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Val d'Aosta

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La striscia di Chiappetti / Val d'Aosta

Malgrado il fatto che la nostra epoca sia quella della religione della natura e che gli “spazi verdi” siano al centro dell’attenzione, l’identità di un oggetto culturale apparentemente ben delimitato come il giardino appare piuttosto problematica. Il “giardino planetario” teorizzato dal paesaggista francese Gilles Clément resta una prospettiva utopica. La realtà è fatta di milioni di luoghi separati l’uno dall’altro (l’etimologia di hortus come pure quella di paradeisos, paradeiza indica un sito chiuso, un intervallo che si sottrae a ciò che lo circonda grazie a una sua differenza specifica) con rarissimi casi di vere “eterotopie” (Foucault), cioè di giardini che sappiano trasporci in un “altro mondo”. I giardini, anche quelli straordinari, hanno perso col tempo proprio la loro alterità estetica, pur mantenendo ovviamente la loro qualità di rifugio privato.     Fra i casi estremi che destano curiosità va raccontato brevemente quello di un lembo di terra di circa 1 km di lunghezza – all’estremità nord del Piemonte – che forma, malgré lui, una sorta di grande giardino collettivo di rara magia. La zona, situata nella frazione Chiappetti di Quincinetto, appare a prima vista...

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Il lungo viaggio di Primo Levi

Anticipiamo due brani dall'ultimo libro di Frediano Sessi che ricostruisce le settimane che videro Primo Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana.   Primo brano dal capitolo 4. I ribelli di Brusson-Arcesaz pp. 48-50 «Eravamo in dodici [sappiamo che il numero degli uomini in banda non è così certo], Guido sarebbe diventato il nostro capo banda perché era più anziano di noi e aveva un po’ più di esperienza e una coscienza antifascista. Ci davamo d’attorno viaggiando tra la Val d’Aosta e Torino a prendere contatti, soldi armi, non siamo riusciti ad avere quasi niente, soltanto un po’ di soldi. Gli antifascisti di valle ci davano qualcosa per comprare da mangiare, un paio di scarpe. Eravamo degli sprovveduti, io ho sparato un solo colpo di rivoltella, perché Aldo che aveva sei proiettili ha detto: sprechiamone uno». Qui ritorna il giudizio pesantemente negativo di Levi sulle settimane in banda. Ma ancora una volta manca una spiegazione credibile, una ragione per togliere valore morale e politico alla scelta di combattere insieme ad alcuni altri contro fascisti e tedeschi...

Como / Paesi e città

Dominique Baettig, consigliere nazionale svizzero del Cantone del Giura, non è un personaggio che passerà alla storia. Ma nel corso dell’estate 2010 ha tentato di entrarvi con una di quelle idee che, se realizzate, possono cambiare i destini dei popoli. Il baffuto deputato dell’Udc (partito del centro destra elvetico), cinquantaseienne dal ruvido tratto valligiano, ha chiesto al suo governo una modifica alla Costituzione che consentisse di annettere il Baden-Württemberg, la Savoia, la Val d’Aosta e le due province lombarde di Como e di Varese. Tre pezzetti di Germania, Francia e Italia, quelli che nella sua ottica più dovrebbero assomigliare alla Svizzera, avrebbero così potuto far parte della Confederazione. Liquidata rapidamente dal governo e dagli organi di stampa elvetici, l’ipotesi del “leghista” confederato ha solleticato però l’immaginazione dei comaschi. Un sondaggio della Provincia, il quotidiano locale di riferimento, ha stabilito che quasi l’80 per cento dei lettori sarebbe favorevole all’idea di voltare le spalle all’Italia e di convolare a nozze con Berna. Si...