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Agnès Varda

(3 risultati)

JR / Omelia Contadina

Cappello trilby e occhiali da sole a goccia: sono i due accessori ormai imprescindibili dell’artista JR. Regolarmente indossati un po’ per vezzo e un po’ memoria del camouflage da writer che ha segnato la sua adolescenza. Tanto che, nel docufilm roadmovie Visages, villages (2017, vincitore del premio Golden Eye al Festival di Cannes), Agnès Varda spesso gli domanda di farle vedere i suoi occhi. E, non a caso, la pellicola si conclude col primo piano di JR nell’atto di togliersi gli occhiali mentre l’immagine del suo volto, lentamente, ma inesorabilmente, sfoca, lasciando così il mistero. Ed è con questi inseparabili complementi che appare nelle foto dei suoi profili social, come nel sito web, divenendo una sorta di logo, di sigla riconoscibile per l’unità dell’identità visibile.            Seppure l’inizio del suo percorso artistico come fotografo sembra casuale (racconta, infatti, che, nel 2001, dopo aver trovato una macchina fotografica nella metropolitana di Parigi, ha cominciato a scattare foto per documentare sia i propri graffiti che quelli degli altri artisti durante le loro azioni) tutto il resto, a partire dal suo milione e mezzo di...

Una conversazione con Mark Cousins / L’accademia di Venere

Impresa da rabdomante illuminato, che va scovando vene sotterranee, ma anche biforcazioni, viottoli e carreggiate lungo i quali s’accampa per un poco la storia del cinema: Women Make Film, il nuovo documentario di Mark Cousins, è anche questo. 14 ore, divise in cinque blocchi e quaranta capitoli: un “road movie”, o meglio un film di film che raccoglie e monta, in maniera non cronologica, più di un secolo di sguardi di donne.    Mi trovo al Dublin Film Festival insieme ad altre due studentesse del Trinity College. La pandemia – che dopo appena qualche settimana mi costringerà ad abbandonare l’Irlanda – è ancora uno spettro senza contorni definiti. Di fronte a noi, Cousins sta introducendo la sua opera: percorre la sala da una parte all’altra, con umore palpitante, e ci mostra gli appunti di lavorazione. Sono decine e decine di foglie pinzati insieme che ricordano un’epopea ordita al contrario, il sogno orizzontale di un cinema come «magia degli accostamenti», secondo una formula presa in prestito dall’Hofmannsthal di Andrea o I ricongiunti.       Cousins ci racconta poi delle difficoltà di produzione. Di quando una notte scrisse a Jane Fonda una lettera...

Una dichiarazione d'amore / Visages, Villages, Agnès Varda & JR

Una premessa è necessaria: adoro in modo smisurato e incondizionato Agnès Varda. Tutto quello che scriverò sarà qualcosa di molto vicino a una dichiarazione d'amore. Agnès Varda non ha bisogno di presentazioni: ha scritto, diretto e accompagnato – a partire dal 1954, con la sua prima personale nel cortile di casa – la storia dell'arte e del cinema francese d'avant-garde, della cinécriture, insieme a Chris Marker e Alain Resnais: la macchina da presa si fa strumento di scrittura e traccia una cartografia sentimentale. Sguardi che sono 'un passo a lato' dalla Nouvelle Vague di François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol, ispirati e sostenuti da André Bazin. Tutto, con Agnès, prende una piega intima, anche e soprattutto i suoi documentari; e non sembra avere intenzione di interrompere il suo lungo racconto proprio ora: a quasi novant'anni, il suo spirito è giovane più che mai – ha il profumo intenso dei gelsomini nelle notti di maggio e una freschezza che ricorda la brezza atlantica dell'isola di Noirmoutier, dove si era trasferita con l'amore di una vita, il regista Jacques Demy, l'indimenticato regista di Les parapluies de Cherbourg (1964) e Les demoiselles de Rochefort (1967...