mi paes”, ecco cosa dico, che allo stesso tempo indica il minuscolo villaggio dove abito e la nazione che lo contempla. “Il mio paese”, l'immagine è larga, affettiva e concreta. Con la nonna piantavamo le calle nei fossi, “quelli non sono di nessuno, dividono il nostro campo da quello del vicino”. Quei fiori bianchi li coltivavamo per bellezza, per lo stesso vento. Abitavamo in un vecchio casolare della campagna romagnola, “non chiudere la porta, la porta deve stare sempre aperta”, diceva il nonno. Non c'era cancello per delimitare l'aia e gli alberi di noce, che d'estate facevano ombra al ristoro dei braccianti che lavoravano per la nostra famiglia, non erano più nostri che loro. Provo una grande nostalgia per quegli spazi aperti e quel senso di appartenenza allargato, primitivo, psichico, ora che il vecchio casolare, come tutti gli altri casolari di quella zona, ha la porta blindata, le inferriate alle finestre, un recinto di rete metallica che delimita il perimetro del giardino. E gli alberi di noce...