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Versilia

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Ricordo di Manlio Cancogni

Era bello scendere in Versilia sapendo che Manlio Cancogni c’era ancora. Certo, aveva 99 anni, tutti i suoi amici più cari erano morti (l’ultimo, Cesare Garboli); l’appartamento di Fiumetto, dove era costretto da tempo, era una specie di punizione dopo anni di girovagare per il mondo (la guerra in Albania e Grecia, gli anni di Parigi corrispondente de «L’Espresso», quelli americani dove insegnò in un college del New England). Ma, quando si andava a trovarlo, oppure si leggevano le interviste che, con cadenza periodica, rilasciava ai quotidiani, si coglieva l’intelligenza viva, la sfida alla noia, l’occhio sempre vigile al presente.   Cancogni appartiene a quell’epoca della narrativa borghese italiana (dagli anni ’50 ai ’70) di grande qualità. Il più intrinseco era Carlo Cassola; la loro amicizia giovanile è rievocata in Azorin e Mirò, il capolavoro di Cancogni, dove è teorizzata la poetica del “subliminare”, un’autodefinizione critica per significare le epifanie, i momenti di poesia del quotidiano che rimandano ai Dublinesi di Joyce. Pi...

Abdicare alla solitudine

Chi manda le onde (Mondadori, 2015), ultimo romanzo di Fabio Genovesi, è una ballata polifonica dalle tonalità acide e lunari, una corale discettazione sulla mancanza e sulla fatalità. Tre voci e cinque protagonisti principali di diverse origini, generazioni e magagne, ma tutti in qualche modo spersi: Luna, nove anni, albina, larga fantasia, occhiali neri e una sprovveduta attrazione per le promesse del mare; sua madre Serena, bellezza maldestramente sepolta dalla diffidenza e dal dolore; Zot, orfano di Chernobyl, anacronistico bambino-vecchio spudoratamente ottimista; Ferro, rigido pensionato trincerato in uno stralunato cinismo e Sandro, utopista precario, insegnante distratto e catechista senza vocazione.   Tutti gli altri (Tunué, 2015), primo romanzo di Francesca Matteoni, è uno struggente assolo lucidamente lirico e surreale che canta lo sgretolamento e la ricostruzione. I personaggi sono ritagliati dalla memoria della protagonista in simboli di carta e poesia (Alce, Mangiafuoco, Medusa e tutti gli altri), vivi per intercessione di una voce narrante che vi legge, come su un mazzo di tarocchi, il passato e il destino, le epifanie e le...

Serata di magia al Forte

Sono diretto, in una giornata d'inverno, verso Forte dei Marmi. L'occasione è uno spettacolo di magia organizzato da cari amici nel loro bel ristorante sulla spiaggia. Per rendere meno futile l'occasione, rimedio ai rimbrotti di Goffredo Fofi quando gli confessai di non aver mai letto Mario e il mago, uno dei più bei racconti di Thomas Mann, che ha per tema una serata di magia finita in tragedia. Protagonista è il mago Cipolla, a metà tra il demiurgo e il ciarlatano, personaggio in cui alcuni hanno rintracciato un'allusione a Mussolini, altri a d'Annunzio.   Non che in Italia siano mai mancati gli apprenti sorcier, ma la finezza psicologica con cui Mann ritrae l'azione del mago e le reazioni del pubblico è davvero magistrale, così come perfetta è la ricostruzione di Torre di Venere alias Forte dei Marmi nei suoi riti di fine estate negli anni Venti. Quando arrivo ha smesso di piovere da poco, la temperatura è mite, e così,  accompagnato da un vago senso di noia, faccio due passi nella cittadina semideserta che ha l’aria di un campo di minigolf in abbandono.   Tra i pregi...

Antologia / Pier Paolo Pasolini

Con la passeggiata di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Cinquale si apre l’antologia di Camminare Durante l’estate del 1959 Pier Paolo Pasolini compie un viaggio sulle coste italiane. Il reportage apparirà in tre puntate sula rivista "Successo". Due le domande che si pone Pasolini, “ridenti o foschi?” e “sapete che vedo?” Alla prima il poeta non sa dare risposta, ma alimenta una memoria velata di malinconia, alla seconda risponde con un elenco di povera gente e di poveri oggetti. Il camminare è nel mezzo, è la risposta unica contenuta tra le due domande: quello che si sente e quello che si vede. Cinquale, giugno     I monti della Versilia... ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici.     Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei...